“Convergere e insorgere!” Antonio Martello (operaio GKN): “Manca una sponda politica in Italia, bisogna costruirla se vogliamo salvare il nostro Paese"

“Convergere e insorgere!” Antonio Martello (operaio GKN): “Manca una sponda politica in Italia, bisogna costruirla se vogliamo salvare il nostro Paese"

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Laura Baldelli, docente di storia e lettertatura; della redazione di "Cumpanis" ha incontrato Antonio Martello, operaio GKN di Campi Bisenzio, indotto Fiat, la cui vertenza è diventata simbolo, da una parte dell'arroganza padronale con delocalizzaizoni e licenziamneti tramite WathsApp, dall'altro di un nuovo protagonismo operaio. Dalla Gkn e il suo motto 'Insorgiamo' è partito un messaggio a tutti lavoratorti: ogni vertenza, chiusura che sia bisogna essere consapevoli che riguarda tutti. Nessun lavororatore può ritenersi salvo. Dopo le lotte dei mesi estivi culminate con granid manifestazioni a Firenze, lo scorso ottobre, dove parteciparono più di 40.000 persone, dalla Gkn si prepara una nuova mobilitazione su scala nazionale: "Convergere per Insorgere"

 

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di Luca Baldelli - Cumpanis

 

Nel panorama italiano delle fabbriche in mano alle multinazionali, cedute ai fondi d’investimento che delocalizzano, la lotta dei lavoratori della Gkn Driveline Firenze diventa un caso che fa scuola, ci riempie di speranza e ci dice che noi comunisti/e abbiamo ragione: la classe operaia non è morta e si deve ri-costruire la coscienza di classe, vero motore delle lotte.

Il colosso britannico Gkn nel 1996 acquistò la storica azienda metalmeccanica Fiat Auto che occupava 700 dipendenti nella produzione di semi-assi e giunti omocinetici per auto e sia Fca che Stellantis hanno continuato a commissionare i semi-assi; in Italia Gkn Driveline ha anche un altro stabilimento a Brunico. Nel 2018, dopo travagliate vicende, la multinazionale ha ceduto il 100% delle quote al fondo d’investimento britannico Melrose Industries e da allora il percorso è prevedibile: licenziamenti e delocalizzazioni nei paesi dell’Est Europa anche in ambito UE, specie dove il lavoro non ha diritti ed eque retribuzioni.

Immediatamente Melrose ha spezzettato l’azienda in: Gkn Aerospace, Gkn Automotive e Gkn Powder Metallurgy, azione determinante per future chiusure, vendite, delocalizzazioni, perché i fondi d’investimento non hanno mai un progetto di sviluppo industriale, bensì solo azioni di spolpamento per rapaci guadagni, sfruttando il lavoro e i territori, senza rispetto né delle persone, né dell’ambiente e né delle sovranità nazionali.

La borghesia europea che investe i risparmi in fondi d’investimento è complice di questo sistema predatorio che disperde conoscenze ed esperienze, distrugge vite umane, mina il futuro dell’umanità, seminando povertà e indigenza.

Per i 422 lavoratori e lavoratrici Gkn la comunicazione della procedura di licenziamento collettivo con effetto immediato è avvenuta il 9 luglio 2021 con una pec, giorno in cui tutti erano a casa, grazie ad un permesso concordato. Eppure si lavorava a pieno regime con 3 turni e l’azienda si era impegnata 2 mesi prima con la Regione Toscana per la cassa integrazione.

Ma non hanno fatto i conti con il collettivo di fabbrica, vigile e attento, consapevole che, dopo la riduzione dei volumi di Stellantis, il pericolo di un’azione a danno dei lavoratori e delle ripercussioni su un intero territorio sarebbero stati consequenziali, nonostante le perdite fossero minime e fisiologiche e la chiusura non imputabile alla crisi dell’auto, perché la transizione all’elettrico non impatta la Gkn, in quanto i semi-assi servono anche alle auto elettriche; ma il colosso, valutato 9 miliardi di sterline inglesi e lontano dall’essere un’azienda in crisi, ha anche avuto la spudoratezza di chiedere gli ammortizzatori sociali.

I fondi non hanno la logica imprenditoriale, bensì solo quella predatoria e risolvono i problemi chiudendo e delocalizzando, anche approfittando di soldi pubblici, che ricordiamo sono il frutto del lavoro di tanti cittadini.

Per questo i lavoratori Gkn sono corsi spontaneamente allo stabilimento per avere notizie ma hanno trovato i body guards, allora hanno deciso di occupare il loro luogo di lavoro, per impedire il trasferimento delle macchine e la chiusura, con un presidio permanente; presenti anche le lavoratrici e i lavoratori delle ditte appaltatrici, ancora meno tutelati, e con loro i posti che si perdono sono oltre 500. Tutti insieme sono un esempio anche d’integrazione multietnica che ci fa sentire tutti fratelli e sorelle contro l’imperialismo.

Ci solo voluti 15 anni di relazioni per costruire il collettivo dei lavoratori e lavoratrici Gkn, ci racconta Antonio Martello, operaio comunista, in lotta con i suoi compagni: in questi anni il collettivo ha costruito relazioni e informato per creare la coscienza di classe, in fabbrica, perché senza non si va da nessuna parte, specie in assenza di un sindacato conflittuale, appiattito sulla concertazione, asservito e sottomesso al pensiero unico, come un inesorabile destino, dettato dal neoliberismo! Occupare è importante, anche se contro la legge, perché è una legge sbagliata che tutela solo il capitale, è un segnale forte, è la difesa concreta del proprio luogo di lavoro! Significa non piegarsi!

Gli operai e le operaie quando occupano si mettono alla testa della lotta e non gli bastano le dichiarazioni di solidarietà, associate alle promesse della politica: ben venga il monito dell’arcivescovo di Firenze il cardinale Giuseppe Betori che afferma la priorità delle persone e la dignità del lavoro prima di ogni altro interesse e non basta la promessa dell’impegno della regione Toscana, da parte del presidente Giani, che chiama in causa il governo e il Mise, perché Gkn è un caso nazionale.

“Noi operai ed operaie della Gkn”, ci dice Antonio, “abbiamo ben chiaro che scendere a trattative per indennizzi e ammortizzatori, significa accettare senza lottare la logica della delocalizzazione nella deregulation, che il neoliberismo impone in tutte le società capitaliste, anche democratiche. Il nostro obiettivo primo è bloccare i licenziamenti, cambiare i rapporti di forza e non fidarsi delle esperienze dei processi di reindustrializzazione, dove operaie/i non possono dire la loro e si perde un patrimonio storico industriale di conoscenze. I cambi di padrone nel nostro Paese sono state operazioni opache e fallimentari e in Toscana è vivo il ricordo dell’Electrolux di Scandicci, delle acciaierie di Piombino e l’elenco è lungo”.

Infatti, le delocalizzazioni devastano il tessuto produttivo dei Paesi, specie in Italia dove l’economia è basata sulle piccole medie imprese e i lavoratori e lavoratrici Kgn sono consapevoli che se vincono, sarà una battaglia vinta per tutti e un esempio per altre aziende in lotta. Antonio Martello dice che la classe operaia negli anni annovera in Italia tra i nemici di classe, anche lo Stato e il sindacato concertativo, complici di Confindustria, senza difendere il lavoro e i lavoratori.

Il compagno Antonio, ripercorre con “Cumpanis” gli ultimi 10 mesi delle tappe fondamentali della lotta operaia, sostenuta da radicati convincimenti anticapitalisti e antimperialisti con il motto: INSORGIAMO, dettando la linea anche ai sindacati.

Da quel 9 luglio ne hanno fatta di strada insieme:

il 15 luglio in Prefettura a Firenze, come hanno chiesto i lavoratori, primo incontro con la vice ministra del Mise Alessandra Todde, le organizzazioni sindacali, il presidente Giani, i sindaci Nardella e Fossi, e i vertici di Gkn Driveline Firenze.

Fossi, il sindaco di Campi Bisenzio, solidale con operaie/i, il 12 luglio aveva coraggiosamente già emesso un’ordinanza comunale con la quale impediva alla proprietà di Gkn di portare via le macchine della produzione.

Il collettivo di fabbrica è anche consapevole che finora in Italia questi tavoli non hanno funzionato perché ci si è piegati ai peggiori ricatti per la disperazione economica, ma "la classe" Gkn rifiuta le ferie forzate e chiede con forza l’immediato ritiro dei licenziamenti, perché il lavoro non è merce di scambio e l’obiettivo è salvaguardare l’attività produttiva dello stabilimento e l’intero patrimonio professionale dei 500 lavoratori per il territorio, perché la Gkn non è un’azienda in crisi.

Il 19 luglio i sindacati proclamano lo sciopero generale “Firenze difende il lavoro” dell’area territoriale metropolitana contro chiusura e licenziamenti.

Il 24 luglio manifestazione nazionale a Campi Bisenzio perché la lotta si deve allargare e la solidarietà arriva con più di 5000 presenze da tutta Italia! Una manifestazione così non si vedeva da tempo.

Il 30 luglio la Fiom CGIL deposita un ricorso al Tribunale di Firenze per comportamento antisindacale della Gkn ai sensi dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

L’11 agosto, il giorno della Liberazione di Firenze, l'ANPI è a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici Gkn e in piena estate in piazza ci sono 6000 persone.

In Italia giace in Parlamento una legge anti-delocalizzazioni sul modello francese, che si accontenta di accompagnare i  licenziati, sbilanciata e pregna di assistenzialismo a favore delle imprese, e nonostante questo non c’è volontà politica di portarla avanti, timorosi di disturbare i poteri forti!

Così il collettivo rilancia ancora il 26 agosto: invita giuristi dell’area democratica a scrivere nelle piazze una nuova proposta di legge, dove operaie e operai possano essere parte attiva, affinché la legge non sia scritta sulle loro teste!

Con i termini “reindustrializzazione” e “riconversione del prodotto” in Italia c’è stata una dispersione dello storico patrimonio industriale, ma la classe operaia può invece portare la propria esperienza e competenza; la Gkn ha persino usufruito della collaborazione del mondo accademico per progetti e brevetti innovativi nel rispetto ambientale. Gli operai Gkn temono il disimpegno di Stellantis per tutta la produzione italiana; infatti per il settore “automotive” c’è il rischio di un massacro sociale in tutta Europa per 300.000 posti di lavoro, di cui 60.000 in Italia con la scusa della transizione ecologica, ma non è così, perché va ribadito che le auto elettriche addirittura hanno un numero maggiore di semi-assi ed occorre smentire questa ennesima menzogna che copre ben altri interessi.

Tutto questo dimostra l’inadeguatezza della legislazione attuale sui licenziamenti e l’assenza della politica di protezione del lavoro e del patrimonio industriale italiano di fronte alle multinazionali e ai fondi d’investimento che delocalizzano desertificando i territori.

Il 18 settembre tutte le rappresentanze sindacali portano di nuovo in piazza 40.000 tra lavoratori, pensionati, precari, disoccupati, partite Iva e studenti, con le lavoratrici e i lavoratori Gkn in una grande manifestazione a Firenze; la lotta è diventata di tutti: il motto INSORGIAMO è contagioso.

Il 20 settembre è la data che accende le speranze perché il giudice del lavoro accoglie il ricorso della Fiom contro Gkn. Giusto in tempo! Il 22 sarebbero partiti i licenziamenti.

È la prima vittoria: il giudice blocca i licenziamenti perché l’azienda è in malafede e ha violato l’articolo 18 e c’è anche l’ipotesi di frode in commercio a carico contro l’industria italiana, perché ad Atessa sarebbero arrivati semi-assi tracciati Bisenzio, ma prodotti altrove.

La Gkn è costretta alla revoca dei licenziamenti ma impugna la sentenza in appello e diserta il tavolo del Mise convocato per lo stesso giorno. Al presidio permanente allo stabilimento è festa con Piero Pelù e Stefano Massini!

Addirittura anche le forze politiche parlamentari, tutte serve del capitalismo finanziario, esultano per la vittoria, tutti salgono sul carro dei vincitori; perfino Enrico Letta e i deputati di Forza Italia, fautori del libero mercato e delle economie neoliberiste! Quanta ipocrisia e quanta ridicola incoerenza.

L’8 ottobre la delegazione di RSU e di operai Gkn presenta alla Camera la proposta di legge contro le delocalizzazioni, appoggiati dal senatore Matteo Mantero di PaP. Un atto di vera democrazia che vede protagonisti i lavoratori e giuslavoristi, una legge scritta non sulle loro teste, ma con le LORO TESTE.

Il ministro Giorgetti l’ha subito giudicata troppo penalizzante per le imprese perché stabilisce regole severe come un preavviso di 90 giorni per chiusure e licenziamenti, ricollocazione delle maestranze e multe per chi delocalizza pari al 50% del fatturato se hanno anche usufruito di soldi pubblici, come nel caso di Gkn. Inoltre, la proposta di legge mette al centro il ruolo dello Stato che deve essere sovrano davanti al capitale sia nazionale che internazionale perché deve salvaguardare l’occupazione e gli impianti che costituiscono un patrimonio industriale strategico. E proprio nel caso di Gkn lo Stato italiano, se decidesse di avere una politica industriale nazionale autonoma, potrebbe intervenire per riconvertire la fabbrica alla mobilità sostenibile e collettiva: una grande proposta a difesa dell’ambiente, che pone fine anche al luogo comune che la classe operaia sia antagonista nella tutela dell’ambiente. Una legge che contrasta le delocalizzazioni, impedirebbe a Stellantis la sua fuga indisturbata dall’Italia.

Ma il nostro Paese ha dismesso di progettare un indirizzo di politica di sviluppo economico, perché sottomesso alla legge del libero mercato, gestito dalle imprese private nazionali ed internazionali.

Il 23 dicembre segna l’arrivo di un nuovo proprietario: il gruppo Borgomeo acquista il 100% di Gkn Driveline Firenze e dichiara: “Fine del rischio licenziamenti. L’azienda ritira la messa in liquidazione. Viene ritirata l’impugnazione contro il ricorso vinto dai sindacati sulla vecchia procedura del licenziamento”. La nuova proprietà ora è “QF”, cioè 4 F: fiducia nel futuro della fabbrica di Firenze.

Il 19 gennaio 2022 si sigla un accordo quadro raggiunto con il MISE, le istituzioni locali, la nuova proprietà Borgomeo e le RSU con approvazione da parte dei lavoratori del 98,8%.

L’accordo prevede che il consulente e proprietario Francesco Borgomeo conduca l’azienda nel periodo di transizione fino al 31 di agosto e a metà febbraio sarà definito il nuovo investitore industriale per la nuova riconversione industriale che si prefigura come una probabile impresa di macchinari per produrre farmaci, volano industriale del momento. In gioco c’è un intero territorio. L’accordo prevede la cassa integrazione di circa 1200 euro, la tredicesima e la quattordicesima e 1000 euro di premio di produzione; questo grazie al fatto che i lavoratori non sono mai indietreggiati rispetto ai diritti e i contratti conquistati. NON SI SONO PIEGATI!

Questo accordo, ci dice Antonio Martello, segna un nuovo metodo che coinvolge direttamente i lavoratori, a cui si riconosce competenza ed esperienza produttiva, organizzativa e progettuale, oltre che dignità giuridica; lo Stato e le istituzioni responsabilizzate nell’essere garanti del lavoro e dello sviluppo del nostro Paese, contro la desertificazione produttiva; i sindacati devono battersi per i lavoratori ed essere progettuali e non supini di fronte alla legge del mercato e accontentarsi delle briciole.

“Manca però”, dice Antonio, “una sponda politica in Italia, bisogna costruirla se vogliamo salvare il nostro Paese, il lavoro, la società tutta. Per questo ho firmato per l’unità’ dei comunisti, perché serve un partito forte, dalla parte dei lavoratori, che sappia difendere e rilanciare le lotte per le conquiste sociali dei diritti che ci stanno portando via: sanità, scuola, casa e servizi, visti i rincari delle utenze, che creeranno nuove indigenze tra i lavoratori sempre più poveri; il partito comunista deve stare davanti alle fabbriche, deve mettersi alla testa delle lotte. L’unità dei comunisti serve ai lavoratori, basta offuscare le menti con la pandemia, lottiamo contro la guerra alle porte e contro il PNRR che spende i soldi per le nuove armi che serviranno alla NATO, invece che per la Sanità pubblica. Per combattere le delocalizzazioni occorrono anche politiche e lotte internazionali, affinché non emergano nuovi schiavi”.

“Inoltre”, continua Antonio, “a lotta non è finita! Non sappiamo ancora quale sarà il nostro futuro, occorre vigilare e il 18 febbraio abbiamo un nuovo incontro al MISE, che deve fare da garante. Il nostro collettivo di fabbrica deve monitorare gli impegni sottoscritti per il percorso di riconversione industriale che deve tutelare i lavoratori e rimanere unito affinché non decidano sulle nostre teste; noi continuiamo ad accogliere e dialogare con tutti per diffondere le nostre idee, perché così si cambia la rotta e s’invertono i rapporti di forza! Abbiamo lanciato “INSORGIAMO TOUR” e facciamo il giro delle fabbriche in lotta: il capitale ci vuole divisi e lontani, noi ricostruiamo la lotta comune della classe operaia e che sia contagiosa per tutti i lavoratori, come un tempo quando dalle fabbriche partivano le lotte solidali per tutti. Dobbiamo contrastare la falsa informazione che racconta di 1 milione di nuovi posti di lavoro, ma sono tutti a tempo determinato con contratti da sfruttamento, a fronte di 600.000 posti persi a tempo indeterminato. Il sindacato dovrebbe battersi per reintrodurre la scala mobile, altro che Job Act e promuovere le lotte da resistenti come i partigiani e non fare solo retorica della Liberazione e della Costituzione.

Il motto deve essere: “Convergere e insorgere!”

 

Ringraziamo Antonio Martello, operaio e comunista, la sua è stata una lezione di come si lotta e non si piega la testa!

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