Da quando Barbero si è esposto politicamente...

Da quando Barbero si è esposto politicamente...

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Da quando Barbero si è dichiarato comunista, è divenuto il bersaglio preferito di ogni tipo di attacco mediatico, passando da icona a spaventapasseri. Vedo che molti amici contestano la sua affermazione sulla Stampa in cui afferma che le donne sarebbero meno aggressive, spavalde e sicure di sé. 

Devo dire che il "dibattito" che ne é sortito mi pare di livello infimo: c'è chi oppone che oggi le donne in carriera non sono meno aggressive e spavalde dei loro competitor maschi (vero, ma sta di fatto che si tratta tuttora di una minoranza, il che resta da spiegare), c'è l'immancabile coro ideologico dei militanti lgbt di ogni tendenza che sembrano altrettanti agit prop dell'industria  hollywoodiana che sforna a getto continuo super eroine, e via cazzeggiando. 

Posto che in questo campo le generalizzazioni sono pericolose, e che Barbero può avere peccato in tal senso (anche se io non credo al paradigma che nega a priori qualsiasi differenza strutturale fra generi, attribuendola esclusivamente a fattori culturali), resta che IL VERO PUNTO NON E' QUESTO, BENSI' IL LINCIAGGIO SISTEMATICO CUI VIENE SOTTOPOSTO BARBERO DA QUANDO (VEDI SOPRA) SI E' ESPOSTO POLITICAMENTE. 

Così il re dei cortigiani di regime Massimo Gramellini può permettersi di accusarlo di aver pisciato fuori dal vaso, usando una versione dialettale piemontese del detto in questione che gli permette di sembrare meno volgare (all'ometto in questione l'unica virtù che si può riconoscere è di essere tanto volgare quanto politicamente corretto nelle sue esternazioni). Seguono altri insulti (esternazione da bar, machismo, ecc.) tesi a far sembrare cretino l'intellettuale  vittima dell'attacco - che è poi lo sport preferito degli intellettuali falliti - ma mediaticamente "di successo"- come Gramellini: che soddisfazione per un cretino far sembrare cretino chi viaggia qualche livello sopra la sua zucca vuota.

Carlo Formenti

Carlo Formenti

Giornalista, professore e ricercatore in pensione. Autore di "Il socialismo è morto. Viva il socialismo! Dalla disfatta della sinistra al momento populista" (Meltemi, 2019)

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