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Brasile: il candidato dell'estrema destra incontra l'ambasciatore USA. Intanto cresce la protesta popolare per la liberazione di Lula

 

Un incontro propedeutico all’obiettivo reale del nostalgico fascista Bolsonaro: ottenere una riunione con il presidente Donald Trump



di Fabrizio Verde
 

Mentre il candidato preferito dal popolo brasiliano, l’ex presidente Lula, resta in galera senza uno straccio di prova, ci sono altri candidati che si danno molto da fare per conquistare la presidenza del Brasile in vista delle prossime elezioni. 

 

L’emittente teleSUR rivela che il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro del Partito Social-Liberale (PSL) si sarebbe segretamente incontrato con l'ambasciatore degli Stati Uniti in Brasile, Peter Michael McKinley.

 

Un incontro propedeutico all’obiettivo reale del nostalgico fascista Bolsonaro: ottenere una riunione con il presidente Donald Trump, secondo quanto riferisce Brasil 24/7. 

 

Adesso proviamo a ipotizzare che il candidato dell’estrema destra - in tutti i sondaggi staccato almeno di venti punti da Lula - avesse incontrato l’ambasciatore della Russia. Immaginiamo gli strepiti isterici della stampa mainstream, fiumi di parole sul pericolo delle ingerenze russe nel processo democratico in Brasile. Invece, quando ci sono le vere interferenze, quelle concrete che nel corso degli anni hanno sempre indirizzato i processi elettorali in varie parti del mondo, con particolare forza in America Latina, cala il silenzio più totale. 

 

Tornando a Bolsonaro, non possiamo non rilevare che si tratta di un ex militare che ammira apertamente l’ex dittatore fascista cileno Augusto Pinochet. Il candidato brasiliano si è spinto sino a proporre il ripristino del governo militare e che Pinochet «avrebbe dovuto uccidere più persone». 

 

Già l’anno scorso Bolsonaro era assurto agli onori delle cronache quando durante il voto per l’impeachment di Dilma Rousseff, aveva tessuto le lodi di Carlos Brilhante Ustra, il colonnello che guidò il famigerato programma di tortura della dittatura negli anni '70. 

 

L’ex presidente Rousseff in quegli anni fu imprigionata per tre anni e subì atroci torture. 

 

Il candidato, a questo punto possiamo affermare sponsorizzato dagli Stati Uniti, ha inoltre mostrato di avere una concezione ultra-liberista dei diritti sociali. In occasione di un discorso tenuto davanti a  membri e sostenitori Confederazione Nazionale delle Industrie (la Confindustria brasiliana) ha infatti affermato: «I lavoratori dovranno decidere se vogliono meno diritti e occupazione, o il massimo grado di diritti e disoccupazione».

Insomma, un vero e proprio ricatto sociale, a cui l’uditorio ha risposto con un’ovazione. 

 

Lula non baratta dignità con libertà

 

Nel bel mezzo di uno scontro giudiziario, per ora vinto da chi ha deciso di rinchiudere Lula in galera senza alcuno straccio di prova, l’ex presidente Lula continua a godere di uno straordinario sostegno popolare. 

 

In tutte le città del Brasile si susseguono manifestazioni popolari per chiedere l’immediata liberazione di Lula. Ormai divenuto un prigioniero politico, come denunciato dalla Fondazione Internazionale per i Diritti Umani. A Curitiba, dove è imprigionato, è stata celebrata la ‘Giornata Nazionale di Lotta per Liberare Lula’.

 

Intanto Lula ha rivelato al suo ex ministro Celso Amorim di non essere intenzionato «a barattare la mia dignità per la mia libertà». 

 

Secondo il popolare leader ed ex sindacalista i suoi avversari vogliono «impedire che il popolo possa ascoltare» quanto lui ha da dire. 

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