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Salvini, come tutti gli altri prima di lui, in Qatar con il cappello in mano

 

La vicenda del vicepremier leghista dimostra che tra la campagne elettorale e l'azione di governo c'è una grande differenza. Ma nello schieramento degli incoerenti Salvini è in buona compagnia



di Fulvio Scaglione - Tpi

 

Non è stato difficile prendere in castagna il vicepremier Matteo Salvini durante la visita in Qatar. È bastato confrontare le sue dichiarazioni del recente passato, quando il petro-emirato era solo uno sponsor del terrorismo i cui investimenti in Italia andavano almeno rivisti se non proprio bloccati, con quelle delle ultime ore, in cui lo stesso Qatar è diventato un Paese innocente che accumula benemerenze investendo nelle aziende italiane. Se poi Salvini mette sul piatto anche qualche bella foto dove lo si vede imbracciare (male, peraltro) pure un mitra, il gioco è fatto.


La piccola vicenda salviniana, però, in sé e per sé è poca cosa. Dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e che tra i facili propositi delle campagne elettorali e le dure necessità dell’azione di governo di mezzo c’è forse l’oceano.

 

Tanto più che, negli stessi giorni della visita del segretario politico in Qatar, la Lega ha presentato un progetto di legge (firmato Guido Guidesi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio) per mettere sotto controllo i fondi che arrivano dell’estero per la costruzione di moschee in Italia. E i più generosi in questo senso sono quelli della Qatar Charity Foundation, che allo scopo versano ogni anno oltre 6 milioni di euro, seguiti dai turchi e dai sauditi.


Che il Qatar sia interessato a investire in Italia non l’ha scoperto Salvini. Negli ultimi anni la Qatar Investment Authority, il fondo sovrano del Paese, e la Mayhoola for Investment, la holding che fa direttamente capo all’emiro Al-Thani, hanno fatto man bassa negli hotel di lusso e nella moda (nel 2012 l’emiro ha speso 700 milioni per acquisire il Valentino Fashion Group), in Costa Smeralda (alberghi, golf, il cantiere di Porto Cervo per almeno 600 milioni, più i successivi lavori) e a Milano (rilevato al 100 per cento il progetto di sviluppo del quartiere Porta Nuova, un investimento di sicuro superiore al miliardo).

 

E il dramma è proprio questo. Salvini è solo l’ultimo di una lunga serie di politici europei che fanno su e giù con le petromonarchie del Golfo Persico cercando di fare i dignitosi ma in realtà presentandosi quasi con il cappello in mano.


Il Qatar ha ottenuto di ospitare i campionati mondiali di calcio del 2022, una totale follia sportiva e organizzativa, non certo per caso ma perché possiede il 7 per cento di Volkswagen e il 10 per cento di Deutsche Bank, quote importanti di Harrod’s, dell’aeroporto di Heathrow e di British Airways, ha investito in Credit Suisse e in Royal Dutch Shell e a un certo punto sembrò voler intervenire anche nel salvataggio di Monte Paschi di Siena. Per non parlare degli investimenti francesi e dei campioni del Paris Saint Germain, salariati con i petrodollari qatarioti.

 

Insomma, dite uno snodo dell’economia e del costume dei Paesi europei e ci troverete la manina dell’emiro Al-Thani. Per restare all’Italia. La ministra Pinotti, alla Difesa nei due precedenti governi, è stata in visita ufficiale in Qatar nel 2016, 2017 e 2018, realizzando il “colpo” più importante nel 2016, con la vendita all’emirato di sette navi militari per un valore di 3,8 miliardi.


Parlando di Europa, invece, come non ricordare almeno Federica Mogherini, alto rappresentante Ue per la Politica Estera e di Sicurezza. Nel 2017, quando l’Arabia Saudita, insieme con altri Paesi, decretò l’embargo contro il Qatar, l’alto rappresentante Ue per la Politica Estera e di Sicurezza disse che l’Unione europea aveva sempre avuto buoni rapporti con i due Paesi e che voleva continuare ad averne. Per carità, la politica è questa. Ma cerchiamo almeno di essere onesti con noi stessi.


Che Arabia Saudita e Qatar abbiano per molti anni finanziato il terrorismo islamista è fuor di dubbio. Lo scriveva ai collaboratori anche Hillary Clinton, prima da segretario di Stato Usa e poi da candidata alla presidenza, nelle mai hackerate e poi diffuse da Wikileaks. E se non lo sapeva lei… Mentre invece è molto dubbio che sauditi e qatarioti abbiano smesso di farlo.


Salvini, come tanti altri prima di lui, ha stretto un patto con il diavolo. Un po’ di miliardi per chiudere gli occhi sui massacri che in Medio Oriente, in Europa, in Russia e in Asia sono stati e sono compiuti con soldi usciti dalle stesse casse che finanziano le nostre economie. Per carità, la politica è questa. Ma non è sempre vero che pecunia non olet. In certi casi olet eccome.

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