"E' la Germania l'anello debole dell'euro". Nino Galloni. Parte II

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"E' la Germania l'anello debole dell'euro". Nino Galloni. Parte II

Gli anni tra il 1978 ed il 1983 sono stati effettivamente decisivi per la storia del nostro Paese ed il cancellare la voce sugli investimenti pubblici, che è l'unico modo di sviluppo, è stato drammatico per la sua deindustrializzazione. Venendo all'attualità, Monti è colui che consapevolmente o inconsapevolmente ha cercato di accelerare il raggiungimento del baratro. Sono convinto che ci sono forze della politica di questo Paese che ritengono che arrivare al baratro sia salutare per cambiare la politica salariale e del mondo del lavoro. Esperimenti similari, del resto, sono stati fatti a Cipro ed in Grecia con risultati inquietanti. Ma qui arriviamo al nodo del problema: i potentati bancari e multinazionali, prima del 2007, ed ora finanziari possono-debbono essere contrastati dalla ripresa di sovranità dei popoli e da classi dirigenti degne di questo nome? Oppure dobbiamo semplicemente subire? Non c'è una terza alternativa. Io mi sono sempre schierato per il ripristino di quella legalità nazionale ed internazionale calpestata dai principi del liberismo.
 
- A 5 anni dal collasso di Lehman Brothers "ha vinto Wall Street". Lo hanno scritto recentemente Krugman e Stiglitz. Perché i governi occidentali non hanno utilizzato il consenso popolare creatosi nel 2008 per riformare il sistema finanziario?
 
Mentre prima l'economia, la finanza e la moneta erano circondati da un alone di ignoranza, oggi grazie al lavoro di tanti economisti, esperti e studiosi – mi ci metto anche io – questi concetti sono divenuti più comprensibili. Ma paradossalmente è divenuto più difficile capire come mettere in pratica quello che si è sintetizzato dalla teoria. Due sono i passaggi fondamentali da compiere, come sottolineano anche Krugman e Stiglitz. Primo. La reintroduzione del Glass-Steagall Act – la separazione tra le banche di credito e società finanziarie. Ma la posizione di Draghi è diversa ed è per metterle in subalternità alla finanza, attaccando senza motivi il nesso tra debiti sovrani e banche. Queste ultime guadagnano solo se prestano, ma se ci sono troppi vincoli, trope Basilee, troppe Eba, il sistema si impalla. Ed una prospettiva di un governo europeo delle banche, come è alle esame in questi mesi, peggiorerà la loro situazione. 
Secondo. Il recupero della sovranità monetaria degli Stati, essenziale per poi parlare di reddito di cittadinanza, ripristino dei servizi pubblici e lo sviluppo dei Paesi in generale. Ma dove le analisi dei premi Nobel sono carenti è nel dare praticità alle loro teorie. 
 
 - La crisi attuale ha le sue radici nel trionfo delle idee monetariste a partire dalla fine degli anni '70 che ha prodotto un modello socio-economico oggi insostenibile e fallimentare. La soluzione è ritornare alle politiche Keynesiane? Vede altre strade? E come passare dalla teoria alla pratica se anche i partiti socialisti europei hanno accettato le regole del gioco neo-liberiste?
 
Per parafrasare il noto aforisma di Einstein, la classe dirigente che ha prodotto il problema non può candidarsi ad essere la soluzione. Dovremo abbandonare tutte quelle illusioni liberiste, mercantiliste e monetariste che ci hanno portato alla crisi attuale. 
In generale, credo che potremo prendere l'analisi keynesiana a riferimento ma con due accortezze: la prima è di distinguere fra la teoria dell'emissione da parte dello Stato di moneta, teoria che resta valida ma bisogna considerare meglio quella privata e bancaria. La critica che faccio al Mmt ed Epic, ad esempio, è che fanno un discorso giusto sulla moneta statale ma trascurano che il grosso della moneta di un sistema è credito fra privati e credito bancario. Ci sono state degenerazioni ingiustificabili ed oggi la moneta statale è paralizzata - un danno enorme che va riparato - ma quella bancaria ha tutt'altra funzione ed è il 96% del totale.
Il secondo punto è che dobbiamo aggiornare Keynes allo sviluppo tecnologico ed alla segmentazione del mondo del lavoro. 
I governi si devono muovere verso un pareggio di bilancio di parte corrente, esclusi gli interessi, e creare invece disavanzi per finanziare gli investimenti pubblici di cui una parte sono i titoli a basso tasso d'interesse. Quindi, una Banca centrale o pubblica deve acquistare – con moneta aggiuntiva – quella evenutale parte di offerta obbligazionaria che rimanga invenduta. Si otterrebbe così un modulo sano e virtuoso per l'economia.

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