Serbia: il tentativo di “rivoluzione colorata”, con il rischio di una guerra civile, è per ora fallito

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Serbia: il tentativo di “rivoluzione colorata”, con il rischio di una guerra civile, è per ora fallito

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Nei giorni scorsi, i servizi di intelligence serbi, avevano registrato un video dove, in un incontro tra alcuni capi studenteschi ed esponenti di un partito dell’opposizione, Movimento dei Cittadini Liberi, legato ad agenzie occidentali, della UE in particolare, in cui si pianificavano in questa giornata del 15 marzo, strategie di sovvertimento e rovesciamento del governo, anche con azioni violente e armate, addirittura, secondo le registrazioni, in combutta con settori dell’esercito e della polizia.

In questo video, riferendosi al presidente serbo A. Vucic, affermano che o scappa o verrà ucciso, non c'è una terza opzione. Parlano di attacchi provocatori contro la polizia, utilizzando tutte le metodologie e tecniche di assalto. E il termine “guerra civile” viene menzionano sei volte, è così che può iniziare la guerra civile, …è così che inizia la guerra civile…Discutevano che la protesta si stava preparando a imporre un governo di transizione...Particolarmente scandalosa è la dichiarazione della professoressa Vasi?, una delle leader della piazza, la quale afferma che l'esercito scenderà in piazza e sosterrà i manifestanti. Restiamo in attesa e vedremo se l'esercito si unirà al possibile colpo di Stato o se proteggerà l'ordine costituzionale della Serbia e di tutto il suo popolo.

Siccome nessuno chiede più nulla alla UE:  in Ucraina, in Medio Oriente, la Russia non tratta con loro, gli USA li hanno scaricati, la Cina non li considera come interlocutori autorevoli…l’unica cosa che resta agli europei della UE è occuparsi dei Balcani e allora ecco che intentano un  processo al presidente serbo bosniaco Dodik e lo condannano, manipolano i voti della Lista Serba in Kosovo, preparano le sanzioni ai serbi, organizzano e finanziano le proteste in Serbia…e tutto questo contemporaneamente e casualmente. E stranamente il tutto è sostenuto e supportato da Zagabria, Sarajevo, Pristina e dall’opposizione del Montenegro. E casualmente si scatenano violenze, proteste e manifestazioni continue nelle piazze e contro il parlament di Belgrado.  

Come dichiarato dal vice primo ministro della Repubblica Serba, ex direttore della BIA ( i Servizi Segreti serbi) e presidente del Movimento dei Socialisti, A. Vulin: “…se il piano dei servizi occidentali di provocare una guerra civile si fosse realizzato, avrebbero cercato nella notte di arrestare in Repubblica Srpska di Bosnia, i leader serbi Dodik, Stevandi? e Viškovi? a Banja Luka …Tutti i media ustascia della regione annunciano che la Serbia è a un passo dalla guerra civile e allo stesso tempo chiedono alla Serbia di arrestare Dodik, Stevandi? e Viškovi?, in esecuzione di un ordine del tribunale della Bosnia-Erzegovina, che dovrebbe essere eseguito da Eurofor o da formazioni paramilitari musulmane riorganizzate da Naser Ori?…Serbi, cosa non vi è chiaro, cosa c’è altro da capire?...Ma la Serbia è abbastanza forte e Banja Luka non è la Zagabria del 1941, dove si accoglievano i nazifascisti con i fioridevono saperlo, e lo sanno che è una città della Republika Srpska, dove il popolo serbo non può accettare che qualcuno da fuori, venga ad arrestare il proprio Presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, il proprio Primo Ministro Radovan Viškovi? e il proprio Presidente del Parlamento Nenad Stevandi?… I sostenitori di Djilas e Šolak, supportati da alcuni servizi occidentali, stanno cercando a tutti i costi di trasformare Belgrado in una Maidan. Ancora una volta, come il 5 ottobre ‘99, la feccia vorrebbe spaccare la testa a Belgrado e ai serbi, per cambiare la volontà elettorale del popolo serboma non riuscirete a distruggerete né i serbi né la Serbia…”, ha affermato Vulin.

Ieri, circa 100.000 persone da tutta la Serbia, tra cui alcune migliaia dall’estero, hanno manifestato,ma senza grossi episodi di violenza, come ha dichiarato il presidente serbo Vucic:

“…la manifestazione di Belgrado ha dimostrato che la maggioranza in Serbia non vuole una rivoluzione colorata. Le stime dei partecipanti al raduno variano intorno alle centomila persone…Sono contento che si sia tenuta regolarmente una grande protesta senza particolari violenze, anche se caratterizzata da un enorme energia negativa, rabbia e impeto, ma importante che non ci siano state vittime. In totale sono rimaste ferite 56 persone in incidenti cercati. Sono anche orgoglioso che il 99 per cento degli studenti che protestavano non hanno voluto incidenti e che non abbiano voluto partecipare ad azioni di violenza e provocazioni…che erano state prestabilite da alcuni… Abbiamo capito bene il messaggio e le richieste, su queste dovremo lavoraci e cambiare, ma speriamo anche che tutti abbiano capito che la stragrande della maggioranza del popolo serbo non vuole “rivoluzioni colorate” nel nostro paese e violenze…Ora sta a noi  imparare  da questa esperienza  e vedere dove e perché le persone sono insoddisfatte e, soprattutto, perché tanti giovani sono arrabbiati…Oggi la Serbia ha vinto in un modo specifico e il paese è riuscito a preservare la pace e la stabilità e ad affrontare e disattivare molte cose che si nascondevano e non apparivano, dietro tutto questo…”.

A cura di Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia/CIVG

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