Ci mancava anche questa: una taglia su Lukashenko

Ci mancava anche questa: una taglia su Lukashenko

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Per l’arresto del presidente bielorusso è stata decisa una ricompensa di ben 11 milioni di euro!
Lo ha dichiarato un attivista dell’opposizione bielorussa che vive in Europa, Valery Tsepkalo.  L’incredibile annuncio pubblico l’ha fatto l’altro ieri nel suo canale YouTube in un video che traduco: 

“Stanotte abbiamo messo in piedi una nuova iniziativa civile, allo scopo di raccogliere con il crowdfunding la somma di 11 milioni di euro da consegnare in qualità di ricompensa a quel rappresentante delle forze dell’ordine o della società civile che realizzeranno la cattura e l’arresto del delinquente numero 1 al mondo, Lukashenko. I soldi raccolti saranno depositati in un conto speciale, protetto e garantito dalla legislazione dell'Unione Europea e saranno elargiti solo nel momento in cui colui o coloro troveranno il coraggio di realizzare la giustizia internazionale e io spero tanto che questa volta ce la facciamo, anzi, sono sicuro che ce la faremo!” 

Ricordo che l’imprenditore e oppositore bielorusso Tsepkalo voleva candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020, ma la sua registrazione non è stata accettata per mancanza di firme autentiche, e quando le autorità hanno iniziato a indagare sul suo conto, Tsepkalo è scappato, prima in Ucraina, Polonia e quindi nei paesi baltici. La moglie ha partecipato alla campagna elettorale della Tikhanovskaja, dopodiché ha raggiunto il marito in Europa, nei confronti del quale adesso è stata presentata una condanna penale per corruzione.   
Ma perché la somma di 11 milioni? Perché 10 era per Bin Laden! Lukashenko ne costa 11! Gli Stati Uniti si stanno concentrando con tutte le loro forze su Lukashenko, pochi giorni fa l’FBI, l’ufficio federale per le investigazioni degli Stati Uniti ha avviato su di lui le proprie indagini. 
Se analizziamo con razionalità, l’oppositore bielorusso esorta a violare la Legge, ma è normale che in un paese dell’Unione Europea una persona metta una taglia sulla testa di un presidente di un paese, facendolo pubblicamente in un video e non gli succede niente, l’Unione Europea tace? Dobbiamo dedurre che siamo arrivati all’“animalizzazione” della società? A giudicare dalla folle, isterica, collettiva reazione dell’Occidente, li ha colti di sorpresa l’azione spettacolare dell’arresto di Protasevic’. Ma sia che l’operazione sia stata preparata con cura o che invece sia stata assolutamente inaspettata per il Kgb bielorusso, comunque sia - prendere al volo un neonazista è senza dubbio una figura di alto pilotaggio acrobatico! E questo li ha mandati letteralmente fuori di testa, tanto che l’Occidente in coro si è spinto fino ad una vendetta inaudita, come il vietare i voli da e per la Bielorussia, punendo così non solo il popolo bielorusso ma anche i passeggeri di tutto il mondo. E non solo, se prima avevano preparato l’uccisione di Lukashenko in sordina, come dichiarato dagli altri oppositori, di cui uno cittadino statunitense e arrestati a Mosca, ora lo fanno alla luce del sole. 

Come ha dichiarato Lukashenko, l’Occidente adesso ha una tremenda paura di quello che riveleranno Protasevic’ e la sua amica del suo megaprogetto di cambiare il potere in Bielorussia. Ad ogni costo. Intanto su chi li finanzia. É stata pubblicata la ricevuta del compenso di 1250 € per il mese di febbraio 2021, scritta e firmata da Roman Protasevic’, quando ancora era redattore capo del canale Telegram “Il cervello della Bielorussia” (dopo il litigio con gli altri soci dell’opposizione, è uscito dalla Nexta). Maxim Filippovic’, un pentito, uscito da uno dei gruppi dell’opposizione, conferma che tali ricevute sono normali, gli attivisti sono obbligati a rilasciarla ogni mese ai “datori di lavoro”. É apparsa anche una foto, dove il neonazista (che ama farsi riprendere sempre nelle sue campagne) Roman Protasevic’ posa nella hall del Dipartimento di Stato americano il 3 aprile del 2018, dove era stato chiamato per l’indottrinamento.  

Insieme a Protosevic’ a Minsk è stata arrestata anche la sua ragazza, Sofia Sapega, cittadina russa, di cui ancora sulla stampa non era arrivata notizia.  Lanciata ora alla ribalta dei media italiani per foraggiare il fuoco contro il “dittatore” bielorusso. Si tratta di un’attivista dell’opposizione e ha solo 23 anni. Ma vediamo se è così davvero innocente e innocua come la stampa italiana e occidentale vuol far credere. Sofia Sapega è trattenuta in carcere in regime di custodia cautelare per due mesi, per ora sospettata di avere commesso diversi reati penali gravi come l’aver organizzato disordini di massa a Minsk nell’estate e autunno del 2020 ma non solo, alla sua tenera età, era il redattore del canale Telegram chiamato “Il libro nero della Bielorussia”, dove, come da lei stessa dichiarato in un video dalla prigione, pubblicava tutti i dati personali dei poliziotti bielorussi e anche delle loro mogli e figli.  Ricordo bene come durante e dopo le proteste dell’anno scorso in Bielorussia si susseguivano numerosi i casi di vendetta e rappresaglie nei loro confronti. La mamma della ragazza, Anna Dudic’ non crede al fatto che la figlia si occupava di politica e secondo La Repubblica sua figlia sarebbe “stata costretta a confessare con pressioni e intimidazioni”, addirittura si spinge a scrivere che è stata “arrestata solo perché volava con un oppositore”, definito “giornalista” (dove sono i suoi articoli?) ma in realtà un neonazista che ha combattuto dalla parte dei gruppi nazisti ucraini e ha ucciso nel Donbass, per sua stessa ammissione, “i russi” da lui tanto odiati. “Dettagli” che la stampa italiana tiene ben nascosti alla popolazione che non ha diritto di sapere, insomma la propaganda occidentale ha dato al caso una colorazione politica ben precisa. Quello che ancora la nostra stampa non dice è che la ragazza è una studentessa dell’Università Europea di Studi Umanistici a Vilnius, che è sorta a Minsk negli anni 90 dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Non è una semplice università, si tratta di un “istituto di educazione liberale per il pensiero indipendente gli studenti dell’Europa orientale” e quando il presidente bielorusso ha realizzato che si trattava in sostanza di una officina dove gli americani e gli europei forgiavano l’opposizione, nel 2004 l’ha chiusa. L’Università quindi è stata costretta a emigrare a Vilnius, dove tuttora esiste e continua a forgiare i nuovi cervelli per continuare la lotta a Lukashenko (e a Putin). É senz’altro il più grosso, importante e strategico progetto dell’Occidente, pensato per gli studenti dell’Europa orientale allo scopo di preparare il cambio di potere in Bielorussia, il rovesciamento del suo ordinamento statale, per mezzo dell’assoggettamento alla propaganda dell’ideologia del nazionalismo bielorusso, fondato sull’adorazione dell’America e dell’Europa occidentale, dei valori europei, la russofobia e sulla negazione dell’esito della Seconda Guerra Mondiale, sulla manipolazione della storia. Tutti “valori e principi” instillati anche ai giovani europei degli istituti scolastici.

Marinella Mondaini

Marinella Mondaini

Scrittrice, giornalista, traduttrice. Vive e lavora a Mosca

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