Fascismo (attuale) e lotta di classe: in mezzo non si può più stare

Fascismo (attuale) e lotta di classe: in mezzo non si può più stare

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"Questa piazza rappresenta tutta l'Italia che vuole cambiare questo paese - aggiunge - che vuole chiudere la storia di violenza politica che colpisce tutta la società. Essere antifascisti lo si è per garantire la democrazia di tutti e i principi della nostra Costituzione.”

Difficile dover analizzare tante contraddizioni, ipocrisie e falsità in un’unica frase, quante sono quelle espresse da Maurizio Landini, segretario della Cgil, nel suo discorso di oggi a Piazza San Giovanni durante la manifestazione “Mai più fascismi” - organizzata in seguito all’assalto semi-pilotato di manifestanti (alcuni con il Daspo) di Forza Nuova alla sede della Cgil di sabato scorso. Su questa vicenda, le ultime imbarazzate e imbarazzanti parole del ministro Lamorgese sull’accaduto non meritano davvero ulteriori commenti.

Le parole contraddittorie e palesemente false di Maurizio Landini venivano pronunciate davanti a chi negli ultimi 30 anni la Costituzione (in particolare l’art.1) l’ha calpestata, i diritti sociali spappolati e il Welfare stritolato. Le conquiste delle lotte operaie di qualche decennio fa sono state annullate per conto di chi, a Bruxelles, Berlino e Francoforte prendeva in mano le politiche economiche e sociali del nostro paese, dettando ordini ai vari viceré e traditori della Costituzione che si alternavano al potere. E alcuni erano anche fisicamente presenti a San Giovanni.

In questi giorni c’è, tuttavia, un’altra Italia che scende in piazza. Lo fa in modo confuso, approssimativo se volete, ma genuino con una rabbia e una determinazione che ha trovato nell’abominio del Green Pass la sua miccia scatenante. L’ultima goccia.

E’ un’Italia che è una classe sociale senza saperlo, sicuramente senza ancora averne coscienza. Un’Italia che sta trovando la sua identità e deve ancora comprendere che i suoi principali avversari non sono i passacarte italiani ma i veri decisori che si trovano alla guida di enti sovranazionali precisi. Un’Italia che attraverso il Movimento 5 Stelle aveva cercato di canalizzare la sua rabbia nelle istituzioni, ma che ha poi visto portare i suoi consensi e voti proprio a favore dei principali responsabili della distruzione del tessuto sociale e lavorativo del paese.

Un’Italia che oggi si arrocca intorno ai lavoratori di Trieste e Genova, in particolare, ma anche a quelli della logistica. Non è certo un caso, ma il segnale della disopia malefica che il regime neo-liberista produce.

Un’Italia che non ha più nelle forme tradizionali della politica e dei sindacati uno sbocco. Quando Grillo diceva dalle piazze che il Movimento 5 Stelle era stato un enorme calmiere sociale della rabbia popolare aveva perfettamente ragione. Quel calmiere non c’è più e quell’Italia ha bisogno di trovare nuove identità e forme.

Qui ci viene in aiuto Carlo Freccero attraverso il suo magistrale editoriale che come l’AntiDiplomatico abbiamo pubblicato giovedì.  “La discriminazione non si combatte arroccandosi su posizioni corporative. Mentre il governo porta avanti la consueta strategia del “divide ed impera”, i portuali scrivono “siamo venuti a conoscenza che il governo sta tentando di trovare un accordo, una  sorta di accomodamento, riguardante i portuali di Trieste”… “Noi come portuali ribadiamo con forza e vogliamo che sia chiaro il messaggio che nulla di tutto ciò farà sì che noi scendiamo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del green pass per lavorare, NON SOLO PER I LAVORATORI DEL PORTO MA PER TUTTE LE CATEGORIE DEI LAVORATORI”Per chi, come me, ha vissuto le lotte dei lavoratori negli anni 70, è un discorso commovente, perché riporta in vita il concetto di lotta di classe. Buffet ha dichiarato: “la lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi”

Ad oggi, non c'è dubbio ha ragione Warren Buffet. Con Draghi al potere, in Italia in particolare.

Ma i giudizi della storia non sono mai definitivi e sentire cantare “Bella ciao”, “El pueblo unido” oggi a San Giovanni fa perdere di significato, umiliandole ulteriormente, decenni di lotte operaie. Soprattutto fa emergere in modo drammatico il deficit di informazione che esiste in questo paese. Come spiegare altrimenti il silenzio assordante di questi manifestanti per l’antifascismo quando i responsabili delle organizzazioni che erano presenti in piazza sostenevano attivamente i fascisti in Venezuela, i neo-nazisti in Ucraina, i terroristi in Siria?

Come spiegare altrimenti il silenzio verso le loro organizzazioni quando i responsabili delle loro organizzazioni, in ossequio ai diktat dell’imperialismo Usa e Ue di cui sono diretta espressione, fanno ossequi di massacri ad intere popolazioni attraverso la Nato?

Come spiegare altrimenti il silenzio verso le loro organizzazioni quando i responsabili delle loro organizzazioni calpestano e umiliano i principi della nostra Costituzione che richiamava Landini?

E allora, senza dover citare nuovamente le ottime sintesi di Cacciari sul senso del fascismo oggi, vogliamo riportare in conclusione le illuminanti parole del grande filosofo italiano Gianni Vattimo rilasciate all’AntiDiplomatico qualche anno fa. Vi preghiamo di condividerle il più possibile perché ci sono molte risposte anche per i più riottosi e accaniti lettori del mainstream italiano.Se penso alla definizione di Gramsci di fascismo, vale a dire un sistema in cui un'organizzazione tecnico-economica è in grado di imporre con la forza il suo modello, mi domando: cosa è cambiato oggi? Solamente lo strumento: non ci picchiano più in testa, non c'è più l'olio di ricino, ma ci obbligano all'austerity. E' una governance mondiale che serve coloro che statisticamente ci guadagnano: la forbice tra i poveri ed i ricchi del mondo aumenta in modo selvaggio e c'è uno spostamento costante del Pil mondiale dal mondo del lavoro a quello finanziario. Non so valutarlo tecnicamente, ma è un risultato di questa "dittatura oligarco-finanziaria".

Con queste parole Vattimo ci corre davvero in aiuto a stilare i confini, tracciare il solco da cui partire.

Tanta gente a Piazza San Giovanni nel segno di quel corporativismo del partito e sindacato unico di cui parla da anni Pasquale Cicalese e che ha recentemente sintetizzato a l’AntiDiplomatico Lidia Undiemi. Tanta gente a San Giovanni nel segno dell’austerità e della “dittatura oligarchica finanziaria” che aumenta il divario tra ricchi e poveri. Tra rendita e salario. Tra regime neo-liberista (UE) e democrazia.

Tanta gente a Trieste nel segno di una confusa ma vitale resistenza e ribellione allo status quo che sta prendendo piede dall’abominio del “Green Pass”. Tanta gente a Trieste e in tutte le piazza d’Italia in cerca di una coscienza e di un’identità di classe.

L’Italia è formalmente divisa in due. E tutto ciò che - per paura, timidezza o semplice incapacità - resterà in mezzo verrà semplicemente spazzato via, travolto, da un lato, dalla violenza restauratrice del corporativismo draghiano, e, dall'altro, dalla rabbia popolare in cerca di coscienza e forma. E credeteci questa è davvero una buona notizia. Ad onestà intellettuale, in conclusione, Landini una cosa vera l'ha detta: “Essere antifascisti lo si è per garantire la democrazia di tutti e i principi della nostra Costituzione”. E' giunto il momento di prenderne coscienza e impegnarsi tutti che a guidare le nostre istituzioni ci siano dei rappresentanti antifascisti, per davvero.

Aurelio Armellini

Aurelio Armellini

Classe '49. Rivoluzionario per professione

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