UNRWA: la sospensione dei fondi è un crimine di guerra

UNRWA: la sospensione dei fondi è un crimine di guerra

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Riportiamo dal sito Libertarian Institute: “Gli organi di stampa con accesso alla sintesi di un dossier di intelligence [israeliano] che sostiene che i dipendenti dell’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite per i palestinesi [UNRWA] hanno partecipato all’attacco di Hamas del 7 ottobre affermano che non fornisce prove a sostegno di tali affermazioni”.

“L’affermazione di Tel Aviv ha portato diversi importanti donatori dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione a sospendere i loro finanziamenti. Funzionari delle Nazioni Unite avvertono che l’UNRWA finirà presto i fondi, il che porterà i 2,3 milioni di palestinesi di Gaza verso la carestia”.

Criticità delle accuse all’UNRWA

“Il canale britannico Channel 4 e The Daily Beast hanno esaminato il riassunto di sei pagine di un dossier di intelligence che Israele sta distribuendo a fonti selezionate. Il documento sostiene che 12 membri dell’UNRWA hanno partecipato agli attentati del 7 ottobre e che centinaia dei 30.000 dipendenti dell’agenzia hanno legami con Hamas”.

“Tuttavia, secondo i media, la sintesi non fornisce prove, ma solo affermazioni. Channel 4 ha affermato che  Israele ‘non fornisce alcuna prova per l’affermazione esplosiva secondo cui il personale dell’UNRWA era coinvolto negli attacchi terroristici contro Israele’”.

Il Daily Beast riporta: ‘Un dossier dell’intelligence israeliana che espone le accuse secondo cui una dozzina di membri dello staff della principale agenzia delle Nazioni Unite a Gaza avrebbero partecipato agli attacchi del 7 ottobre include poche prove a sostegno di tali affermazioni’. CBS News ha osservato che il dossier conteneva affermazioni ‘senza fornire prove’.

Il sito New Arab fa notare che sia fonti israeliane che i media mainstream occidentali all’inizio avevano affermato che il rapporto si basava su confessioni di prigionieri palestinesi. Una base poco credibile. Lo denota anche un articolo di Haaretz sul tema, che spiega come l’Israeli Public Legal Committee, guidato dall’ex giudice della Corte Suprema Yoram Danziger, ha dichiarato che “i metodi di interrogatorio israeliani producono false confessioni”, come sintetizza il titolo dell’articolo.

Così, in un secondo momento, si è detto che le accuse sono state collazionate dall’intelligence, che ha intercettato i cellulari di tali dipendenti dell’UNRWA durante l’assalto. Spiegazione più plausibile, perché come annota New Arab, Israele intercetta tutto quanto si dice nella Striscia.

Ma, aggiunge l’agenzia, proprio “per questo motivo, i militanti che operano a Gaza hanno utilizzato linee telefoniche chiuse per coordinare gli attacchi, come testimoniano i video pubblicati dal braccio armato di Hamas durante l’attuale conflitto”. In effetti, se fossero stati intercettati, forse in quel fatidico 7 ottobre le cose sarebbero andate diversamente.

L’articolo di New Arab citato – sito di parte va specificato – riporta altre criticità riguardo le accuse, ma nella nostra nota ci fermiamo a queste, più interessanti di altre.

La punizione collettiva

Nonostante si navighi a vista e nonostante non sia stato dato modo agli accusati di difendersi, come prevede il diritto in regime di democrazia, gli Usa e parte importante dei suoi alleati hanno tagliato i fondi. Nulla importando, peraltro, che l’UNRWA abbia sospeso 9 degli accusati e aperto un’inchiesta (altri due sono morti e l’ultimo sembra sia disperso).

I 30mila dipendenti dell’UNRWA sono gli unici che possono portare aiuti ai palestinesi. Senza questa Agenzia Onu moriranno in tanti, oltre ai tanti uccisi dalle bombe. Amira Haas, su Haaretz, definisce giustamente la decisione di sospendere gli aiuti una “punizione collettiva” contro i palestinesi.

Si tratta, infatti, di una palese violazione della Convenzioni di Ginevra, che proibisce espressamente di punire un popolo per le colpe di alcuni (articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra, che lo classifica come “crimine di guerra“).

Non solo. La Haas aggiunge che ciò “dimostra disprezzo per l’ordinanza provvisoria del mese scorso da parte della Corte internazionale di giustizia dell’Aia, che aveva ordinato a Israele di adottare tutte le misure in suo potere per prevenire il genocidio, tra cui garantire l’accesso all’assistenza umanitaria nella Striscia di Gaza – funzione nella quale l’UNRWA gioca un ruolo centrale”.

Peraltro, il fatto che le accuse siano giunte nel giorno stesso del provvedimento dell’Aia palesava già una reazione scomposta alla decisione.

I Paesi che hanno sospeso i finanziamenti all’UNRWA stanno attivamente partecipando alla mattanza di Gaza e, oltre a scivolare verso un crimine di guerra, potrebbero risultare correi dell’orrendo crimine di genocidio, il più grave dei delitti. Urge un ripensamento.

Intanto, è arrivata la controproposta di Hamas alla proposta israeliana sulla tregua in cambio della liberazione degli ostaggi: 135 giorni di tregua e liberazione degli ostaggi in cambio della liberazione di circa 500 palestinesi, con la prospettiva di chiudere la guerra. Sui media indiscrezioni contrastanti sulla risposta israeliana, che potrebbero accettare stasera stessa. Ma mentre scriviamo, non c’è certezza in merito. Per certo si sa solo che giovedì si terrà un altro round di negoziati. Si spera che tutto si chiuda in fretta.

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