"Armi, armi, armi". La Nato ormai ostaggio della "linea polacca"

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La Redazione di Contropiano

 

“Sono venuto a Bruxelles con tre temi nella mia agenda: armi, armi, armi” ha dichiarato il ministro degli Affari esteri dell’Ucraina, Dmytro Kuleba, parlando ai giornalisti insieme con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, alla riunione dei ministri degli Affari esteri dei Paesi dell’Alleanza. Immediata la disponibilità della Nato in tal senso: “Abbiamo dato sostegno per molti anni formando centinaia di migliaia di forze ucraine e ora gli alleati stanno dando equipaggiamenti per sostenervi nella difesa. È urgente ulteriore sostegno e oggi affronteremo il bisogno di più sistemi di difesa aerea, armi anticarro, armi leggere e pesanti e altro” ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Emblematicamente il presidente polacco –il “falco”  Andrzej Duda – ha dichiarato alla Cnn che il dialogo con la Russia “non ha senso” ed ha sostenuto l’imposizione di “condizioni molto dure” al governo russo per l’invasione dell’Ucraina invece di seguire il suo “gioco per guadagnare tempo”. Nell’intervista ha voluto argomentare le “dichiarazioni emotive” del suo primo ministro, Mateusz Morawiecki, il quale ha recentemente attaccato il presidente francese Emmanuel Macron che aveva contatti con Putin, paragonandolo a “negoziati con Hitler”. Il presidente ha spiegato che da molti anni, all’interno dell’Unione europea, si auspica il mantenimento del dialogo con il governo russo, anche dopo gli attacchi delle truppe russe al territorio della Georgia, nel 2008, e dell’Ucraina, nel 2014.

Così come avvenne per la Società delle Nazioni,  anche l’Onu oggi rischia di essere resa obosoleta e smantellata. La delegittimazione è venuta proprio dal presidente ucraino Zelenski che ha preso di petto i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu. “Il proposito di questa organizzazione è garantire la pace”, ha affermato Zelensky che più volte nel suo discorso ha invocato una riforma dell’organismo. chiedendo che la Russia ne sia rimossa, affinché non possa più esercitare il suo diritto di veto sulle risoluzioni che condannano le aggressioni: “Altrimenti potete anche chiudere”, ha incalzato Zelenski assumendosi uno spessore e un potere che non merita.

Evidente che il presidente ucraino si senta le spalle coperte da Usa, Gran Bretagna e Nato. Ma il clima che si sta definendo dopo “l’evento scatenante di Bucha” – e si sapeva perfettamente che a questo serviva e che così sarebbe andata – è ormai quello della guerra a oltranza, del forte riarmo dell’Ucraina con l’obiettivo di sconfiggere la Russia, anche con uno scontro che preveda l’intervento della Nato.

Il negoziato ormai è un ricordo e anche le Nazioni Unite rischiano di diventarlo,  come lo fu la Società delle Nazioni durante la Seconda Guerra Mondiale.  La tendenza alla guerra è ormai più forte di quella contraria.

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