Ospedale da campo NATO portato via da Taranto... per la Lombardia? No per il Lussemburgo!

Ospedale da campo NATO portato via da Taranto... per la Lombardia? No per il Lussemburgo!

Lo denuncia con parole fortissime il sindaco di Taranto Melucci dopo un'interrogazione parlamentare del deputato leghista Belotti

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I giornali italiani che per anni hanno diffuso e reso virali menzogne sui nostri presunti "nemici" sono davvero in totale cortocircuito nell'assistere come siano quest'ultimi in prima linea con noi nel momento del bisogno e i presunti "alleati" osannati assenti o a volte, come in questo clamoroso caso, direttamente ostili all'Italia.



La notizia ha del clamoroso e proprio per questa è stata totalmente censurata dalla "libera" stampa italiana. A darla con una lettera (inviata alla stampa!) è il sindaco di Taranto, il quale ieri denunciava: “Apprendiamo dall’oggetto di una interrogazione parlamentare di un intero ospedale da campo, con decine di dotazioni e posti letto di terapia intensiva, di proprietà della Nato e in custodia presso le  installazioni presenti a Taranto, che ha preso nel silenzio generale la via del Lussemburgo.”

Ripetiamo con una lettera mandata alla stampa! E qualunque redazione, a quel punto, avrebbe dovuto fermare tutto nel lavoro del giornale e trasformarla nella notizia del giorno. Per scrupolo siamo allora siamo andati a vedere quale fosse l’interrogazione parlamentare in oggetto e abbiamo scoperto che è stata depositata addirittura il 22 marzo dall’attento deputato leghista Belotti, il quale nell'annunciarla a bergamonews specificava come: “Organi di stampa lussemburghesi riportano la notizia che un ospedale da campo sarà installato vicino al CHL, Centre hospitalier de Luxembourg, e che i container e le strutture sono arrivati ieri pomeriggio, attraverso sei voli cargo, dalla Puglia. Si tratta di una struttura mobile militare che è allocata nel Southern Operational Center di Taranto della NATO ed è in dotazione alla NSPA (Nato Support and Procurement Agency), il cui comando centrale è proprio in Lussemburgo, a Capellen.”
 
Ma ancora increduli siamo andati alla ricerca di questa stampa lussemburghese. Dovrà essere stato un abbaglio del deputato leghista prima e del sindaco dopo, i nostri "alleati" non ci aiutano è vero, ma possono ostacolarci in un modo così sfacciato in un momento così drammatico per l'Italia? E allora siamo proprio andati a vedere che la stampa lussemburgese non solo conferma la notizia, ma l’”alleato”, il ricco “alleato” non ha nessuna remora nell'enfatizzare lo scippo all’Italia attraverso la Nato.
 
Ma proseguiamo nella lettera del sindaco. Ah bene ricordarlo, parliamo non di un pericoloso sovversivo, ma di un esponente del partito più filoatlantista che c’è in Italia, il Pd, lo stesso partito del ministro della Difesa Guerini a cui si rivolge l'interrogazione parlamentare di Belotti: “Vorremmo sapere quando sono buoni Taranto e l’Italia per i militari e dirigenti della Nato, quando devono ingoiarsi l’inquinamento di naviglio straniero e rinunziare ai migliori affacci al nostro mare? Non si poteva informare le Autorità sanitarie locali di una simile infrastruttura, o ancora di più destinarla per esempio alle nostre sorelle e ai nostri fratelli di Bergamo, che stanno soffrendo persino più di noi per l’emergenza sanitaria da Covid-19?”
 
Parole durissime. E conclude il Sindaco: “Meritavamo tutti un comportamento diverso, e su questo mi piacerebbe ricevere delucidazioni dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dal Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio. Di sicuro, fino ad allora, vorrei riferire ai vertici Nato presenti a Taranto che non avremo piacere a ricevere più alcuna delegazione militare straniera a Palazzo di Città, possiamo serenamente sorvolare sulle vuote cerimonie.”
 
Un atto di accusa gravissima diretto alla Nato in difesa della sua città e dei "fratelli di Bergamo". E la “libera” stampa italiana? Totale “autocensura”. Del resto, sono troppo impegnati a cercare microchip che il personale medico militare "nemico" russo sta installando in tutta la Lombardia.

La Redazione
 

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