Taiwan, patto segreto tra Partito Comunista Cinese e Kuomintang?

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di Adriano Màdaro

Aperto ieri a Pechino, nella grande Sala del popolo, il sesto Plenum del Partito comunista alla conclusione del quale (giovedì prossimo) uscirà rafforzato il potere del Presidente Xi Jinping in vista del Congresso del Pcc di fine 2022, con il rinnovo del mandato per altri cinque anni. Tra gli argomenti un rapporto sulla "esperienza storica" dei cento anni di vita del Partito, ma sicuramente anche l'emergenza che si è venuta pericolosamente a creare nello Stretto di Formosa per la contesa su Taiwan. I venti di guerra, intensificatisi dopo l'arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden, non promettono bene per nessuno.
Non verremo a conoscere granché sull'argomento, essendo il Plenum a porte chiuse. Tuttavia indiscrezioni della vigilia autorizzano a ritenere che Taiwan rappresenti il tema più delicato e per certi aspetti "riservato" del meeting. Sullo Stretto è praticamente in atto una vigilia di guerra che a quanto pare sarà inevitabile qualora il Partito separatista della Presidente Tsai Ing-wen dichiarasse, sotto protezione militare americana, l'indipendenza dell'isola. Questo evento - patrocinato e sponsorizzato a gran voce da Biden e dalla sua amministrazione con in testa l'improvvido segretario di Stato Blinken (reticente il Pentagono, che ritiene la Cina meglio armata degli Stati Uniti) - è fortemente avversato dal partito di opposizione dell'isola, il Partito nazionalista del Kuomintang, che all'ultima tornata elettorale ha perso le elezioni a favore dei separatisti.
 
Avversario per quasi un secolo del Partito comunista, il Kuomintang fu il partito di Sun Yatsen e di Chiang Kaishek, e nel 1949 definitivamente sconfitto da Mao Zedong a conclusione della lunga guerra civile. Abbandonata la capitale Nanchino nel 1937 dopo l'occupazione giapponese, il Kuomintang con il suo governo si ritirò prima a Chongqing, poi a Canton, infine fu aerotrasportato dagli americani a Taiwan impedendo di fatto al nuovo regime la liberazione dell'intero territorio nazionale. Ma i due nemici storici, Chiang e Mao, avevano già fatto prove di "salvezza nazionale" e nell'agosto 1945 si incontrarono a Chongqing per una tregua. Già nel periodo 1924-1927 nazionalisti e comunisti avevano creato un fronte unito, poi fallito per il tradimento di Chiang. Mao aveva addirittura fatto confluire il Pcc nel Kuomintang come "ala sinistra".
 
Oggi a Taiwan il Kuomintang sta lavorando per la rivincita contro i separatisti. Anche per il neo eletto presidente del partito Chu Lilun la parola "indipendenza" è una bestemmia. I nazionalisti stanno lavorando per riguadagnare la maggioranza nelle elezioni amministrative del prossimo anno e in quelle politiche del 2024. Il neo-leader Chu si trova allineato con Pechino per quanto riguarda l'unità nazionale e l'irrinunciabile diritto alla sovranità cinese sull'isola. Ha dichiarato che "Partito comunista e Kuomintang si sono sempre opposti all'indipendenza di Taiwan, promuovendo lo sviluppo pacifico delle due sponde dello Stretto di Formosa a beneficio dei connazionali di entrambe le parti, nella speranza di collaborare per la riunificazione del Paese".
 
In questi giorni al Plenum si parlerà sicuramente del rapporto ravvicinato di Pechino e Taiwan attraverso il "patriottismo" di Chu Lilun. Nel 2015 il leader nazionalista fu invitato a Pechino da Xi Jinping per avviare i colloqui di una riunificazione pacifica. Il dialogo non si interruppe con la vittoria dei sovranisti indipendentisti sostenuti da Washington, ma subì una battuta d'arresto. Entro giovedì il sesto Plenum potrebbe decidere di rilanciare alla grande il Kuomintang, lo storico avversario che oggi si profila il migliore alleato possibile nella difesa dell'unità nazionale.
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Nelle foto Chiang kaishek e Mao Zedong insieme a Chongqing nel 1945; Xi Jinping e Chu Lilun nell'altrettanto storico incontro a Pechino nel 2015
 

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