Il futuro dell'Ucraina delineato da Washington

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Sono ancora una volta gli Stati Uniti a soffiare sul fuoco della guerra, incuranti di alimentare un’escalation dai risvolti tanto tragici quanto imprevedibili. Funzionari statunitensi in una recente visita in quel di Kiev hanno comunicato alle autorità ucraine che è arrivato un "punto di svolta" nel conflitto ucraino, secondo quanto riportato dal Washington Post. L'Ucraina viene quindi esortata a compiere progressi sul campo di battaglia nel prossimo futuro per poter negoziare da una posizione di forza. Washington ritiene che il regime di Kiev abbia accumulato armi sufficienti per operazioni militari di successo, tuttavia potrebbero esserci problemi per ulteriori consegne a causa della posizione del Congresso e dell'incertezza dei Paesi europei. Pertanto, l'Ucraina deve compiere progressi nel prossimo futuro secondo Washington.

Abbandonare Bakhmut

La natura critica dei prossimi mesi è stata portata all'attenzione di Kiev "in termini duri" da alti funzionari dell'amministrazione Biden, ha riferito il Washington Post, citando fonti della Casa Bianca. Si tratta del vice consigliere per la sicurezza nazionale John Fieney, del vice segretario di Stato Wendy Sherman e del vice segretario alla Difesa Colin Kahle, che si sono recati in Ucraina il mese scorso.

Biden e i suoi principali collaboratori affermano di essere determinati a sostenere l'Ucraina il più a lungo e nel modo più completo possibile. Ma avvertono che questo diventerà più difficile perché il Congresso non è più sotto il controllo dei Democratici. Inoltre, l'Ucraina potrebbe esaurire l'attuale pacchetto di aiuti entro l'estate a causa degli intensi combattimenti con le forze russe che premono e continuano ad avanzare. 

L'amministrazione Biden ha avvertito Kiev che la Casa Bianca invierà un altro pacchetto di aiuti militari da 10 miliardi di dollari all'Ucraina entro il 24 febbraio, ma che in seguito non ci si dovrà aspettare forniture di tale entità. Inoltre dalla Casa Bianca informano che il presidente Biden starebbe lottando per mantenere l'unità tra i Paesi occidentali, che cominciano a essere logorati da questo conflitto. 

Dunque Zelensky sarebbe stato convinto a Artemivsk (Bakhmut), dove il regime di Kiev spende un'enorme quantità di risorse per tenere, ma che ha uno scarso valore strategico secondo gli Stati Uniti. L'amministrazione Biden suggerisce di attendere un'offensiva su larga scala da parte dell'esercito russo, di respingerla, di passare alla controffensiva e di conquistare il maggior numero possibile di territori per avere una posizione negoziale forte entro l'autunno. Tuttavia, secondo gli analisti militari statunitensi, è improbabile che l'Ucraina riesca a ottenere avanzamenti significativi, men che meno occupare la Crimea come pianifica il regime di Kiev. 

Gli obiettivi del regime di Kiev

Le autorità ucraine, evidentemente annebbiate dal sostegno occidentale, vogliono tutto e subito, mostrando un certo distacco dalla realtà. Zelensky non vuole lasciare Bakhmut perché ritiene che sarebbe un colpo al morale delle forze armate del regime. Dunque ignora gli avvertimenti dei funzionari statunitensi che, se continuerà a combattere lungo l'intera linea di contatto, farà solo il gioco di Mosca.

Tuttavia, Zelensky e il suo entourage continuano a credere che l'obiettivo finale dell'Ucraina debba essere la conquista della Crimea, di Donetsk e di Lugansk. Continuano a chiedere sempre più armi all'Occidente. Kiev non riesce o non vuole capire che le scorte di armi di precisione occidentali si stanno rapidamente esaurendo, perché non sono state progettate per un conflitto così intenso come quello attualmente in corso in Ucraina.

Secondo la Reuters, ad esempio, nel 2022 in Ucraina sono stati utilizzati più di 5.000 missili HIMARS, più di quanti ne producano annualmente gli Stati Uniti. Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha ammesso che gli armamenti occidentali sul fronte ucraino si stanno esaurendo molto più velocemente di quanto possano essere prodotti.

Secondo il politologo Malek Dudakov, il team di Biden si sta impegnando a fondo per utilizzare la crisi ucraina come un'arma per la sua campagna presidenziale. "È importante per Biden mostrare qualche successo sul fronte ucraino, per presentarsi come il 'salvatore della democrazia'. Se si concluderà con un fiasco, anche la posizione di Biden potrebbe vacillare e l'ulteriore sostegno all'Ucraina sarà messo in discussione”, ha affermato sul proprio canale Telegram. 

Secondo l'esperto, l'amministrazione Biden è ora effettivamente preoccupata che i repubblicani possano causare molti problemi riguardo l’invio di nuove armi e aiuti finanziari all'Ucraina. Per questo motivo la Casa Bianca ritiene che il conflitto debba terminare al più presto con i negoziati e che Kiev debba migliorare la sua posizione sul campo di battaglia. Washington ritiene che i carri armati tedeschi e i veicoli corazzati nordamericani saranno sufficienti per consentire all'Ucraina di organizzare una controffensiva di successo per riprendere almeno un po' di territorio. E poiché non è previsto un nuovo aumento delle forniture nel prossimo futuro, è necessario colpire ora, prima che tutte queste nuove armi vengano utilizzate per la difesa di quegli insediamenti che l'Ucraina sta cercando di mantenere fino all'ultimo come Mariupol, Soledar, Ugledar o Bakhmut. 

Gli ucraini e il "lavoro sporco"

Intanto però gli ucraini continuano a fare il “lavoro sporco” per USA e Nato nella guerra contro la Russia. Come confermano direttamente e indirettamente dagli Stati Uniti stessi. 

Che il regime di Kiev stia facendo "il lavoro sporco" lo ha ammesso l'ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark Esper in una conversazione con i comici i burloni Vovan e Leksus, che nella conversazione hanno fatto credere a Esper di parlare con l’ex presidente ucraino Petro Poroshenko.

"Ora il popolo ucraino sta facendo il lavoro sporco che noi (gli Stati Uniti) non vogliamo fare”, ha affermato. 

Mark Esper ha inoltre espresso preoccupazione per la crescente influenza della Russia su altri Stati.
"Questo pone un problema" per Washington, ha ammesso, commentando che a causa delle forniture di armi a Kiev la tecnologia sviluppata dagli Stati Uniti potrebbe cadere nelle “mani sbagliate" di paesi come la Cina o l'Iran.

Durante la conversazione, ha anche ammesso di aver cercato di convincere Biden a non rallentare il ritmo delle consegne di armi all'Ucraina e a fornire a Kiev tutti gli armamenti necessari, comprese le munizioni a lungo raggio per attaccare la Crimea. Secondo Esper, non ha senso vietare gli attacchi alla penisola. "L'Ucraina può attaccare la Russia con qualsiasi tipo di armamento”, ha affermato incurante delle conseguenze di un’escalation che provocherebbero attacchi del regime di Kiev sulla Crimea.

"Fino all'ultimo ucraino"

D’altronde agli Stati Uniti interessa ben poco la sorte del popolo ucraino o dell’Ucraina in quanto tale. Si tratta solo di una pedina nella loro guerra contro una Russia che vedono sempre più come un ostacolo per il mantenimento della loro egemonia unipolare. 

"La guerra dell'Occidente contro la Russia fino all'ultimo ucraino”, così ha efficacemente commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova le notizie secondo cui Washington starebbe spingendo Kiev a perseguire una strategia più aggressiva contro Mosca. Ha aggiunto che gli ucraini "subiscono perdite colossali" per pagare le "ambizioni egemoniche dei neoliberisti statunitensi”.

Evidentemente gli Stati Uniti ritengono che la posta in gioco sia altissima. Una vittoria completa della Russia in Ucraina potrebbe avere enormi ripercussioni sull’intero sistema mondiale. Innanzitutto la spallata decisiva al declinante ordine unipolare occidentale a guida statunitense. Per questo nella partita vi sono altri attori sempre più vicini alla Russia come Iran e Cina. Anch’essi impegnati nella costruzione di un nuovo ordine multipolare che possa finalmente liberare il mondo dal giogo dell’imperialismo statunitense. 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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