Il silenzio complice dell'opposizione venezuelana di fronte alle confessioni di Abrams

Il silenzio complice dell'opposizione venezuelana di fronte alle confessioni di Abrams

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Negli ultimi giorni gli alti funzionari del gabinetto presidenziale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sono stati molto attivi, scrive Redradiove. L’obiettivo principale? Manco a dirlo il Venezuela bolivariano. Una vera e propria ossessione per l’amministrazione Trump. Gli USA sono decisi a rovesciare con ogni mezzo l’unico legittimo governo democratico, quello presieduto da Nicolas Maduro. 

 

Mai come ora con il caso venezuelano, l'imperialismo statunitense si era permesso di agire con tanta sicumera. Non hanno avuto alcun tipo di modestia, né hanno fatto il minimo sforzo per mantenere le forme. Ora stanno dichiarando alla stampa ciò che è emerso in precedenza diversi decenni dopo, con i famosi archivi di documenti declassificati.

 

Elliott Abrams, rappresentante del Dipartimento di Stato, per questioni relative al Venezuela, ha dichirato apertamente che il suo governo "lavora sodo" per provocare il rovesciamento di Maduro. Ha anche spiegato che cercheranno contatti nelle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) per vedere chi possono coinvolgere nell'avventura irresponsabile di un colpo di Stato. Una confessione che è il massimo dell'impudenza. Per di più se giunge da quel paese che si descrive come difensore di democrazia e diritti umani nell’intero globo terrestre.

 

Successivamente, il senatore Chris Murphy, ha elencato in modo molto dettagliato tutte le azioni destabilizzanti intraprese dall'amministrazione Trump e come queste sono fallite, una per una.  

 

Assordante il silenzio delle opposizioni venezuelane. Per una questione elementare di difesa della sovranità, l'opposizione venezuelana avrebbe dovuto condannare pubblicamente queste incredibili dichiarazioni. in qualsiasi paese abbastanza normale, le forze politiche che si oppongono a vicenda, quando è in gioco quello che è noto come interesse nazionale, cioè la sicurezza e l'integrità della patria, sono in grado di mettere da parte le differenze, anche momentaneamente, per una causa comune.

 

In Venezuela non avviene perché una buona parte dell’opposizione ha scelto la strada del golpismo. Di consegnare la propria patria e le sue abbondanti risorse naturali all’imperialismo statunitense. Nonostante i costi immani che ciò comporterebbe per il popolo venezuelano. 

 

Il Venezuela è oggetto di una prolungata aggressione imperiale, come raramente nella storia repubblicana del paese. Eppure l'opposizione venezuelana non è riuscita a fare una dichiarazione forte e unitaria. Soprattutto le fazioni più radicali, raggruppate nel cosiddetto G-4.

 

Piuttosto che rivendicare ciò che costituisce chiaramente un'interferenza inaccettabile, l'opposizione ha taciuto. Ciò conferma la tesi del vicepresidente della comunicazione, cultura e turismo, Jorge Rodríguez, che sono gruppi senza autonomia decisionale. Che sono comandati a distanza dalla Casa Bianca. Dei veri e propri burattini. 

 

La risposta del ministro degli Esteri non si è fatta attendere. Jorge Arreaza, oltre a far notare che quanto ha detto Murphy, insieme al libro scritto da John Bolton (La stanza in cui tutto è accaduto), costituiscono elementi inestimabili per documentare la fitta fila di aggressioni imperialiste, che il Paese presenterà alla Corte Penale Internazionale. Ha anche avvertito che le pretese interventiste finiranno per accrescere la dignità di un popolo, un governo e delle forze armate bolivariane più che mai.

 

I portavoce dell’estrema destra venezuelana non innalzano la bandiera della sovranità per il proprio paese davanti alle aggressioni imperialiste, ma esprimono solidarietà automatica con i criminali del peggior tipo a livello internazionale. 

 

È il caso dell'ex presidente colombiano, Álvaro Uribe, condannato agli arresti domiciliari. Inoltre, i figuri dell’opposizione golpista hanno espresso preoccupazione per il re Juan Carlos I, ora un fuggitivo dalla giustizia spagnola, dopo uno scandalo di corruzione su larga scala.

 

Intanto, però, certi politici e certa stampa a livello internazionale continuano a dare credibilità a questi figuri. Nonostante le loro azioni, continuano a dipingerli come irriducibili combattenti per la democrazia che si battono contro un governo tirannico. 

 

Una narrazione, questa, lontana anni luce dalla realtà. Come abbiamo visto si tratta di golpisti pronti a svendere il proprio paese all’imperialismo nordamericano. Con tutte le conseguenze del caso. 

 

 

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