Gli Stati Uniti d'America tra mito "democratico" e realtà

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Gli Stati Uniti d'America tra mito "democratico" e realtà

 

di Michele Blanco

A molti sembra che Trump stia violando una tradizione secolare di principi democratici americani, sia in patria che all’estero.  Ma si tratta di una narrazione  che non corrisponde alla realtà storica degli Stati Uniti.
 
Gli Stati Uniti non sono stati fondati come una democrazia, come la intendiamo oggi, ma sono stati fondati come un regime di apartheid, caratterizzato da una forte disuguaglianza istituzionalizzata basata su razza, genere e classe, e governato come un’oligarchia (fatti storici reali).
 
Infatti al tempo della loro fondazione, gli stati americani limitavano il diritto di voto ai maschi bianchi proprietari di beni (ovvero circa il 6% della popolazione). La classe lavoratrice, le donne, gli indigeni e le persone di colore erano, nella stragrande maggioranza dei casi, escluse dal voto.  Quasi tutte le persone di colore erano soggette a schiavitù di massa e non avevano alcun diritto (essendo di fatto considerati come merci da un punto di vista legale), mentre i Nativi Americani erano vittime di pulizia etnica e genocidio legalizzato.
 
Le donne non ottennero il diritto di voto fino al 1920. Per i Nativi Americani, si dovette attendere il 1948. La segregazione razziale, il sistema di apartheid statunitense, non fu completamente e legalmente eliminata  fino al 1964. E solo nel 1965 i diritti di voto furono formalmente garantiti a tutte le minoranze. Fondamentale gli Stati Uniti non hanno avuto il suffragio universale fino al 1965, quasi 190 anni dopo la loro fondazione. 
 
Bisogna ricordare che il potere legislativo si trasferisce solo tra due partiti sorretti e sponsorizzati dall’establishment economico del paese, entrambi i partiti sono guidati da persone estremamente ricche.
 
Le élite e le aziende possono spendere somme illimitate per finanziare le campagne elettorali di partiti e candidati, allo scopo di far eleggere politici che fanno le leggi a loro vantaggio tramite un sistema di vera e propria corruzione politica istituzionalizzata (deniminato “lobbying”). Una vera democrazia, ovviamente, non può funzionare in queste condizioni.
 
 Uno studio serissimo del 2014 pubblicato dalla Cambridge University ha rilevato che l’attuazione delle politiche statunitensi segue le preferenze delle lobby aziendali organizzate, anche quando va contro le preferenze espresse nei sondaggi della maggioranza degli elettori. Nella realtà il sistema politico degli Stati Uniti è più un’oligarchia che una democrazia. I dati del Democracy Perception Index, che nel 2023 ha mostrato come solo il 54% degli Americani ritiene che il proprio paese sia effettivamente democratico, e solo il 42% afferma che il governo rispetti la volontà della maggioranza delle persone.
 
 Gli Stati Uniti difendono la democrazia nel mondo? Ma in verità gli Stati Uniti intervengono regolarmente nelle elezioni straniere per alterare il processo democratico a favore solo dei propri interessi. Un recente studio dello scienziato politico Dov Levin documenta che gli Stati Uniti sono intervenuti in elezioni straniere almeno, ma probabilmente sono molto di più,  128 volte tra il 1946 e il 2014, per impedire a partiti di sinistra di formare un governo o di rimanere al potere.
 
Il caso più chiaro è l'appoggio al dittatore Cileno Augusto Pinochet Ugarte (1915-2006), il cui governo è stato ufficialmente sostenuto dagli Stati Uniti dal colpo di stato dell'11 settembre 1973 fino alla sua caduta nel 1990. 
 
Nel XX secolo, gli Stati Uniti si sono sempre opposti alle lotte di liberazione anticoloniale in Asia e Africa. Erano contro chi combatteva legittimamente per la democrazia e l’uguaglianza dei diritti. Hanno sostenuto il regime di apartheid in Sudafrica,  i governi statunitensi hanno collaborato all’incarcerazione di Mandela, inserendolo nella lista dei “terroristi” fino al 2008. Continuano ad armare e a sostenere il regime di apartheid e genocida  Israeliano.
 
Gli Stati Uniti hanno ufficialmente riconosciuto ed appoggiato oltre la dittatura di Pinochet in Cile, quella dello Shah in Iran, quella di Mobutu in Congo, quella di Franco in Spagna e molte decine di altre, in particolare tutte le dittature che negli ultimi 200 anni si sono avute in sud America. Questa tendenza continua imperterrita ancora oggi.  In un recente rapporto pubblicato da Truthout ha rilevato che il 73% delle dittature del mondo riceve sostegno militare diretto dagli Stati Uniti.
 
Gli Stati Uniti hanno anche una lunga storia di operazioni di cambio di regime forzoso in altri paesi, volte solo ad assicurare condizioni di egemonia geopolitica e sostegno alle proprie imprese multinazionali operanti in quei luoghi. Accademici e giornalisti come Lindsey O’Rourke, William Blum e altri hanno documentato almeno 113 di queste operazioni dal 1949 a oggi, basandosi su documenti ufficiali, senza includere le operazioni condotte alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo sotto la Dottrina Monroe ed il Corollario Roosevelt. Oltre la metà di queste sono state compiute contro democrazie liberali o stati democratici.
 
Gli Stati Uniti hanno sostenuto colpi di stato ed omicidi a discapito di leader democraticamente eletti come Salvador Allende in Cile, Jacobo Arbenz in Guatemala e Patrice Lumumba nella Repubblica Democratica del Congo, tutti sostituiti da dittatori favorevoli e alleati degli statunitensi.
 
Certamente si può affermare che gli Stati Uniti soffrono ancora oggi di gravi deficit democratici all'interno del loro sistema politico al punto da continuare a funzionare come un’oligarchia ed hanno tutta la loro storia di politica estera prevalentemente di prevenzione, indebolimento e persino distruzione di governi legittimi e democratici all’estero.
 
Tutti questi problemi non sono cominciati con l’amministrazione Trump,  sono una patologia strutturale del sistema statunitense. L’obiettivo politico per tutti i progressisti operanti nel mondo e negli Stati Uniti dovrebbe essere quello di cambiare il sistema oligarchico che governa la politica e la società statunitense e renderlo finalmente veramente democratico e finalmente fare partecipare alla gestione pubblica tutte le cittadine e cittadini. 

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