Marc Innaro spiega perché la RAI lo ha allontanato come inviato a Mosca

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Marc Innaro spiega perché la RAI lo ha allontanato come inviato a Mosca

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Intervistato da Daniela Ranieri sul Fatto Quotidiano, l'ex corrispondente Rai in Russia dal 1994 al 2000 e poi dal 2014 al 2022, Marc Innaro, spiega le ragioni del suo allontanamento dalla Russia. E' molto importante leggere le sue parole per comprendere come la "motivazione ufficiale" fosse una surreale macchinazione e, soprattutto, per avere la corretta percezione di quale sia nella tv pubblica italiana il rispetto per il diritto di cronaca, di "corrispondere" e in generale per la libertà di informazione. 


DAL FATTO QUOTIDIANO DEL 1 MAGGIO 2025:

Innaro, nel 2022 la Rai ha voluto proteggerti dall’arresto da parte di Putin.

Questa è la versione ufficiale. Fin dall’inizio dissi che quella legge valeva per i giornalisti russi, non certo per gli occidentali, che in Russia vivono e lavorano con visto giornalistico e accredito ufficiale che può essere revocato in qualsiasi momento. Feci fare una ricerca da parte di uno studio legale, una società mista russo-italiana, che dimostrò in maniera inoppugnabile che non correvamo alcun rischio. Cadde nel vuoto. Dopo un mese l’Ambasciata d’Italia mi chiamò per chiedermi se rispondesse al vero quello che c’era scritto nello studio. Evidentemente la richiesta era venuta dalla Rai che, non fidandosi, chiese di informarsi. Fu riaperto l’ufficio di Mosca, dal quale io mi rifiutavo di andar via in quanto capo della sede da un punto di vista giornalistico, ma anche amministrativo.

Perché sei andato via dalla Russia, quindi?

Man mano che gli spazi di manovra si restringevano ho chiesto di essere trasferito, non volevo essere pagato per essere costretto a non far nulla, non dai russi, ma dagli italiani.

Casualmente, pochi giorni prima avevi spiegato una cartina durante il Tg2 Post che rappresentava l’allargamento della Nato a Est, quel che Papa Francesco chiamò “l’abbaiare della Nato alle porte della Russia”.

Se io devo fare il corrispondente, devo quindi “corrispondere” il modo in cui la vedono e la vivono quelli del Paese in cui mi trovo. La versione di Mosca era che la causa scatenante di quello che stava accadendo era stato l’allargamento graduale e inesorabile della Nato. Mi sono trovato in diretta una cartina della Nato nel ’91 e nel 2022, che non avevamo preparato: colsi al balzo l’occasione e dissi ‘lo vedete da queste due cartine: ditemi voi chi si è allargato’. Era evidente la dissonanza rispetto al racconto mainstream che veniva fatto in quelle ore in Italia.

Cosa ha comportato questo per la tua professione?

Ebbi due volte la possibilità di intervistare il ministro degli Esteri russo Lavrov: tutte e due le volte mi fu negato. Ottenni dal ministero della Difesa russo la possibilità di andare nel Donbass occupato (o liberato, dipende dai punti di vista), con l’esercito russo, come giornalista embedded: mi fu risposto dall’allora Ad della Rai Carlo Fuortes che la Rai non manda giornalisti emdedded con una delle parti in conflitto. Poi altri colleghi Rai sono andati embedded in Ucraina; Stefania Battistini andò embedded per il Tg1 nella regione di Kursk, in territorio russo, durante il tentativo di sfondamento da parte ucraina.

Il Parlamento europeo ha votato una risoluzione in cui sostiene il piano ReArm Eu della Von der Leyen con la motivazione che la Russia costituisce “la più profonda minaccia militare” all’integrità territoriale della Ue “dalla fine della Guerra Fredda.” Ci sono evidenze che Putin voglia invadere i Paesi Ue-Nato?

Io mangio pane e Russia da quando avevo 18 anni. Non ho mai sentito parlare di carri armati russi che dovrebbero arrivare a Lisbona. La Russia è un Paese di 17 milioni di chilometri quadrati, 11 fusi orari, e solo 145 milioni di abitanti. Come si può ragionevolmente pensare che un Paese che a stento riesce a gestire uno spazio gigantesco e risorse naturali enormi possa auspicare di occupare pezzi di un continente di 500 milioni di abitanti? La stessa cosa vale per l’Ucraina. Il problema è la neutralità dell’Ucraina e il suo non-ingresso nella Nato. Putin lo disse già nel 2007, alla Conferenza per la Sicurezza in Europa a Monaco.

[...]

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