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Cuba, Venezuela e crimini Usa. Vasapollo: "Fino a quando l'Ue continuerà con il suo complice silenzio assenso?"

 
 Di Nazareno Galie' - Faro di Roma
 

Lo strangolamento economico al quale è sottoposto il Venezuela nel tentativo illecito di far cadere il governo bolivariano, eletto invece legittimamente, rappresenta “una situazione intollerabile, che va denunciata con forza, così come hanno fatto le Nazioni Unite, che hanno chiesto la sospensione e la fine sia del blocco sia delle sanzioni.



Nonostante le parole del Papa, che sono andate in questa direzione, gli Stati Uniti, ma anche l’Unione Europea, il cui ruolo di solito viene messo in secondo piano, continuano con le provocazioni e le politiche di guerra economica e commerciale. Lo ha denunciato Luciano Vasapollo intervenendo all’importante iniziativa, organizzata dal Centro de Investigación Clacso-RUIS, Otras Voces en Educación e CEIP, e moderata da Luiz Palomino e Luis Bonilla-Molina, sulla tradizione di ingerenze degli Stati Uniti nel Caribe e nell’America Latina e sul blocco contro Cuba e il Venezuela.

All’evento sono intervenute importanti personalità scientifiche – “cinque voci importanti in prima linea contro la politica imperialistica”, ovvero sociologi e economisti di orientamento marxista – di diversi paesi latino americani, come Atilio Borón (Argentina), Antonio Elias (Urugay), Stella Calloni (Argentina) e Olmedo Beluche (Panamá). Dall’Italia, ha partecipato appunto l’economista Vasapollo, il quale è stato tra i fondatori, a Caracas nel 2004, della Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità.
 

Gli organizzatori hanno spiegato come negli ultimi anni sia divampata la politica di aggressione degli Stati Uniti in America Latina e nel mondo, con particolare forza contro il processo rivoluzionario a Cuba e il processo bolivariano in Venezuela.

Il blocco e le sanzioni colpiscono essenzialmente il popolo più umile di questi due paesi, che hanno scelto la strada dell’indipendenza e dell’autodeterminazione.

Ad esempio, Atilio Borón, uno dei più grandi intellettuali argentini, ha spiegato come la tradizione di ingerenze nordamericana viene da molto lontano, dalla prima guerra mondiale, “a partire dalla Guerra d’Indipendenza cubana”. Mentre Stella Calloni, ha ricordato la tradizione interventista in Centro America, dall’occupazione del Guatemala degli anni 50 fino all’intervento a Panama.

Dunque, è sta una conferenza di eccezionale livello, in cui i relatori hanno toccato i diversi aspetti delle politiche di aggressione e ingerenze dell’imperialismo.
 

Infatti, è stata anche una giornata di solidarietà antimperialista, ha spiegato Luciano Vasapollo al FarodiRoma, in cui si è denunciato il blocco contro Cuba e il Venezuela, la cui indipendenza è minacciata dalle continue ingerenze nordamericane. “Quando parliamo del governo degli Stati Uniti, chiaramente”, ha spiegato lo studioso, “ ci riferiamo alle sanzioni e all’infame blocco economico, finanziario e commerciale contro tutti i paesi che non hanno l’intenzione di sottomettersi al dominio e alla legge dell’imperialismo”.

Tuttavia, Vasapollo ha sottolineato come sia forte anche la pressione dell’Unione Europea, le cui politiche sono determinate da una borghesia transnazionale imperialistica. Secondo l’economista, infatti, non va taciuto il ruolo dell’Europa, che alterna atteggiamenti pusillanimi e ipocriti ad un’aperta complicità con le politiche di ingerenza imposte dagli Stati Uniti. “L’Unione Europea”, infatti, ha rilevato Vasapollo, “ha applicato la sua quota di sanzioni contro il Venezuela e, seguendo la linea degli Stati Uniti, cerca di provocare un ‘regime change’ nella Repubblica Bolivariana”.
 

“Nonostante alle Nazioni Unite, ogni anno a novembre, votino a favore del mantenimento del blocco solamente gli Stati Uniti e Israele, Cuba è costretta a subire delle limitazioni economiche durissime”. Facendo l’esempio dell’Italia, Vasapollo ha voluto rilevare che se il nostro paese subisse un simile blocco, passerebbe dall’essere il settimo/ottavo paese più industrializzato del mondo al trentesimo/quarantesimo posto di questa graduatoria. “Tutto questo è tremendo”.
 

Secondo Vasapollo, “Cuba ha la colpa di essere un paese socialista”. Non ha petrolio, tuttavia, ha “talenti umani” e ha inviato, come si è visto in questa crisi pandemica, i propri medici in tutto il mondo. Lo studioso ha voluto inoltre ringraziare le brigate mediche, Henry Reeve, presenti in Italia, sia a Torino sia a Milano, ricordando come il Capitolo Italiano della Rete in difesa dell’Umanità, di cui Vasapollo, insieme a Rita Martufi, è direttore, ha lanciato la proposta, in coordinazione con analoghe iniziative internazionali, come quella del Comité di Graciela Ramírez, dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai medici cubani. “Promuovere questa battaglia significa dire al mondo, imperialista e capitalista, che considera Cuba uno “stato canaglia”, che Cuba ha talenti, solidarietà, cooperazione e complementarità”, ha aggiunto Vasapollo.
 

Lo studioso ha parlato poi del Venezuela, che gli Stati Uniti stanno mettendo in questi mesi sotto una grande pressione. Secondo Vasapollo, la Repubblica Bolivariana non è sotto attacco solamente per il proprio sistema socialista e per la sua autodeterminazione, ma anche perché il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere del mondo. Inoltre, in Venezuela c’è l’oro, il litio, ossia un materiale fondamentale per le nuove tecnologie. “Non è un caso”, ha aggiunto l’economista,”che fu fatto il golpe in Bolivia contro Evo Morales”. “Un altro paese in cui esistono grandi riserve di litio”.
 

Parlando del blocco, imposto al Venezuela sia dagli Usa che dall’Unione Europea, Vasapollo ha ricordato il caso dell’Italia. “Abbiamo tentato”, ha spiegato Vasapollo, che è docente di economia alla Sapienza di Roma e delegato del Rettore per l’America Latina e il Caribe, “di dare a disposizione dei bambini venezuelani, affetti di leucemia, l’ospedale Umberto I di Roma”. “Questo non si è potuto realizzare non tanto perché il Venezuela non ha a disposizione il denaro”, ha spiegato Vasapollo, “ma perché è stato impossibile realizzare la transazione finanziaria attraverso il Banco de Purtugal”. A causa di ciò, purtroppo, “sono morti tre pazienti, tra cui un bambino di sei anni, Giovanni”, che non si è potuto curare della leucemia, “quando i dottori erano a disposizione per curarlo”.
 

Come ha spiegato Vasapollo, “la punizione collettiva attuata nei confronti di un singolo paese si definisce, secondo il diritto internazionale, genocidio”. “Questa è la politica del governo degli Stati Uniti contro il Venezuela, Cuba e altri paesi”. A questo aspetto genocida, però, ha aggiunto l’economista, si devono aggiungere “la costante e violenta destabilizzazione, l’aggressione economica e finanziaria e l’aperta e persistente minaccia di aggressione militare, che a Cuba, così come in Nicaragua e in Venezuela, ha compreso il finanziamento e l’addestramento di mercenari e paramilitari, tra cui anche i narcotrafficanti”.
 

Il silenzio complice dell’Unione Europea sul caso Guaidó – ha aggiunto Vasapollo –che è stato riconosciuto come presidente autoproclamato, dimostra che l’Europa è causa e effetto di una politica imperialista. “Quando Guaidó continua a prendere denaro per estirpare il chavismo in Venezuela e per tentare un golpe contro la vita di Diosdado Cabello e Nicolas Maduro, l’Unione Europea non dice nulla”. Riconoscendo Guaidó, la UE si sottomette a questa farsa. “Peggio ancora”, ha sottolineato lo studioso, “la Unione Europea è stata zitta quando Guaidó ha organizzato ‘il concerto di Cúcuta’ nel febbraio 2020, con la finalità di forzare il blocco con la scusa degli ‘aiuti umanitari’ del governo colombiano”. Tutto questo avrebbe dovuto portare, nelle intenzioni dei golpisti, ad un’ intervento militare nordamericano contro il Venezuela. Ciononostante, ha spiegato Vasapollo, “la UE è stata accondiscendente”, nonostante Guaidó ricevesse la protezione dei narcotrafficanti di Rastrojos, con cui si è lasciato anche fotografare.
 

Nondimeno, “la stessa cosa è accaduta quando, praticamente in diretta televisiva mondiale, Guaidó fu visto, insieme a Leopoldo Lopez, aizzare un colpo di stato, invitando i militari a ribellarsi contro il governo”. Anche qui, quello che abbiamo potuto registrare è stato soltanto il silenzio dell’UE.
 

Passando alla stretta attualità, Vasapollo ha ricordato come sia stato dimostrato attraverso prove irrefutabili come Guaidó abbia assunto una compagnia di mercenari “yankee”, la SilverCorp, con l’obiettivo di rapire o perfino assassinare Diosdado Cabello, Nicolas Maduro e altri dirigenti bolivariani. “Tutto questo è sancito da un contratto di 212 milioni di dollari, firmato proprio da Guaidó”. Lo studioso ha ribadito come tutte le indagini portino in Colombia e negli Stati Uniti, ma l’Unione Europea “ha continuato con il suo disgustoso e vergognoso silenzio”. Infatti, “la mancata revoca del riconoscimento europeo di Guaidó, dopo tutto quello che è successo, rappresenta un degrado tanto morale quanto politico”. Nondimeno, a tutto questo si devono aggiungere le rivelazioni sull’esistenza di una presunta “Unità per la ricostruzione del Venezuela” presso il ministero degli Esteri del Regno Unito, “in cui il rappresentante del fantoccio Guaidó, Vanessa Newman, ha accettato di offrire contratti e investimenti succosi nell’industria petrolifera venezuelana”. Tutto questo dimostra, ha evidenziato Vasapollo, che “dietro il riconoscimento britannico di Guaidó non c’è nulla che abbia a che fare con i diritti umani oppure con la democrazia”. Piuttosto, questo personaggio rappresenta un mezzo per il saccheggio coloniale, “di cui l’Inghilterra ha secoli d’esperienza”.
 

A questo proposito, Vasapollo ha ricordato come la Banca d’Inghilterra abbia trattenuto 1, 6 milioni di lingotti d’oro che il governo bolivariano aveva lì depositato, i quali appartengono allo stato e al popolo venezuelani. La proposta di Caracas, ha aggiunto lo studioso, è che l’Inghilterra restituisca il maltolto “attraverso l’UNDP in modo tale che possa essere utilizzato solo per l’acquisto di cibo, medicine e forniture sanitarie per continuare a combattere l’epidemia in Venezuela”.
 

“La pandemia e la quarantena”, ha aggiunto l’economista, “sarebbero stati un argomento più che sufficiente per questo dramma quotidiano, ma il Venezuela, in questi ultimi tempi, ha vissuto una tentata invasione, l’improvviso taglio di Directv Venezuela e l’arrivo delle petroliere iraniane, sotto la minaccia di essere intercettate dagli Stati Uniti”.
 

Nazareno Galiè

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