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Guerra santa in Nicaragua? Il ruolo della gerarchia cattolica nella destabilizzazione del governo sandinista

 

In America Latina, le gerarchie cattoliche sono state storicamente contrarie a qualsiasi processo rivoluzionario



di Itzamná Ollantay* - teleSUR
 

Il 9 luglio, nella Basilica Minore di San Sebastian, nella città di Diriamba, a Carazo, a circa 40 km a sud di Managua, una folla di nicaraguensi ha obbligato ad aprire le porte dell’edificio religioso, trovandovi trincerato un gruppo di persone armate contrarie al governo. In quel momento, la moltitudine di fedeli sul posto ha aggredito fisicamente e verbalmente il Cardinale, il Nunzio Apostolico, diversi vescovi e sacerdoti giunti per liberare i trincerati "Cavalieri Crociati". [1]

 

Già nelle scorse settimane, all'interno di un altro tempio cattolico del paese, secondo i manifestanti, gli oppositori al governo, hanno rapito e violentato un agente della Polizia Civile Nazionale. [2]

 

Ma i manifestanti, le cui azioni sono state e diffuse sui social network, rivendicano come legittima la protesta contro i loro pastori e vescovi che promuovono e proteggono i criminali che stanno insanguinando il paese. In un altro dei video trasmessi, un prete corpulento, in abito talare, con le vene tese e gli occhi rigonfi d’odio odio, insuffla violente arringhe a pieni polmoni, istigando la defenestrazione del governo democraticamente eletto. [4]

 

Che ruolo gioca la gerarchia cattolica nel turbolento Nicaragua di oggi?

 

In America Latina, le gerarchie cattoliche sono state storicamente contrarie a qualsiasi processo rivoluzionario. Inoltre, molti vescovi e cardinali erano e sono complici degli omicidi selettivi dei loro sacerdoti che scelsero per “l’opzione preferenziale per i poveri". L'attuale gerarchia cattolica nicaraguense fu “accomodante e silenziosa" con il governo di Daniel Ortega perché, nel 2005, "garantì loro il divieto dell'aborto". Ma questa “collusione revolucatólico“ fu tradita dai pastori perché si resero conto che "le loro pecore" lasciavano l’ovile.

 

Le persone indignate che hanno smascherato la gerarchia cattolica a Diriamba non sono criminali, tanto meno “marmaglia”, come afferma la Chiesa Cattolica. Molti di loro sono fedeli cattolici svegli. Se fosse stata “marmaglia”, ora saremmo presenti a un funerale di diversi vescovi e preti (promotori e difensori di criminali arroccati nei templi) uccisi dai loro fedeli. Perché per la gerarchia cattolica Daniel Ortega, fino a tre mesi fa, era un governante esemplare, e ora è il suo nemico? Perché vescovi e sacerdoti, usando insegne e tuniche sacre, predicano la defenestrazione e l'odio contro Ortega? Perché non c'è una dichiarazione o un comunicato della Chiesa Cattolica contro i criminali armati che si barricano nelle chiese cattoliche, per poter da lì uccidere i credenti sostenitori di Daniel Ortega? [5]

 

Come nel Medioevo, i vescovi in Nicaragua credono di avere il potere di ungere e licenziare i governanti terreni: è possibile che non si rendano conto che stiamo vivendo nel XXI secolo? Perché dichiarano apertamente la "guerra santa" a un governo eletto dal popolo?

 

Ora, i vescovi affermano di difendere i poveri, ma i poveri in Nicaragua hanno optato per il processo di cambiamento.

Perché sono rimasti costantemente in silenzio per più di 500 anni davanti all'espropriazione cruenta dei cattolici poveri in nome di Dio? Perché stavano zitti quando i governi neoliberali, nei decenni appena passati, hanno ucciso milioni di bambini del Nicaragua per fame e malnutrizione?

 

La gerarchia cattolica deve capire che il popolo del Nicaragua non è più disposto a sottomettersi a un'oligarchia religiosa che vuole prendere il loro scalpo nel nome di Dio. Molto meno essere inghiottito da un impero della morte che distrugge interi paesi e uccide bambini in nome di un Dio sconosciuto, complice di tanta atrocità.

*Avvocato, teologo e antropologo

[1] Vedi

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(Traduzione dallo spagnolo per l'AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

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