Il messaggio all'Europa del Direttore del Fondo per la sicurezza energetica russa

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Il messaggio all'Europa del Direttore del Fondo per la sicurezza energetica russa



di Alberto Fazolo


Il Direttore Generale del Fondo nazionale per la sicurezza energetica russa, Kostantin Simonov, ha risposto alle domande dei giornalisti italiani che a Samarcanda seguivano i lavori del XVI° Verona Eurasian Economic Forum (che ormai da due anni non si tiene più nella città scaligera). Simonov è uno degli uomini più influenti sulle politiche energetiche russe, può condizionare l’andamento dei mercati energetici globali, anche per questo è solitamente restio a rilasciare interviste, soprattutto ai giornalisti occidentali.

Interrogato sull’impatto - tanto economico, quanto politico- delle sanzioni sulle forniture energetiche della Russia all’Europa, ha affermato che “non si riuscirà a collocare lo stesso quantitativo di gas, ma il problema è di entrambi. Per più di 50 anni il gas lo abbiamo venduto all’Europa, che era un’acquirente affidabile. Non c’è stato un solo caso in cui la Russia abbia interrotto unilateralmente la fornitura, nemmeno nel 2009, perché quel blocco fu un’iniziativa dell’Ucraina. Ecco perché è una grave mistificazione dire che la Russia abbia utilizzato il gas come arma politica, come strumento di pressione. Negli ultimi decenni abbiamo avuto rapporti molto difficili con gli stati baltici eppure non gli abbiamo mai interrotto la fornitura di gas. La UE ha rinunciato a fare degli ottimi affari in virtù di una scelta politica che indubbiamente alla Russia crea dei problemi, non penso che sia una mossa tanto furba”. Perché, aggiunge ricordando l’entità della riduzione nei consumi di gas, “il 20% è una cifra enorme, pericolosa per l’economia europea e andare avanti così per due o tre anni, può arrecare un grave danno. Se volete proseguire nella distruzione della vostra economia, fate pure. Rincontriamoci tra tre anni e vedremo quale sarà la situazione in Europa”.

La vicenda del gasdotto Nord Stream mette in discussione rapporti ben consolidati. Lei pensa che ci sarà l'opportunità di ricostruirlo? In quale scenario potrebbe essere redditizio?

“Questa è una vergogna per la UE, a un anno dall'esplosione non c’è alcun risultato delle indagini. La UE ha paura di proseguire l’inchiesta e di dire le cose come stanno: che c’è stato un beneficiario della vicenda, gli Stati Uniti d’America. Infatti, assistiamo all’aumento delle forniture di GNL [gas naturale liquefatto, ndr] da parte degli USA, che al contempo fanno cospicui investimenti su nuove tecnologie finalizzate all’incremento della produzione. Pertanto, sul mercato non c'è concorrenza leale. Questo sarà un problema dei consumatori, perché il gas costerà di più, c’è poco da discutere. E se l’UE vuole pagare di più, sono affari suoi. A mio avviso, se l’UE ritornerà a difendere i propri interessi, anche l’Italia tornerà a fare l’interesse nazionale. […].

Per secoli gli europei ci hanno parlato di difesa della proprietà e di rispetto dei contratti, paradossalmente ora assistiamo alla violazione dei contratti e constatiamo che nella UE la proprietà non è protetta […]. Interroghiamoci su cosa sarà dell’Europa. Sarà come nel Medioevo, oppure torneremo alla condizione in cui avevamo uno scenario chiaro, con regole e contratti rispettati? Se l’Europa ritornerà al comportamento che le è proprio, penso che, ovviamente, sarà possibile ricostruire il Nord Stream. Oltretutto, delle quattro condotte, una non è stata distrutta. Questa potrebbe ancora essere utilizzata. Ciò è possibile dal punto di vista tecnico, ma è impossibile non solo dal punto di vista politico, perché c’è un problema di “ripristino”. Intendo, il ripristino dell'Europa come luogo del diritto e del rispetto delle regole. Ora, purtroppo, vediamo la distruzione di tutto questo ed è peggio di quanto sta accadendo sui mercati, perché avrà effetti negativi molto più a lungo termine”.

Recentemente la Russia ha fatto importanti investimenti nella tutela ambientale, di fronte alle difficoltà del momento avete in programma di ridurli?

Durante la costruzione del Nord Stream 1 la tutela dell’ambiente era la preoccupazione principale, perché in virtù degli impegni dell’Agenda 2030 c’era il rischio di bloccare i lavori. La Finlandia, la Svezia e la Danimarca ci hanno provato. Sono stati molto solerti nella ricerca di danni ambientali imputabili al gasdotto, ma non ne hanno trovati, non hanno trovato pretesti per bloccarne la costruzione. Il gasdotto ha funzionato per diversi anni senza problemi, poi una strana esplosione lo ha distrutto. Quella si, che ha avuto un forte impatto sull’ambiente. [...] Sappiamo che l'Europa è estremamente attenta all’ecologia, anche noi condividiamo questa sensibilità. Sia chiaro che il gas può essere considerato una forma di energia pulita se ci riferiamo all’impatto climatico, qui invece si tratta d’impatto sugli ecosistemi. Noi abbiamo le competenze per affrontare queste sfide e lo faremo con coscienza”.

Simonov chiude il suo incontro con i giornalisti italiani facendo una riflessione sugli shock dei prezzi che potrebbero derivare dalla situazione in Palestina. “Naturalmente, se questo conflitto dovesse allargarsi a tutto il Medio Oriente, sarà molto difficile persino prevedere il livello dei prezzi. Penso che in tale scenario, 150 dollari al barile potrebbe essere un prezzo plausibile per il petrolio. Ma spero che questo conflitto non scateni una grande guerra nell'area e che non ci siano speculazioni sui mercati, al momento pare che tutto ciò non succederà ed è per questo che i prezzi non sono poi così alti se paragonati al rischio.

La Russia non è contenta dei prezzi enormi. Già l'anno scorso abbiamo visto prezzi spropositati per il gas. In Europa c’è poco da ridere, state pagando cifre enormi, questo è il prezzo della vostra stupida politica energetica. Noi siamo intenzionati a scongiurare la distruzione dei mercati, vogliamo avere una prospettiva commerciale di lungo termine, non vogliamo distruggere i mercati con prezzi elevati. Non staremo a guardare che il barile arrivi a 150 dollari. Anche per questo speriamo che non ci sia una grande guerra in Medio Oriente. Sia chiaro, i prezzi, compresi tra 80 e 90 dollari al barile, per noi sono sufficienti. Vendevamo gas all’Europa anche quando i prezzi erano di 250 o 300 dollari per 1000m³. Ci è bastato, non siamo così avidi come pensate”.

In modo schietto e pungente Simonov invita l’Europa a riflettere sulle proprie scelte, ma lascia intendere che comunque rimane la disponibilità a ricostruire rapporti reciprocamente vantaggiosi.

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo. Laureato in Economia, esperto di Terzo Settore e sviluppo locale. Giornalista. Inizia l'attività giornalistica testimoniando la crisi del Kosovo e la dissoluzione della Jugoslavia. Ha trascorso due anni in Donbass, profondo conoscitore delle vicende ucraine. Attivo nei movimenti di solidarietà internazionalista, soprattutto in contrasto con le operazioni di "Regime change".

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