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GRAZIE A DOCUMENTI CIA, NUOVA LUCE SUL GOLPE BORGHESE E SUL FILO TRA ASSASSINIO KENNEDY E STRATEGIA DELLA TENSIONE

 
 

di Michele Metta* 
 

Nei precedenti miei articoli per l’Antidiplomatico circa la mia inchiesta sull’assassinio di John Kennedy e la centrale CIA in Italia mascherata sotto il nome di Centro Mondiale Commerciale, s’erano già affacciati intrecci assai peculiari tra la morte di JFK ed il fascista Valerio Borghese: a cominciare dal salvataggio di Borghese, sul finire della II Guerra Mondiale, ad opera, congiuntamente, dell’altissimo dirigente dello spionaggio USA Angleton e del poi membro del CMC Bonfantini, per proseguire, quindi, con il ritrovamento di un’agenda di Clay Shaw, anche lui membro del CMC ed incriminato dal Procuratore Garrison perché parte del complotto per uccidere Kennedy; agenda contenente nome e recapito d’una parente stretta di Borghese. Intrecci riguardanti, inoltre, un passaggio notevolissimo di soldi, appartenenti al fascista dominicano Ramfis Trujillo, attraverso una banca alla cui testa c’è proprio Borghese: il Credito Commerciale e Industriale. Passaggio effettuato, guarda caso, alla vigilia d’un viaggio compiuto ad Haiti da Trujillo al fine di smistare i finanziamenti necessari ad organizzare l’agguato di Dallas del 22 novembre 1963.





Oggi, emergerà il riconnettersi di tutto anche ad un’altra vicenda riguardante Borghese: il golpe da lui tentato in Italia nel 1970. Avevo già fatto cenno circa il ruolo avuto a posteriori da Andreotti nell’insabbiare, tramite precisi ordini ai nostri Servizi segreti, le responsabilità di Gelli, il capo della P2, in quell’atto eversivo. Andreotti – avevo avuto modo d’aggiungere – s’era precipitato ad altrettanto insabbiare il ruolo di due personaggi assai legati agli Stati Uniti e, ancor più in dettaglio, a Nixon: Pier Talenti ed Hugh Fenwick. Ebbene, la potente novità è che sono riuscito ad imbattermi, all’interno degli archivi CIA, in documenti riguardanti entrambi questi ultimi.

Vediamo.

Un primo documento, avente per protagonista Fenwick, e denominato Letter to Mr. Hugh Fenwick from (SANITIZED), dimostra la relazione tra lui e la Central Intelligence Agency fin da, perlomeno, il gennaio del 1951. Relazione certamente connessa ad attività altamente sensibili, dato che tale scritto, ad oltre 50 anni dalla sua stesura, è liberato dal segreto solo in parte, conservando porzioni censurate perfino nello stesso titolo: quel SANITIZED tra parentesi tonda, infatti, significa che si ritiene necessario ancor oggi omettere l’estensore della lettera a Fenwick.





Quanto, invece, ai nuovi documenti CIA su Talenti, è bene, prima d’avventurarci, chiarire come questi fosse erede d’un impero immobiliare colossale. Era, infatti, nipote d’Achille Talenti, costruttore e fondatore, assieme a Giuseppe Tudini, della ditta Tudini e Talenti che, negli anni Sessanta, aveva dato vita ad un intero quartiere nel Nord-Est di Roma. Ebbene, in un resoconto CIA da me esaminato, intitolato Monarchist and Right Wing Movements. Neo-Fascist Movements, tanto Tudini che Achille Talenti sono identificati quali finanziatori delle attività neofasciste di Borghese fin dall’immediato dopoguerra. Poco virtuosa inclinazione che, nella famiglia Talenti, letteralmente s’eterna senza soluzione di continuità: grazie alla trascrizione della conversazione tra alcuni dei golpisti pervenuta il 29 novembre 1974 a Luciano Violante, allora Giudice Istruttore presso il Tribunale di Torino, si scopre che nel Golpe Borghese erano coinvolti sia Pier Talenti che Achille Talenti, il quale ultimo, infatti, muore solo il 2 ottobre 1971.

Quanto al legame tra Pier Talenti e Nixon, è di sicuro propedeutico, qui pure, iniziare da una premessa: il saggio di Tim Weiner One man against the world. The tragedy of Richard Nixon. Nel narrare, appunto, della rete che aveva consentito a tale politico di godere d’uno smisurato potere come Presidente USA, Weiner, dopo aver parlato delle pesantissime connivenze tra questi e la dittatura greca, non manca di sottolineare quanto segue:
 
Una coalizione di leader dell’estrema Destra in Italia era servita come ulteriore fonte di fondi segreti a favore di Nixon. Questi avevano passato sottobanco centinaia di migliaia di dollari attraverso Pier Talenti, un industriale italo-americano con tendenze fasciste e vaste proprietà immobiliari a Roma legate alla propria famiglia. Era stato Nixon stesso ad istruire il proprio Capo di Gabinetto, H. R. Haldeman, affinché s’adoperasse nella gestione di “questi contributi dall’Italia”. Per Nixon, era un piacere ripagare i propri finanziatori appena se ne presentava l’occasione: come Presidente, aveva approvato di persona milioni di dollari segretamente dati a politici della Destra italiana attraverso la CIA e affidato tramite il Pentagono arsenale bellico per decine di milioni ai colonnelli greci.
 

Parole di Weiner cui senz’altro abbinare il mio rinvenimento d’un cablogramma, spedito da Graham Martin, Ambasciatore di Nixon a Roma, e con raccomandazione assoluta che venisse letto solo da Kissinger. Interessantissimo, perché testimonia contezza, da parte di Martin, d’un incontro tra Pier Talenti e John Mitchell, il Ministro della Giustizia di Nixon. Incontro con prospettiva d’allargarsi allo stesso Kissinger ed a Nixon in persona, e organizzato da Abplanalp, uno degli amici più stretti di Nixon. Siamo – attenzione – proprio nel dicembre del 1970 in cui il golpe di Borghese si materializza. Martin ci tiene a sottolineare come Talenti gli si sia dimostrato utile fin dall’anno precedente, «soprattutto nel mantenere il contatto con elementi dell’estrema Destra democristiana».

Sulla solidità del legame tra Martin e Pier Talenti, ecco conferma da un altro Ambasciatore USA a Roma, ma di ben altra pasta: Richard Gardner, rappresentante di Carter in Italia dal 1977 al 1981. È contenuta nel proprio libro Mission Italy. On the Front Lines of the Cold War, laddove scrive:
 
Ho avuto un’altra esperienza negativa con l’ambasciata americana nel periodo 1969-1972, quando Graham Martin era ambasciatore del presidente Nixon a Roma. [...] Durante le mie visite al suo ufficio presso l’ambasciata di Roma, s’era scagliato a muso duro contro i compatrioti critici verso la politica in Vietnam di Nixon bollandoli come “comunisti” e sembrava credere in un’imminente presa del potere in Italia da parte dei comunisti. Martin s’affidava ai consigli di italiani molto conservatori come Michele Sindona, un manipolatore finanziario corrotto, e Paul Marcinkus, le cui transazioni finanziarie ingiustificate avrebbero finito con il provocare una crisi nella Banca Vaticana. Profonda influenza su di lui ha avuto anche un rappresentante d’estrema Destra in Italia del partito Repubblicano, Pier Talenti. Martin aveva sì evitato i rapporti con i leader politici, inventando però un programma segreto per finanziare i politici centristi e della Destra estrema […]. Questo programma è stato rivelato da indagini congressuali e ha ulteriormente danneggiato la reputazione USA in Italia.
 
Robustezza della liaison tra Pier Talenti e Martin non meno ribadita in un altro dei saggi di Weiner: il suo parimenti acclamato Legacy of ashes. Rammentato l’impressionante dato di 65 milioni di dollari distribuiti dalla CIA a nostri politici compiacenti nell’arco del ventennio che trascorre dall’inizio della Guerra Fredda all’elezione di Nixon, Weiner, infatti, così prosegue:
 
Nixon e Kissinger avevano rinfocolato ancor di più tale tradizione. Il loro strumento era stato la Stazione CIA a Roma e l’incredibile ambasciatore Graham Martin.
Kissinger aveva battezzato Martin “l’alleato dagli occhi di ghiaccio” […]. Nessun altro diplomatico statunitense era mai stato così profondamente innamorato delle operazioni clandestine.
Nixon lo giudicava fenomenale. “Ho una grande stima personale verso Graham Martin”, aveva detto a Kissinger il 14 febbraio del 1969, e con ciò l’ingranaggio s’era messo in moto.
L’incarico di Martin come ambasciatore in Italia era stato frutto dell’impegno d’un ricco americano di Destra chiamato Pier Talenti, vissuto a Roma, dove aveva raccolto centinaia di migliaia di dollari per la campagna di Nixon del 1968 tra i propri amici ed alleati politici. Cosa che gli aveva aperto le porte alla Casa Bianca. Talenti s’era incontrato con il colonnello Alexander M. Haig, Jr., assistente militare di Kissinger, per dare l’avvertimento che i socialisti erano sul punto di prendere il potere in Italia, e per quindi suggerire che un nuovo ambasciatore americano fosse necessario per contrastare la Sinistra. Aveva proposto Martin, ed il suo messaggio era approdato fino al gradino più alto. Come detto da Wells Stabler, suo vice a Roma, Martin era riuscito a convincere Nixon e Kissinger di “essere, con le sue doti di vero duro, l’uomo giusto per dare una raddrizzata alla politica italiana”.
 

Premesso tutto questo, veniamo ora alla parte perfino più dirompente delle scoperte contenute nei documenti CIA da me esaminati. Partiamo da Itkin’s story of his work for Cia, as related from notes by Warren Donovan: svela che Pier Talenti era cognato, e partner in operazioni d’Intelligence, d’Herbert Itkin. Quest’ultimo è un individuo con doppia, forte affiliazione: all’FBI e alla CIA. Reclutamento, quello d’Itkin nella Central Intelligence Agency, che – parola dello stesso interessato – risale al 1954, quando, per ordine diretto d’Allen Dulles, era stato affidato subito a George de Mohrenschildt, un bielorusso di Destra il quale, vista la propria strana vicinanza al capro espiatorio Oswald, è una delle figure chiave dell’assassinio di JFK.
Ma l’interconnessione tra de Mohrenschildt ed Itkin, sicuramente perdurata anche durante gli anni Sessanta, è fondamentale anche per un altro preciso aspetto: il coinvolgimento di de Mohrenschildt – vedasi, in questo caso, il Rapporto A meeting was held in the library of the knickerbocker – in un’operazione CIA svoltasi nel 1963 ad Haiti e chiamata in codice WUBRINY. Vale a dire: stesso luogo e momento della trasferta di Ramfis Trujillo diretta a smistare i finanziamenti necessari ad organizzare l’attentato contro JFK; missione haitiana di Trujillo immediatamente successiva – ribadiamolo – ad un più che rilevante e misterioso passaggio di soldi del dominicano attraverso una banca a dirigere la quale c’è proprio Borghese. Ebbene: anche Itkin era impegnato, in quell’identico frangente, in un’azione CIA ad Haiti; azione con implicata anche la mafia locale. Ed assieme a chi? Prendiamo un altro documento CIA, questa volta denominato Excerpts relating to Itkin assertions, e leggiamo: assieme proprio a Pier Talenti, e ad un altro personaggio, chiamato Mario Brod.

Missione, questa del trio Itkin, Talenti, Brod, che merita davvero tutto il nostro interesse, perché – dice lo stesso Itkin in una propria dichiarazione registrata – un suo spiccato scopo, data la situazione geografica d’estreme dirimpettaie tra le due isole, era «recare danno a Cuba, se non addirittura invaderla, attraverso la zona Nord-Ovest di Haiti». Insomma: era parte del tentativo USA d’abbattere Castro. Ebbene, come rilevato da più d’uno degli studiosi dell’affaire JFK, primo fra questi proprio Garrison, l’operazione CIA contro il Presidente cubano tramuta, da un certo momento innanzi, nella missione per uccidere John Kennedy, secondo l’ahimè vincente ragionamento, da parte dell’Agenzia, che modo migliore non esista per occultare un piano se non all’interno d’un altro piano.

Altrettanto appropriato è, però, soffermarsi sulle caratteristiche biografiche di Brod: questi, infatti, è Agente dello spionaggio statunitense fin dal 1944, quand’è personalmente reclutato da Angleton. Vuol dire un reclutamento di Brod, da parte d’Angleton, ad appena mesi da quello, sempre per mano d’Angleton, di Borghese. La saldatura tra Brod ed Angleton permane, da qui in poi, immutata. Lo dimostra assai bene la celeberrima diserzione dal KGB, nel 1962, d’Anatoly Golitsyn. Il russo è immediatamente e morbosamente protetto proprio da Angleton, nelle cui grazie entra tramite la sintonia assoluta tra le dichiarazioni rese dopo la defezione e le più deleterie paranoie dell’altissimo dirigente CIA; come quando, ad esempio, accusa pressoché tutti i leader del Mondo occidentale d’essere al soldo dei sovietici. Si fa dunque sì che avvocato di Golitsyn sia proprio Mario Brod.

Ora – si badi – accade che Angleton, clamorosamente, torni a dar traccia di sé proprio nel tentato golpe del 1970: a partire dal gran apporto del piduista Umberto D’Amato a tale atto, come giustamente sottolineato da una sentenza del Tribunale di Milano emessa dal magistrato Salvini. Il D’Amato che, in un documento segreto rintracciato da un altro magistrato ancora, Casson, è indentificato quale appartenente, anche, alla CIA. L’identico D’Amato, cioè, che allo scadere della II Guerra Mondiale – sorpresa – , è guarda caso il membro dei Servizi italiani mandato a coadiuvare Angleton durante quel salvataggio di Borghese di cui è complice anche il membro del CMC Bonfantini. Angleton che – il cerchio si chiude – , in una sorta di testamento scritto da Borghese poco prima di morire, è addirittura indicato come il principale sostenitore del golpe.

Trattasi d’un testo oltremodo avvincente: consegnato nel novembre 2003 alla magistratura bresciana dopo essere stato tenuto nascosto per un trentennio, anche questo, prima di tutto, chiama in causa Pier Talenti. Inoltre, fornisce un’eccellente spiegazione per l’andata a monte dell’azione eversiva: una fuga di notizie all’ultimissimo istante, e arrivata addirittura fino all’orecchio della dirigenza del Partito Comunista. Spiegazione che, a ben riflettere, completa assai bene un dato fornito dal più noto pentito di Cosa Nostra di tutti i tempi: Buscetta. Questi, nel novembre del 1992, aveva così chiarito: il contrordine che aveva spento il tutto, era derivato da un pericoloso posizionarsi nel Mediterraneo della Flotta sovietica. Insomma: lo stop era stato indispensabile ad evitare una possibile III Guerra Mondiale. Che Buscetta sappia, è perché – nuova coincidenza – nel golpe, esattamente come nell’operazione haitiana di Talenti, era coinvolta anche la mafia; non più quella americana ma quella, ovviamente, italiana, sia siciliana che calabrese.

In particolare, a fare da intermediario tra quest’ultima e Borghese, era stato un avvocato: Paolo Romeo, massone e, non meno, Agente dello Spionaggio italiano. Infatti, se, come narrato da Borghese, la fuga di notizie era giunta fino alla dirigenza del PCI, allora è facile ed ovvio che questa abbia allertato al più presto il Cremlino, con il conseguente dislocamento navale russo nel Mediterraneo in un modo tale da far capire che l’operazione sovversiva doveva assolutamente finire.

A maggior ragione, considerata un’altra rivelazione sempre contenuta nel Testamento spirituale di Borghese: riuscito il colpo di Stato, venendo meno all’impegno all’epoca ferreo, ed in ogni caso tuttora sancito dalla propria Costituzione, di non partecipare a guerre, l’Italia avrebbe mandato truppe in Vietnam. Fatto che, preso dall’angolazione opposta, ci mette in presenza d’un nuovo plausibilissimo motivo per il quale Nixon avrebbe deciso d’appoggiare Borghese: ricevere aiuto per quella guerra nel Sud-Est asiatico a lui così cara; guerra dalla quale – non guasta ricordarlo – Kennedy aveva nero su bianco dimostrato, viceversa, di volersi ritirare.

Ma il Testamento di Borghese non manca di contenere un ultimo disvelamento ancora: d’accordo con il golpe era pure Andreotti; anzi, addirittura, era proprio il notissimo politico il designato ad assumere la guida del Governo che il colpo di Stato si prefiggeva d’insediare. Significa, in altri termini, che Andreotti aveva un assai personale interesse ad insabbiare i nomi di Pier Talenti e Hugh Fenwick: proteggere sé stesso.

Ruolo centralissimo d’Andreotti nell’accaduto cui giunge oltretutto conferma da un osservatore indubbiamente privilegiato: Giulio Caradonna. Picchiatore fascista – «Ai comunisti gli ho menato poco», diceva, con espressione romanesca che, sarcasticamente, sottintende un “troppo” tra il verbo ed il “poco” finale – Caradonna, membro pure della P2, è colui il quale, per ancor più adeguatamente inquadrarlo, ha l’autorità per convincere il suo collega di Partito Gianfranco Fini ad intraprendere quella svolta filo-israeliana, e dunque filo-statunitense, che tuttora fa storcere il naso a tanta Destra del nostro Paese, ma ha indubbiamente messo nelle mani dei missini frattanto ammantatisi della nuova sigla di Alleanza Nazionale il biglietto d’ingresso al Governo. Sa assolutamente bene cosa dice, dunque, Caradonna, quando, in una propria intervista su La Stampa, resa sul chiudersi del 1993 al giornalista Filippo Ceccarelli, ripercorre tutta la storia del Movimento Sociale Italiano. Intervista dove, appunto, sostiene a gran voce che, con il Golpe Borghese, Andreotti aveva assolutamente a che fare. Per poi, giunto alla eccezionale impennata di voti avuta dalla propria compagine nel 1972, con altrettanto impeto, guarda caso, aggiungere: «E che, facciamo gli ipocriti? Io non ho paura di dire che il msi ha vinto, nel 1972, con i soldi degli americani, 6-700 milioni [di Lire] di allora procurati attraverso una mia iniziativa da un italiano d’America, emerito. Pierfrancesco Talenti, uno degli uomini di punta del partito repubblicano americano. Amico di Richard Nixon. Soldi del dipartimento di Stato che vennero attraverso il generale Miceli, allora capo del Sid e quindi alta autorità della Nato. Li portò con le valigie direttamente ad Almirante». Miceli è coinvolto nel Golpe Borghese.

Miceli al quale, pur senza mai citarlo direttamente per nome, certamente allude il già incrociato Gardner quando, durante un discorso tenuto nell’a noi ben più prossimo 2006 per il Carnegie Council for Ethics in International Affairs, confida:
 
Al mio arrivo in Italia nel marzo del 1977, la reputazione americana in Italia era in un punto d’assoluto declino. [...]. E non era solo il risultato della Guerra del Vietnam e del Watergate, o dell’assassinio dei due Kennedy e di Martin Luther King. Quello che gli Stati Uniti avevano fatto in Italia negli otto anni precedenti sotto Nixon e Ford era indicibile. Graham Martin, ambasciatore dal 1969 al 1972, aveva versato enormi quantità di denaro nelle tasche dei politici di Destra, tra cui il capo dei Servizi segreti italiani, noto neofascista successivamente implicato in un complotto, per prendere il Paese con la forza, guidato da un certo principe Borghese, un pazzo furioso di Destra. L’altra influenza importante su Graham Martin era un uomo di nome Pier Talenti, un grande amico di Nixon, un sovvenzionatore di Nixon, un italo-americano residente in Italia. Condotto innanzi a un Tribunale dal governo italiano per implicazioni in quella trama sovversiva.
 
Insomma: pur senza il tono ruspante di Caradonna, Gardner rispecchia quanto detto dal missino.

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