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Bot, Rosetta e algoritmi di Facebook attaccano l'AntiDiplomatico. Ma la buona notizia c'è: censori del mondo “libero” fatevene una ragione

 

“Le notizie considerate meno affidabili o provenienti da fonti incerte avranno sempre meno spazio sulle timeline rispetto a quelle ritenute attendibili.” Iniziava così Luca Tremolada il suo articolo su il Sole 24 Ore del 21 giugno 2018, analizzando le azioni intraprese da Facebook nella nota “lotta alle fake news”.

 
Proseguiva poi il Tremolada:
 
“A Roma in occasione del Global Fact V, convegno internazionale dedicato al fact-checking, Tessa Lyons-Laing e Antonia Woodford, entrambe product manager di Facebook impegnate a “garantire l'integrità dell'informazione sul News Feed”, hanno difeso la loro formula basata su algoritmi e revisione umana. La novità principale comporta un piccolo ma significativo cambio di strategia. Se prima si puntava tutto sulla segnalazione di quelli che si ritengono essere contenuti non affidabili, ora la direzione sembra quella di ridurne la visibilità. In che modo? Con un uso massiccio di machine learning.”
 
E concludeva:
 
“Chi inquina il News Feed con bufale e notizie false sarà quindi sottoposto a una serie di misure a scopo deterrente che vanno dalla riduzione di queste notizie nella gerarchia della bacheca di contenuto che quotidianamente l'algoritmo ci propone, alla rimozione della possibilità di monetizzare. Per contribuire a limitare le interferenze straniere nel dibattito pubblico, ha inoltre iniziato ad utilizzare l'apprendimento automatico per aiutare a identificare e ridurre la visibilità di pagine straniere che potrebbero diffondere, per fini economici, notizie false alle persone in altri paesi.”
 
Proseguiamo nel dettaglio e specifichiamo meglio che cosa si intende per “machine learning”. Nello specifico, Facebook ha ideato recentemente l’algoritmo Rosetta per alterare la cosiddetta news feed del social e scoprire quali sono le informazioni false.  
Come fa Rosetta a capire e riconoscere le notizie false? Secondo il social network ci riuscirebbe estrapolando il testo presente nelle immagini e video, “inserendolo in un modello di riconoscimento basato su dei classificatori, in modo da poter valutare insieme sia il contesto delle parole sia l’immagine. Il processo di riconoscimento testuale si divide in due fasi:
1.            “Detection” – Rilevamento del testo: in questo step l’algoritmo suddivide l’immagine in aree rettangolari per individuare tutto quello che è potenzialmente testo.
2.            “Recognition” – Riconoscimento del testo: nella fase successiva i singoli segmenti rilevati vengono affidati a reti neurali convoluzionali (Cnn), che hanno il compito di estrarre e trascrivere le lettere.”

 
Questa è la premessa necessaria per cercare di capire meglio quello che sta accadendo nel social network, fonte di notizie per molti italiani. Abbiamo voluto aspettare che il trend fosse confermato e duraturo prima di prendere posizione ufficiale: dopo mesi che l’algoritmo di Facebook e gli ingegnosi cambiamenti in corso hanno deciso di punire severamente l’AntiDiplomatico, tuttavia, è secondo noi giunto il momento di informare i nostri lettori che da settembre le visite tramite questo social network siano crollate di oltre il 70%.

 
Perché?  L’unica spiegazione possibile e che riusciamo a darci è che il social network stia, da un lato, credendo alle segnalazioni di coloro che hanno mentito, mentono o continuano a mentire spudoratamente sui fatti di politica internazionale da anni; e, dall’altro, abbia inserito l’AntiDiplomatico nei siti da punire.  “Per contrastare sensazionalismi e cattiva informazione, il social network ha modificato il NewsFeed in modo da dare una posizione più alta in bacheca agli articoli provenienti da fonti “certificate”. Si leggeva poco prima che iniziasse la censura contro la nostra testata giornalistica.
 
Dalla signora Laura Bononcini, responsabile relazioni istituzionali Facebook Italia, e dalla signora Barbara Minotti, corporate communication manager di Facebook Italia, la redazione del’AntiDiplomatico pretende delle risposte. Come redazione, in particolare, vogliamo sapere quali notizie siano state reputate false, quali  sensazionalismi abbiamo prodotto e soprattutto quale cattiva informazione sia stata data. Dato il livello orwelliano raggiunto da questo social network nel veicolare l’informazione nel nostro paese, ci auguriamo, inoltre, che il Parlamento italiano prenda quanto prima in mano tutta la vicenda perché il diritto costituzionale dell’accesso all’informazione non può essere, in un paese civile, appannaggio delle lunatiche giornate di bot, Rosette o fantomatici debunker.

Come avevamo ampiamente previsto, la famosa caccia alle streghe mascherata con la "battaglia contro le fake news" aveva il semplice e unico obiettivo di oscurare chi, attraverso la rete, aveva smascherato anni e anni di bufale. Fake news che avevano, tra l’altro, agevolato il massacro delle popolazioni dell’Ex Jugolsavia, Iraq, Afghanistan, Libia, Ucraina, Siria, Yemen. Noi de l’AntiDiplomatico, tuttavia, non ci arrendiamo e la notizia positiva è già in corso. Dal giorno che Facebook ha iniziato a censurare il nostro sito sono più che quintuplicate le visite da accesso diretto, che hanno più che compensato la censura del social network. C’è un grande bisogno di informazione in questo paese, che non può essere represso dalla volontà di imporre sulla timeline di tutti gli utenti Facebook solo le notizie di Repubblica o degli altri giornali che hanno mentito su tutto negli ultimi anni. I censori di tutto il mondo “libero” se ne facciano una ragione.

La Redazione
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