Covid-19, il nuovo capro espiatorio è la 'movida'. E spuntano gli 'assistenti civici'

Covid-19, il nuovo capro espiatorio è la 'movida'. E spuntano gli 'assistenti civici'

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di Agata Iacono
 

Impazza la polemica sul nuovo capro espiatorio della gestione dell'emergenza covid19: la famigerata "movida".


 

E spuntato gli "assistenti civici".
 

Dopo l'annunciata fine dello "Stato repressore", attraverso il "rischio calcolato" (Da chi? Con quali parametri? Rischio sanitario o economico?) benvenuti nella fase 2 di riapertura di ristoranti, bar, stabilimenti balneari, con lo "Stato Padre di famiglia".

E qui sta il primo inghippo.


Uno Stato che "concede" il diritto all'espressione della libertà individuale, (sancita dalla Costituzione), si riserva automaticamente di "riconoscere un diritto con condizionalità", cioè lo concede ma può revocarlo.

In base a quali criteri?

Alla violazione di una legge?

No.

In base al comportamento sociale, ad un galateo individuale raccomandato, come se il cittadino fosse un bambino incapace di intendere e volere, che ha bisogno di un paternalistico controllo.

Il cittadino italiano si è comportato bene, anche senza concreti aiuti economici e socio-psico-pedagogici? I ragazzi hanno rispettato mesi di isolamento, buttati tutto il giorno davanti ad uno schermo, sia per la scuola che per scambiare messaggi con gli amici e i fidanzatini?

I titolari di tante piccole imprese hanno sopportato la chiusura imposta cercando con 600 euro di mettere insieme il pranzo con la cena, i costi fissi e gli investimenti per la riapertura con le nuove misure di sicurezza?

Ma, senza certezze, senza prospettive di futuro, bombardati da espertomani televisivi in totale contraddizione tra loro, senza mascherine né test, l'incertezza è arrivata al punto di rottura.

Si rischiava la rivolta sociale.

Quindi? Riapriamo con rischio calcolato: cioè, se fallite è colpa vostra.

Ma lo Stato può permettersi di perdere il potere di controllo acquisito con tanta mobilitazione di task force e terrorismo mediatico?

Cosa inventarsi?

Ed ecco il prossimo spauracchio: la movida.

Nella Grecia classica, il rito della Catarsi era il rito della purificazione, della liberazione dalla contaminazione: un rito socialmente indispensabile per le fasi di passaggio da una condizione alla successiva. In Psicologia e in Sociologia indica un processo di liberazione da esperienze traumatizzanti o da situazioni conflittuali, indispensabile per ricominciare a vivere.

Possibile che po'po' di task force non ci abbiano pensato?

Che si stupiscano se naturalmente e istintivamente i giovani abbiano messo in atto una tecnica di elaborazione del lutto catartica festeggiando la possibile fine di in incubo che li segnerà traumaticamente, comunque, per il resto della loro vita?

Possibile, inoltre, che il famigerato "rischio calcolato" prevedesse che i locali, che coraggiosamente riaprono in perdita, dovessero essere responsabili capri espiatori di questo processo prevedibile con multe e minacce di sospensione dell'attività?

Neppure la Nave dei Folli di Bosch riesce a dipingere una situazione che (si direbbe a Roma) a Orwell je spiccia casa.

Ma non è finita qui.

Spuntano i bandi per 60.000 volontari "assistenti civici" che, investiti improvvisamente e improvvidamente, del potere di controllo del vivere sociale, gentilmente e paternalisticamente dovrebbero intervenire laddove pericolosamente due ragazzi dopo due mesi si baciano, quattro amici brindano davanti a una pizza o finalmente passeggiano nelle spiagge e osano farsi il bagno.

Perché queste squadre, che ricordano nella triste memoria storica le ronde fasciste, non sono state mandate a controllare le resse dentro gli enormi centri commerciali al chiuso, con tanto di percorso obbligato e aria condizionata, per giornate intere con famigliole, nonni e bambini piccoli?

Perché, forse, il dio consumo delle multinazionali è intoccabile?

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