Migranti schiavi e "l'eterno presente". Il saccheggio intellettuale della destra e la morte della sinistra

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Migranti schiavi e "l'eterno presente". Il saccheggio intellettuale della destra e la morte della sinistra

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di Michelangelo Severgnini 


Il mio lavoro spolpato vivo e riciclato dalla destra. A pagina 6 del numero di ieri de La Verità compare un articolo di Boni Castellane, intellettuale di destra, che, nel pezzo "Ci vorrebbero tutti nomadi perenni", cita l'Urlo senza citarlo.




Nel libro "L'Urlo - schiavi in cambio di petrolio", pubblicato da L.A.D Edizioni alla fine del 2022 (https://www.ladedizioni.it/prodotto/lurloschiaviincambiodipetrolio/) infatti, mi addentro, ancor più che nell'omonimo film, nel labirinto lessicale della migrazione.

Tra le innumerevoli tesi proposte che sgorgano intuitivamente da centinaia di casi e testimonianze sul campo raccolte e documentate, espongo esattamente questa tesi, ossia quella del "migrante eterno".

Il participio presente "migrante" utilizzato, ormai dagli anni '90, come una gabbia concettuale, condanna ad un eterno presente l'essere umano che lascia la propria terra, per bisogno o per inganno.

Non solo, questo eterno presente prevede solo lo spostamento da un punto A ad un punto B, costi quel che costi. Senza possibilità di ritorno, cosa che lo rende migrante-schiavo.

Tant'è che se un migrante in Libia, accortosi dell'inganno, decide di voler tornare a casa, sottraendosi a quel punto alla definizione di "migrante", cessa di esitere, esce dalle nostre narrazioni, si colloca al di fuori del perimetro lessicale. E rimane lì, ostaggio a vita delle milizie.



Viene respinta cioè come possibilità dalla nostra stessa mente quella che un migrante decida lui stesso di tornare a casa.

E però non stiamo parlando di eccezioni, ma ormai di decine di migliaia di "migranti" che, nonostante gli ostacoli, sono tornati a casa in seguito a propria scelta volontaria.

Qualcuno qui potrebbe pensare che questa dissertazione sia argomento di destra: fermare le persone e rimandarle a casa.

Quello che la sinistra arcobalenata ha sostanzialmente pensato e raccontato del mio lavoro in questi anni.

Tuttavia questo ragionamento è di destra solo se si ferma in superficie.

Se, al contrario, lo si porta alle sue estreme implicazioni, cosa che il Castellane non fa, si scopre quanto sia un discorso profondamente di sinistra.

Perché implica altre diramazioni che la destra non può tollerare e che per l'appunto il Castellane sorvola: 1) la tratta di esseri umani è una forma di finanziamento per le milizie filo-NATO sparse in Africa, quelle stesse che saccheggiano le risorse e le materie prime di quei Paesi e le avviano sotto banco ai Paesi europei; 2) la condizione del migrante-schiavo è innanzi tutto un oltraggio al lavoratore, alla forza lavoro, ai diritti personali dell'essere umano, fino alla condizione di schiavitù (erosione dei diritti dei lavoratori perseguita dalla destra).

Tant'è che nel ragionamento del Castellane, a beneficiare di questo stato delle cose, sarebbero solo le Ong. Eh no, un momento, dell'erosione dei salari se n'è avvantaggiata la destra quanto la sinistra, e non da adesso, ma negli ultimi 30 anni.

Per non parlare delle milizie legate alla NATO sparse tra Libia e Africa occidentale. Lì l'erosione dei salari è arrivata al fondo del barile, alla schiavitù, anzi lo ha pure raschiato arrivando alle torture a scopo di estorsione a danno dei lavoratori.
 
Ora, che per dispetto o per calcolo, qualcuno a destra si metta a saccheggiare dal mio lavoro e pubblichi queste gemme sulla stampa italiana (stampa che puntualmente mi censura e respinge), sfrondandole della loro anima rivoluzionaria per renderle digeribili dalla loro parte, è operazione quanto mai fastidiosa e deprecabile.

Io per rispondere ho a disposizione solo lo spazio su cui state leggendo in questo momento.

Pertanto la mia risposta cadrà nell'oblio.

Mentre questo saccheggio manipolato del mio lavoro si farà strada a furia di copie stampate e citazioni di citazioni.

Se tutto questo è possibile, è grazie alla scomparsa della sinistra (raccontata nel mio ultimo lavoro "Il crollo", https://vimeo.com/ondemand/crollo/987103914) che mi censura anziché darmi spazio, e grazie al bavaglio che da anni un po' tutti mi stringono intorno alla bocca, pur di non raccontare del saccheggio del petrolio libico, pur di non raccontare la mafia della destra a braccetto con la sinistra in questo nuovo mondo.
 

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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