"Non è stato un errore, ma un'esecuzione": il padre dell'ostaggio israeliano assassinato condanna l'azione dell'IDF

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"Non è stato un errore, ma un'esecuzione": il padre dell'ostaggio israeliano assassinato condanna l'azione dell'IDF

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"Non è stato un errore, ma un'esecuzione, letteralmente". È l’accusa cheAvi Shamriz, padre di Alon, uno dei tre ostaggi uccisi dall’esercito israeliano, IDF, la scorsa settimana, ha lanciato durante un’intervista alla stazione radio Galei Tzahal.

Inoltre, Shamriz chiede l’accesso alla documentazione dell’IDF sullo svolgimento dei fatti.

Non solo, ricorda che il figlio aveva lanciato richieste di aiuto e si era comportato secondo i protocolli, dal momento che era un veterano dell'unità militare d'élite Yahalom.

"Hanno fatto tutte le cose giuste: si sono tolti le magliette, hanno appeso una bandiera bianca e hanno marciato in pieno giorno in mezzo della strada e gridavano aiuto, ma nel nostro esercito non sanno seguire le regole del combattimento", ha denunciato.

"Se fosse stato un terrorista, perché sparargli in quel modo?", è la domanda che ha posto Shamriz, ricordando che i tre soldati uccisi dal “fuoco amico”, non avevano addosso né armi, né vestiti, quindi secondo il padre dell’ostaggio, potevano essere al massimo colpiti alle braccia o alle gambe.

Infine, ha ribadito che, tutto quello che è avvenuto, “è contrario a tutte le regole dell'IDF".

Mentre il Ministro della Difesa israeliano si è assunto la responsabilità per la morte dei tre ostaggi, il primo ministro Benjamin Netanyahu, a parte le dichiarazioni di cordoglio di circostanza, non è intenzionato a cambiare passo e segue dritto per la strada del genocidio: “Con tutto il profondo dolore, voglio chiarire: la pressione militare è necessaria sia per restituire i sequestrati che per ottenere la vittoria sui nostri nemici."

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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