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Centro Mondiale Commerciale. Indegna censura canadese cerca di fermare la verità

 
 

 

di Michele Metta 

 

Come già ben sanno i lettori che hanno seguito le precedenti puntate della mia inchiesta sul Centro Mondiale Commerciale – la S.p.A. romana che, in realtà, nascondeva in sé una centrale occulta della CIA – , il CMC è costola della nordamericana Permindex. Permindex fondata da un canadese: Louis Bloomfield, il cui nome spunta anche all’interno delle esclusive carte del CMC in mio possesso. Bloomfield che, poco prima di morire, decide di affidare i propri documenti riguardanti la Permindex-CMC all’Archivio centrale del Canada. Una decisione meno insolita di quanto si potrebbe pensare: Edgardo Sogno, il golpista che pesantemente incrocia la propria esistenza con quella del CMC, deciderà ugualmente, prima di morire, di finalmente rivelare molti aspetti fino a quel momento celati e negati della propria attività eversiva; l’Agente della CIA Howard Hunt, anche lui farà altrettanto, confidando al proprio figlio, poco prima del proprio decesso, il coinvolgimento, appunto, della Central Intelligence Agency nell’assassinio di John Kennedy. L’incombere del proprio trapasso, porta alcuni a questo tipo di scelte. L’unico vincolo che Bloomfield aveva imposto, è che questo suo lascito fosse consultabile solo dopo venti anni dalla propria dipartita. Decisione lasciata nero su bianco, ed alla quale, però, trascorso appunto tale ventennio, fa opposizione la vedova di Bloomfield, chiedendo che il lascito maritale sia reso inaccessibile. È qui che – siamo nel 2004 – entra in campo un coraggioso ricercatore, chiamato Maurice Phillipps, il quale fa Causa, ottenendo un’importante vittoria: le carte di Bloomfield tornano ad essere consultabili. Con un ma. Ma gigantesco, perché il Tribunale che s’esprime sul ricorso fatto da Phillipps impone che le carte siano consultabili solo e soltanto man mano che queste divengano vecchie di almeno 50 anni. Perché? Per via di un clamoroso pretesto: all’interno di quelle carte, c’è anche della corrispondenza con Ernst Imfeld, un avvocato. È invocando il dovere della riservatezza nei rapporti tra avvocato e proprio cliente che il Tribunale emette la sua decisione. Decisione ch’è un triplo insulto: alla realtà, all’intelligenza, al Diritto. Infatti, Imfeld non è in nessun modo l’avvocato di Bloomfield, ma un suo socio in affari. Ma c’è di più: per via di questa presenza, il Tribunale impone che tale consultabilità dopo 50 anni sia applicata non unicamente ai documenti davvero riguardanti Imfeld, ma a tutti i documenti lasciati in eredità da Bloomfield all’Archivio del Canada.



 

A questo già difficile quadro, si aggiunge però, oggi, una pesante ed inaccettabile novità, che mi giunge attraverso un altro coraggioso ricercatore: John Kowalski. Kowalski mi ha contattato con estrema urgenza, per pregarmi di denunciare attraverso L’Antidiplomatico che, tornato presso tali Archivi per avere accesso ai documenti che nel 2018 hanno maturato il famoso cinquantennio d’anzianità, si è visto opporre rifiuto. In sostanza, gli Archivi gli hanno fatto sapere che non consegneranno più nessuna carta di Bloomfield. Decisione scandalosa, gravissima, e che, soprattutto, sopraggiunge proprio, guarda caso, nel momento in cui tra me e Kowalski, grazie all’incrocio che stavamo sviluppando, mutuamente, tra le sue ricerche e le mie, stava sul CMC sorgendo una assai proficua collaborazione. E faccio subito e volentieri alcuni esempi.





Avevo avuto modo, nei miei scorsi articoli sul tema pubblicati da
L’Antidiplomatico, di evidenziare una manovra svolta dal CMC per mettere sotto il proprio controllo gangli importanti della nostra Repubblica. Mi riferisco, cioè, a quella operazione di corruzione capitanata dal membro del Centro Mondiale Commerciale chiamato Georges Mantello, e che coinvolse personalità quali: Giovanni De Lorenzo, golpista, piduista, e potentissimo capo dei nostri Servizi; Giuseppe Pighini, un ammiraglio già militare di punta della Marina sotto il fascismo e militare di punta della NATO poi, tanto da essere messo a capo del ComNavSouth, il Comando delle Forze navali del Sud Europa, ed il quale risulta complice di attività eversive sia a fianco del piduista Sindona che del piduista Sogno; Gaetano Piccolella, allora questore di Roma, e quindi, dal 1995 al 1997, vicecapo nazionale della Polizia poi inciampato in un’inchiesta, battezzata Phoney Money, nella quale troviamo anche il nome del Pier Francesco Pacini Battaglia legato alle indagini sulla Strage di Ustica. Questo, per via di una Società del Pacini: la Mediterranean, andata a fare strane prospezioni geologiche all’indomani dell’abbattimento dell’aereo Itavia, e proprio nel tratto di mare in cui tale aereo era precipitato. Mediterranean avente per notaio lo stesso identico notaio del Centro Mondiale Commerciale. Ebbene: Mantello aveva condotto tale operazione tramite il ricorso ad un’altra Società ancora, battezzata Marina Reale. Quel che il bravo Kowalski era riuscito a trovare negli Archivi del Canada prima che gli Archivi, misteriosamente, gli comunicassero che gli serravano la porta in faccia, è un documento, scritto da Bloomfield e, nel luglio del 1961, inviato a Tibor Rosenbaum. Documento che elenca i possessori di Marina Reale. Questi sono: Georges Mantello, con il 25% delle quote; Enrico Mantello e Tim Pales, detentori di un altro 25%; Dov Biegun, 10%; Joseph Slifka, 15%; Bloomfield, 10%; Max e Moe Pascal, 7.5%; Nate Dolin, 7.5%. È un dato clamoroso sotto più d’un aspetto. Innanzitutto, infatti, confrontato con le carte del CMC in mio possesso, smaschera per intero Marina Reale come struttura di comodo del Centro Mondiale Commerciale: Biegun, Georges ed Enrico Mantello, che, tra loro, sono padre e figlio, Slifka, Bloomfield, tutti appartengono al CMC. Quanto a Max e Moe Pascal, sono parenti di Bloomfield. Già. L’aspetto successivo è che, se allarghiamo l’orizzonte ad un altro dei Pascal, e cioè Harry Pascal, nipote di Luis Bloomfield, vediamo la sua presenza nella BCCI, Istituto di credito dedito a tal punto al lavaggio di denaro sporco delle peggiori provenienze da essere d’autorità chiuso nel 1991. Bene: è interessantissimo notare che, ad essere ancor più precisi, il documento di Bloomfield reperito da Kowalski è indirizzato a Tibor Rosenbaum direttamente presso la sede dell’International Crèdit Bank di Ginevra, di cui Rosenbaum è a capo. ICB la quale può essere considerata progenitrice della BCCI. Non solo: quando ho approfondito le mie ricerche, ho scoperto che, come evidenziato dal saggista Naylor nel suo molto apprezzato Hot money and the politics of debt, l’ICB era un tutt’uno con il Mossad, la massima agenzia d’Intelligence israeliana; talmente un tutt’uno «da potersi ad un certo punto stimare che il 90% dell’acquisto di armi all’estero da parte del Dipartimento della Difesa israeliano passasse attraverso questa [banca]». Siamo all’agghiacciante riprova del ruolo forte del Mossad all’interno del CMC già dimostrato dalla mia rivelazione, in esclusiva mondiale a L’Antidiplomatico, della presenza, nella cabina di comando del Centro Mondiale Commerciale, di Gershon Peres, fratello del Presidente di Israele Shimon Peres. Non basta: come avevo già avuto modo di rivelare, il Biegun contitolare dei capitali di Marina Reale è personaggio ugualmente legatissimo alle politiche di Destra israeliane. Mettendo assieme tutti i pezzi, significa che Bloomfield, attraverso quel documento reperito presso gli Archivi del Canada da parte di Kowalski, stava facendo rapporto al Mossad del procedere dell’opera di corruzione di personaggi di vitale importanza dello Stato italiano.




Un altro cocente esempio di quanta sinergia nasca dall’incrociare il mio lavoro investigativo con quanto Kowalski stava scoprendo in Canada, è offerto da una lettera recante proprio intestazione Marina Reale ed inviata ad Hans Seligman, socio – rivelano le mie carte – del CMC. Lettera del gennaio del 1961, e che comunicava che sfere di potere molto in alto erano in grado di iniettare liquidi nel CMC per l’equivalente di 200 milioni di Lire di quegli anni: una cifra colossale.






Ma non è finita: sì, perché Kowalski ha reperito pure un documento riguardante la
Trans Israel Pipeline, oleodotto tuttora di grandissima importanza che va da Eilat, porto israeliano sul Mar Rosso, ad Ashkelon, porto israeliano sul Mediterraneo. È una ulteriore lettera di Bloomfield, e tale oleodotto, allora non ancora realizzato, è oggetto di conversazione con un avvocato: Graham Mattison, della Dominick & Dominick. Bloomfield punta a convincere Mattison a prendere parte a tale progetto. Quel che, più di tutto, colpisce, è il modo con il quale Bloomfield si rapporta con Mattison. È con il linguaggio di chi snocciola da vero intenditore temi di geopolitica globale, indicando che, con tale oleodotto, si sta cercando sia di mettere fuorigioco gli appetiti sovietici sia di creare un’asse petrolifera forte che fonda assieme Stati Uniti ed Israele. Bloomfield mostra anche dimestichezza, confidenza estreme con il Dipartimento di Stato. Tutte indicazioni robuste che Louis Bloomfield debba necessariamente appartenere ad ambiti dell’Intelligence statunitense, perché solo così si spiega la sua conoscenza dettagliatissima di manovre USA segretissime e delicatissime. Ma l’ultimo ingrediente che voglio segnalare di tale lettera, è che si affaccia in essa un colloquio tra Mattison ed un certo Dulles.

Deve allora trattarsi – tutto il contesto, più che indicarlo, lo grida – di Allen Dulles, direttore della
CIA, fratello di Foster Dulles, e nemico acerrimo di JFK. Lo evidenzio anche perché i miei studi, grazie alle mie carte del CMC, hanno determinato lampantemente quanto presente fossero, all’interno del Centro Mondiale Commerciale, sia Foster che Allen Dulles. Ma grida che quel Dulles è proprio Allen Dulles anche un altro dato: una serie di documenti, che ho reperito presso la Biblioteca della Princeton University. Riguardano, appunto, Allen Dulles, e l’offerta di collaborazione in attività di Intelligence ad Allen Dulles giunta da parte dell’ungherese Tihame?r de Fabinyi. Offerta respinta da Dulles con grande nettezza. Cosa succede mai – rivelano sempre i documenti presso la Princeton University – a quel punto? Si cerca di far cambiare idea ad Allen Dulles ricorrendo proprio all’intervento del Mattison destinatario della lettera di Bloomfield circa l’oleodotto. Mattison esplicitamente indicato come amico di Allen Dulles. È, la lettura di questi documenti custoditi presso la prestigiosissima Università statunitense, tassello che suona conferma ad una assai preziosa intuizione giunta da parte di Jim DiEugenio, tra i massimi esperti mondiali sull’assassinio di JFK. Nell’elogiare gli studi miei e di Kowalski, DiEugenio, infatti, diceva di notare elementi tali per cui ci si trova a pensare che il CMC fosse una sorta di livello superiore alla stessa CIA. Che Mattison potesse essere preso in considerazione come persona in grado di modificare la decisione presa tanto nettamente da Allen Dulles, spinge, in effetti, in questa direzione. Anche perché, sempre presso la Princeton University, esiste un altro documento riguardante Mattison. Documento che dimostra come lui fosse già intimo, negli anni Quaranta del secolo scorso, di Hoyt Vandenberg, un militare ai vertici dello spionaggio USA prima della creazione della CIA.





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Potrei aggiungere molto altro, ma mi fermo qui, perché già certamente è evidente, in chi mi legge, quanto importante assolutamente sia il poter continuare ad attingere agli Archivi del Canada, e quanto assurdo e pericoloso sia, altrettanto, questo voltafaccia di tali Archivi che, in spregio ad una Sentenza di Tribunale e alla volontà di Bloomfield, chiudono totalmente i rubinetti su quanto, appunto da Bloomfield, è stato loro lasciato. Colpisce, come ho già detto, che ciò avvenga proprio sul nascere d’una collaborazione tra me ed il valente ricercatore Kowalski. Pare proprio che qualcuno, al superattico del Potere, stia avendo paura, ed anche tanta.

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