Kazakistan in dissoluzione: perché la Russia non ha alternative

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Kazakistan in dissoluzione: perché la Russia non ha alternative

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Il governo kazako è dimissionario. Gli scontri nel paese continuano senza sosta in maniera anche molto violenta. Direi in stile ucraino. Si ripropongono esattamente le stesse modalità. Inutile girarci attorno, dietro questa sommossa ci sono gli occidentali. Direi che la risposta occidentale alla proposta russa è arrivata e che l'incontro del 10 Gennaio a Ginevra tra russi e americani potrebbe anche non svolgersi.

Tempo perso. L'arco di crisi tanto teorizzato da Brezinski è arrivato fino in asia centrale nel ventre molle della Russia. 

Russia che è chiaramente in grave crisi strategica.

La perdita del Kazakistan o comunque il vedere il paese avvitato in una crisi in stile ucraino comporta gravi conseguenze per la Russia.

Putin dovrà scegliere tra due opzioni, o accettare il lento smembramento della Russia, la privatizzazione dei colossi nazionali per far entrare le grandi multinazionali occidentali e l'irrilevanza del paese oppure combattere. 

Una piccola nota, nell'ultimo vertice d'emergenza tra Putin e Biden di qualche giorno fa, Biden avrebbe detto più e più volte "non dovrà esserci una guerra nucleare".

Come se invece la guerra convenzionale fosse un'opzione praticabile.  Ecco, la cosa può essere così letta: gli Usa sono pronti a fare dell'Europa un campo di battaglia se sarà il caso, basta che la guerra non arrivi a casa loro. E se qualcuno a Bruxelles e nelle capitali europee crede che saranno coperti dall'ombrello nucleare Usa non ha capito un cavolo: gli americani non sacrificheranno mai San Francisco, Chicago o New York per difendere Parigi, Berlino, Varsavia o Roma. Come disse la Victoria Nuland in una celebre intercettazione di qualche anno fa: "Fuck the Eu".

 

P.s. Volete ridere: la UE fa appello alle autorità statali del Kazakistan affinchè sia permesso alla popolazione di protestare pacificamente. A parte il fatto che incendiare auto della polizia, sparare ai poliziotti, derubare delle armi le caserme assaltate, lanciare bombe molotov, incendiare i palazzi del governo non pare pacificissimo ciò che mi domando e se dobbiamo intendere l'appello della UE come un invito ad usare i metodi pacifici dei rivoltosi kazaki contro il governo italiano filoeuropoide....

Giuseppe Masala

Giuseppe Masala

Giuseppe  Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e  si specializza in "finanza etica". Coltiva due passioni, il linguaggio  Python e la  Letteratura.  Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe  essere il primo di una trilogia), "Una semplice formalità" vincitore  della terza edizione del premio letterario "Città di Dolianova" e  pubblicato anche in Francia con il titolo "Une simple formalité" e un  racconto "Therachia, breve storia di una parola infame" pubblicato in  una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come  Leonardo Sciascia crede che "Non c’è fuga, da Dio; non è possibile.  L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.

 

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