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L'Ecuador sospende l'accesso ad internet di Assange presso l'Ambasciata del Regno Unito

 

"Il governo dell'Ecuador ha sospeso i sistemi che consentono a Julian Assange di comunicare con il mondo esterno dall'ambasciata ecuadoriana a Londra", ha dichiarato mercoledì il Segretario per la Comunicazione in un comunicato stampa



teleSUR
 

Il governo ecuadoriano ha limitato l'accesso alle comunicazioni del giornalista e fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, che si trova nell'ambasciata dell'Ecuador nel Regno Unito dal 2012, per aver violato un accordo in cui si era impegnato a non commentare gli affari di altri paesi.

 

"Il governo dell'Ecuador ha sospeso i sistemi che consentono a Julian Assange di comunicare con il mondo esterno dall'ambasciata ecuadoriana a Londra", ha dichiarato mercoledì il Segretario per la Comunicazione in un comunicato stampa.

 

"La misura è stata adottata dopo che Assange non aveva rispettato l'impegno scritto raggiunto con il governo nel dicembre 2017, nel quale era obbligato a non diramare messaggi che implicavano interferenze nei confronti di altri stati".

 

Il governo ecuadoriano è preoccupato che l'uso dei social media da parte di Assange possa danneggiare le "buone relazioni che il paese intrattiene con il Regno Unito, altri paesi dell'Unione europea e altre nazioni" e ha dichiarato di essere pronto a intraprendere ulteriori azioni se Assange continua a infrangere l’impegno.

 

Essendo un commentatore critico e politicamente perseguitato, Assange di solito commenta gli affari internazionali attraverso il suo account Twitter.

 

Nei giorni scorsi, ha criticato la decisione della Germania di arrestare il leader indipendentista catalano Carles Puigdemont a nome del governo spagnolo. Assange è stato un accanito sostenitore del movimento indipendentista catalano e ha sostenuto il referendum dello scorso anno, considerato illegale dalle autorità centrali spagnole.

 

Si è anche offerto di testimoniare in relazione al caso Cambridge Analytica, dopo che sono emerse prove sul loro coinvolgimento nella campagna presidenziale di Donald Trump e sul lavoro con gruppi di sostegno al “sì” nel referendum per la Brexit.

 

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la sua risposta al ministro britannico per l’Europa e le Americhe Alan Duncan, che aveva definito Assange un “piccolo verme miserabile” che dovrebbe uscire dall’ambasciata e consegnarsi alla giustizia britannica. 

 

Assange non ha potuto trattenersi dal commentare e ha risposto a Duncan con un tweet: "Come prigioniero politico detenuto senza accuse per 8 anni, in violazione di 2 sentenze delle Nazioni Unite, suppongo di dover essere ‘infelice’, eppure non c'è niente di sbagliato nell'essere una persona ‘piccola’ nonostante io sia piuttosto alto; e meglio ancora essere un ‘verme’ una creatura sana che rinvigorisce il suolo, piuttosto che un serpente”. 

 

Kim Dotcom, ex proprietario della società di file-sharing Megaupload, ha chiesto ai sostenitori di Assange di riunirsi fuori dall'ambasciata per protestare contro la decisione del governo ecuadoriano.

 

L'ex ministro delle finanze greco Ioannis Varoufakis ha anche chiesto alle persone di chiedere alle autorità ecuadoriane di ripristinare la sua connessione internet.

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