Forum di San Pietroburgo. Nicaragua e Venezuela sulla via dei Brics e de-dollarizzazione

Forum di San Pietroburgo. Nicaragua e Venezuela sulla via dei Brics e de-dollarizzazione

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I paesi latinoamericani continuano a interrogarsi su come superare le criminali politiche di blocco statunitensi e le ingerenze di Washington nella vita interna di quei paesi non allineati alle direttive del tracotante vicino nordamericano. 

Durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), i rappresentanti del Nicaragua e del Venezuela hanno indicato che la de-dollarizzazione è il passo più efficace da compiere per contrastare le sanzioni occidentali. 

Inoltre, entrambe le nazioni concordano sul fatto che l'avvicinamento ai BRICS (il blocco in espansione che comprende Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) sia l'opzione migliore in questo momento. 

A questo proposito, il ministro nicaraguense delle Finanze e del Credito Pubblico, Iván Acosta, ha ribadito che la de-dollarizzazione è "una tendenza molto chiara" che ha preso slancio negli ultimi due anni, a causa della guerra in Ucraina e dell'uso delle sanzioni come arma.

"È una situazione molto pericolosa e occorre trovare soluzioni comuni", ha aggiunto Acosta.

Anche il presidente della Banca Centrale del Venezuela (BCV), Calixto Ortega Sánchez, ha assicurato che l'imposizione di sanzioni alla Russia ha favorito la de-dollarizzazione. "È la prima volta che questo tipo di misura viene applicata contro un'economia così grande e così interconnessa con l'economia mondiale", ha spiegato il funzionario bolivariano.

Nel frattempo, Ortega Sánchez ha commentato: "Il Venezuela, così come Cuba, l'Iran e il Nicaragua, hanno sperimentato in prima persona l'azione delle sanzioni. Ora siamo sulla stessa barca".

Ha sottolineato che i Paesi sanzionati hanno deciso di allontanarsi dal dollaro e di staccarsi dal sistema bancario tradizionale per guardare ad altre associazioni internazionali.

D'altra parte, il ministro nicaraguense ha sottolineato che prima del 2022 il dollaro USA rappresentava il 58% di tutte le transazioni internazionali, ma questa situazione ha iniziato a cambiare.

La quota dei Paesi BRICS nell'economia mondiale è salita al 40% e questa tendenza continua.

"Dobbiamo trovare una nostra moneta, una nostra valuta, e creare le nostre piattaforme tecnologiche finanziarie, altrimenti corriamo il rischio di passare altri 40 anni a dipendere dal dollaro", ha detto Acosta. 

Per questo motivo, ha sottolineato che la maggior parte delle transazioni viene ancora effettuata in dollari. Ma ha invitato a "superare questa barriera", a creare un mondo multipolare e ad abbandonare questa moneta per bilanciare lo sviluppo globale.

BRICS e de-dollarizzazione

Allontanarsi dalla dipendenza dal dollaro è una priorità anche per il blocco BRICS, il nucleo del nuovo mondo multipolare in costruzione. 

Il gruppo BRICS deve istituire un sistema di pagamento indipendente da SWIFT e abbandonare i pagamenti in dollari, ha dichiarato a tal proposito l'ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, durante una sessione del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF).

Il diplomatico ha evidenziato due meccanismi di pressione di Washington per imporre la propria volontà agli altri Paesi. In particolare, uno è il dominio del biglietto verde, che è "enormemente dannoso", ha denunciato Jalali. L'altro strumento statunitense è rappresentato dalle sanzioni, che gli Stati Uniti utilizzano a proprio vantaggio. 

"Gli Stati Uniti hanno preso in ostaggio le economie di diversi Paesi attraverso il dollaro. Un altro strumento dell'Occidente sono le sanzioni. Attualmente, circa 26 Paesi sono stati inseriti nella lista delle sanzioni, con la Russia in cima alla lista. Questo non è altro che terrorismo economico, che colpisce non solo i leader dei Paesi, ma anche la vita della gente comune”. 

L'ambasciatore ha quindi sottolineato che i Paesi non dovrebbero tollerare un simile atteggiamento da parte di Washington e permettere al blocco occidentale di "giocare" con i destini di altre nazioni attraverso il dollaro.

"In queste circostanze, dobbiamo liberarci della supremazia del dollaro nell'economia e del cosiddetto sistema SWIFT", ha affermato.

Detto questo, Jalali ha esortato i Paesi ad accelerare il processo di passaggio ai pagamenti in valuta nazionale. Il diplomatico ha anche sottolineato che il gruppo BRICS definirà il futuro dell'economia globale.

“I Paesi dovrebbero passare al più presto al pagamento in valuta nazionale, possiamo e dobbiamo creare un nostro sistema di pagamento, indipendente da SWIFT. L'Iran e la Russia hanno già esperienza in questo senso e possiamo condividerla con altri Paesi. Abbiamo già una sorta di club di Paesi colpiti dalle sanzioni statunitensi. Sono convinto che in futuro, all'interno dei BRICS e della SCO, avremo sicuramente una nostra valuta, i nostri regolamenti saranno indipendenti dal dollaro USA", ha concluso.


Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS

Il mondo si sta muovendo a livello geoeconomico e questo movimento verso est dove i paesi euroasiatici guidano la transizione multipolare viene volutamente ignorato in un occidente ancora ancorato a vecchi schemi e credenze, tanto politiche quanto economiche. Stati Uniti, Unione Europea e Giappone non rappresentano più quel triangolo economico cruciale, non è più l’unico spazio esistente. Grazie al crescente protagonismo dei Paesi emergenti, e il sud globale, crescono e si consolidano i BRICS. Di conseguenza emergono nuove istituzioni legate alla realtà multipolare. 

Una di queste è sicuramente la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS, che viene considerata come una sorta di ponte tra il blocco e l'America Latina, dove si stanno compiendo passi importanti verso l'integrazione e la riduzione della dipendenza finanziaria dal dollaro.

Queste iniziative includono la creazione di una moneta unica sudamericana sotto l'impulso del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, l'incorporazione dell'Uruguay nella NDB e l'eventuale ingresso di Argentina, Venezuela e Nicaragua nei ranghi dell'organizzazione, che è composta da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.

La NDB, nota anche come Banca dei BRICS, è nata nel 2015 dall'interesse degli Stati membri del blocco a creare un fondo comune per finanziare progetti infrastrutturali "e di sviluppo sostenibile nei mercati emergenti e nei Paesi in via di sviluppo", energia pulita, efficienza energetica, infrastrutture di trasporto, acqua e servizi igienico-sanitari, protezione dell'ambiente, infrastrutture sociali e infrastrutture digitali, secondo quanto riportato sul suo sito ufficiale.

A tal fine, in occasione del 6° vertice BRICS di Fortaleza (Brasile), i capi di Stato hanno deciso di contribuire con 10 miliardi di dollari ciascuno al capitale iniziale della banca e di creare un fondo di emergenza di 100 miliardi di dollari con i contributi di tutti i partner.

Un paio di anni dopo, la NDB era pienamente operativa e aveva un ufficio regionale a Johannesburg, in Sudafrica, seguito dal suo ingresso formale nel sistema finanziario internazionale dopo aver ricevuto un rating AA++ (solidità e basso rischio per gli investitori) dalle agenzie di rating Fitch e Standard & Poor.

Nel 2019, la banca disponeva di un ufficio latinoamericano con sede a San Paolo e di un ufficio secondario a Brasilia. Inoltre, nell'interesse di espandere le sue operazioni finanziarie al di fuori dell'ambito del dollaro, ha approvato prestiti in euro, yuan, rand e franchi svizzeri, e gli obiettivi strategici del suo piano 2022-2026 includono "l'espansione delle operazioni in valute locali", in linea con la crescente tendenza alla de-dollarizzazione.

Per i paesi latinoamericani questa banca può risultare fondamentale per liberarsi dal gioco del Fondo Monetario Internazionale che è comandato dagli Stati Uniti. Nel 2015, quando è stata formalizzata la creazione della NDB, l'annuncio ha suscitato preoccupazione negli Stati Uniti e ha dato vita a un articolo del Washington Post che analizza le cause della nascita di questa alternativa e il suo impatto sulle istituzioni nate dopo gli accordi di Bretton-Woods.

L'articolo sostiene che la NDB è il risultato di un'insoddisfazione di lunga data nei confronti del funzionamento del FMI e degli organismi ad esso collegati, che è confluita nell'ascesa economica dei BRICS e nell'aumento del commercio Sud-Sud, che a quel punto ha superato il commercio Nord-Nord di 2,2 miliardi di dollari.

L'articolo fa anche riferimento al fatto che gli anni Duemila hanno visto "una crescita senza precedenti degli aiuti esteri" offerti ai Paesi a basso reddito, guidati da Cina, Brasile e India, nonché al posizionamento diplomatico e finanziario di Brasilia e Pechino in Africa, a scapito di altre potenze storicamente dominanti in quella parte del mondo, come il Regno Unito.

Un'altra questione che, secondo il Washington Post, ha contribuito alla formazione della NDB è stata l'impossibilità di riformare il FMI per vari motivi, anche se la ragione di fondo era che i cambiamenti richiedevano "contributi aggiuntivi da parte dei governi membri dei Paesi più ricchi".

Inoltre la banca dei BRICS si muove con paradigmi del tutto differenti rispetto al Fondo Monetario Internazionale che sembra avere l’unica funzione di perpetuare il dominio occidentale sul mondo. 

La presidente Dilma Rousseff nel suo discorso di insediamento ha spiegato: “Assumere la presidenza della NDB è certamente una grande opportunità per fare di più per i Paesi BRICS, ma non solo per i suoi membri, ma anche per i Paesi emergenti e in via di sviluppo”.

Nel suo discorso, la Rousseff ha inoltre parlato di "guidare un modello di sviluppo che propone un mondo prospero e sviluppato condiviso da tutta l'umanità".

"Sappiamo che le economie emergenti devono affrontare sfide significative come la persistente disuguaglianza, l'estrema povertà, l'inadeguatezza delle infrastrutture e la mancanza di accesso all'istruzione, alla salute e all'alloggio”. 

Per infine evidenziare che "insieme, i BRICS sono in grado di contribuire ad aiutare i loro membri e altri Paesi in via di sviluppo a superare questi problemi".

L’America Latina che compatta allontana l’imperialismo statunitense dalla regione ed è ancora alle prese con gli incalcolabili danni prodotti dalle sanzioni e dalle politiche di debito imposte dal Fondo Monetario Internazionale (vedi Argentina come classico esempio) è pronta ad abbracciare i BRICS e la Nuova Banca di Sviluppo. 

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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