Cina, Taiwan e la svolta dell'Honduras

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L'Honduras ha interrotto i rapporti con Taiwan e ha ufficializzato di aver stretto legami diplomatici con la Cina. I ministri degli Esteri di Cina e Honduras hanno firmato il relativo comunicato congiunto a Pechino, una decisione che il Ministero degli Esteri cinese ha salutato come "la scelta giusta".
Taiwan ora è ancora più politicamente isolata in ambito internazionale: sono rimasti solo tredici i paesi di cui gode del riconoscimento formale. Si conclude così un iter che appariva già chiaro e preannunciato nei giorni scorsi.

Il ministro degli Esteri honduregno, Enrique Reina, ha dichiarato che su istruzioni della presidente Xiomara Castro "ha comunicato a Taiwan la decisione di cessare le relazioni diplomatiche", si legge in una dichiarazione del ministero. La rottura formale dei legami arriva pochi giorni dopo il viaggio di Reina a Pechino per discutere l'istituzione di relazioni diplomatiche bilaterali.

Il 23 marzo scorso era stato il ministro degli Esteri taiwanese, Joseph Wu, ad anticipare che le relazioni diplomatiche tra Taiwan e l’Honduras erano entrate nello “stadio finale”, durante un’audizione parlamentare, dopo che la presidente dell’Honduras, Xiomara Castro, aveva espresso l’intenzione di trasferire il riconoscimento diplomatico da Taipei alla Cina. Palese la delusione da parte taiwanese che sempre tramite il proprio ministro degli Esteri ha parlato di "profonda insoddisfazione" per il viaggio di Reina che “ferisce profondamente i sentimenti del popolo taiwanese.”

Le relazioni tra Honduras e Taiwan risalivano al 1941, quando il governo della Repubblica di Cina - che rimane il nome ufficiale di Taiwan - era ancora in Cina prima che si rifugiasse nell'isola nel 1949 dopo aver perso la guerra civile con i comunisti guidati da Mao Zedong.

Amaro il boccone da ingoiare anche per il Dipartimento di Stato Usa che ha affermato che mentre la mossa dell'Honduras è stata una decisione sovrana, “è importante notare che la Cina spesso fa promesse in cambio di riconoscimento diplomatico che alla fine non vengono mantenute". "Indipendentemente dalla decisione dell'Honduras, gli Stati Uniti continueranno ad approfondire ed espandere l'impegno con Taiwan", si legge in una nota diffusa.
Dall’entrata in carica della presidente taiwanese Tsai Ing-wen, nel 2016, ancor prima dell’Honduras sono stati già ben otto i Paesi (Burkina Faso, Repubblica Dominicana, El Salvador, Kiribati, Nicaragua, Panama, Sao Tome e Principe e Isole Salomone) che hanno trasferito il riconoscimento diplomatico a Pechino, che rivendica l’isola autogovernata come parte del territorio nazionale.

“Il governo della Repubblica popolare Cinese è l'unico governo legale che rappresenta l'intera Cina”, questo è il mantra irrinunciabile di Pechino che non manca in ogni sede di ricordare come ciò sia scritto nero su bianco nella risoluzione 2758 adottata alla 26° sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1971. È la norma fondamentale nelle relazioni internazionali e il fondamento politico su cui la Cina ha stabilito e sviluppato relazioni diplomatiche con più di 180 paesi, compresi i paesi del G7. Formalmente gli stessi Usa in sede Onu a suo tempo e con successivi trattati congiunti avevano riconosciuto tale posizione, anche se le azioni a sostegno di Taiwan di fatto, in particolare da qualche anno a questa parte, come denunciato dai cinesi sono andati spesso in direzione diametralmente opposta, fino a sfociare al punto di maggiore tensione, con la visita della speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi a Taipei il 02 agosto 2022, nonostante le proteste roboanti delle autorità governative di Pechino.

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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