I colonnelli che vuole Gramellini

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I colonnelli che vuole Gramellini

Interessante lapsus del titolista (o dell'autore, se il titolo lo ha scelto lui) della rubrica di Gramellini sul Corriere di ieri: "Vogliamo i colonnelli".

Il tema che ha inspirato questa infelice provocazione è la difficoltà del generale Figliolo nell'imporre un minimo di disciplina ai governatori (o meglio, per usare le parole di Gramellini, ai "venti autocrati, autodefinitisi governatori") in merito alle priorità da adottare nella lotta contro la pandemia.

Il punto è che gli oligarchi "devono rendere conto a clientele, lobby e interessi territoriali". Già, ma la soluzione è la ricentralizzazione politica dell'amministrazione pubblica (leggi abolizione della riforma dell'articolo V) nell'interesse del bene comune, non la sua militarizzazione (ancorché evocata per paradosso).

Ma ancora più interessante è la breve intervista a Giovanni Toti (pag. 2) in cui l'autocrate della Liguria, dopo averla sparata grossa - "le regioni hanno spesso dato risposte assai più convincenti di quelle dei governi" - conclude dicendo "non vorrei si preferisse appiattire verso il basso, il modello sovietico, tutti uguali e tutti un po' peggio". Traduco: grazie alla rapina sistematica - privatizzazioni del sistema sanitario - delle risorse pubbliche perpetrata dalle regioni a guida neoliberista, siamo riusciti a costruire un sistema che garantisce a una minoranza privilegiata livelli di eccellenza (a caro prezzo) e alla maggioranza standard assai peggiori (do you remember i cortei funebri da Bergamo alle fosse comuni?) di quelli che potrebbero ottenere grazie a quello che Toti definisce marxismo leninismo applicato al Covid (che in Cina ha funzionato mille volte meglio delle greppie regionali made in Italy).

Un'ultima considerazione: la scherzosa (?) invocazione dei colonnelli e la sdegnata ripulsa dell'autoritarismo marxista leninista sono solo apparentemente agli antipodi, visto che la logica del sistema capitalistico è l'alternanza fra il laissez faire privatistico in tempi normali e la centralizzazione militare in tempi di emergenza, l'uno e l'altra al servizio degli stessi interessi.

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