Come fondare "una nuova Atene"

Come fondare "una nuova Atene"

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Pubblico un intervento di Sergio Calzolari “Spatto”. Siamo fieramente, orgogliosamente orfani di un mondo che non c’è più. Lo abbandonammo decenni fa, nelle barricate del ’77, nei bulloni del 1992, nelle manifestazioni del sindacalismo di base contro la politica dei redditi del 1993 condotta dalla “sinistra”. Molti presero altre vie, convinti, tramite formazioni politiche, che un certo dialogo con quel mondo, in nome dell’antiberlusconismo, valesse la pena. Illusione scomparsa con le elezioni del 2008, quando i proletari si decisero, da allora, a non votarli più. Noi, che solcammo altri mari, non fummo sorpresi e continuammo, solitari, il nostro cammino. Questo cammino ora si intreccia con una certa borghesia nazionale produttiva, con una parte del mondo credente, lo stesso Marco Rizzo dopo decenni cambiò posizioni e ora ha una certa linea. Chi non è cambiata è la “sinistra” miliardaria. Ma non farà più storia, il mondo non l’ascolta, potrà anche dominare l’Occidente, ma il mondo è complesso, multipolare, si intreccia con altri interessi. Il 55% degli italiani è contraria all’invio delle armi, la maggioranza silenziosa, magari conservatrice. Tatticamente occorre darle spazio, per fermare la guerra e la follia della “sinistra”. Cercando un’altra Atene. Buona lettura.

 

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di Sergio Calzolari “Spatto”

 

“In questi ultimi giorni sto leggendo troppe stramberie, anche sui giornali della parte che più dovrebbe essere attenta all’analisi concreta della situazione concreta.

 

Come sempre vado per punti.

1. Si continua a parlare di Sconfitta geopolitica di lungo periodo del blocco euroatlantico. Ma in base a cosa? In base a quali analisi?  In base al fatto che la Cina e qualche altro paese stanno facendo dichiarazioni e qualche contratto (futuro) di acquisto di materie prime russe? Sono stato tra i primi ad ipotizzare uno scenario di divisione del mondo in due parti.
Ma ora mi sto meravigliando della stupidità che vige dalle parti dei critici ed antagonisti.

Gli accordi commerciali dell’India bisogna leggerli bene. Il prodotto viene ceduto a prezzo fortemente scontato, con spese di trasporto ed assicurative a carico del mittente. Nella classica logica domanda offerta per il profitto. Sarebbero dei pirla se non lo pigliassero. Ha un significato geopolitico? Forse si. Forse no. Troppo presto per dirlo. Il clima da stadio fa male alla mente.

“White House press secretary Jen Psaki said India would not be violating US sanctions by purchasing discounted Russian oil”.

Leggiamo bene le notizie prima di esaltarci. I dirigenti alla Casa Bianca non sono pazzi. La diplomazia lascia sempre una porta aperta ad un alleato.

Questo significa che l’India, prima di prendere il prodotto russo, si è accordata con gli Usa sulla gestione di tale acquisto. Cosa d’altronde normale nella geoeconomia.

https://m.economictimes.com/industry/energy/oil-gas/oil-deal-with-russia-to-go-through-soon-sources-say/articleshow/90252575.cms

Gli accordi della Cina per ora impattano poco. La Cina continua a parlare in due direzioni. E potrei produrre diversi documenti a tal proposito.

Solo per farsi un idea della problematica.

https://asia.nikkei.com/Editor-s-Picks/China-up-close/Analysis-China-needs-to-drop-Putin-now-scholar-insists?utm_campaign=IC_editor_in_chief_picks_free&utm_medium=email&utm_source=NA_newsletter&utm_content=article_link

 

I fatti con le parole non sono ancora sincronizzati. Giustamente d’altra parte. Questa è la realtà bellezza…

La Cina era un partner economico e militare strategico dell’Ucraina da anni, e basta con il campismo cazzo!. Lo era con i nazisti ucraini non con i comunisti ribelli fuorilegge. Si chiama politica del realismo. Ripeto a scanso di dubbi: i soldi non puzzano mai, neanche per i Cinesi.
A.
https://www.institutmontaigne.org/en/blog/china-ukraine-partnership-surviving-deteriorating-strategic-environment

B.

 

Alcuni parlano poi dei paesi arabi.

Ma basta guardare i fatti da almeno 50 anni ad oggi per capire la politica araba. Il voltagabbana e traditore, nella contrattazione multipla, è sempre stato di casa.

Chiariamo a questo punto, ancora una volta, ai tanti che non capiscono.

Il mondo multipolare, verso il policentrismo conflittuale, significa il tutti contro tutti in una logica di alleanze sempre precarie e temporali. Non significa affatto la lotta per il socialismo o per emancipazione dal giogo imperialistico americano.

Lo vogliamo capire in fretta oppure ci piace l’analisi onanistica consolatoria ed ansiolitica?
Non si capisce questo aspetto perché molti commentatori non lavorano nel mondo reale delle contraddizioni, non sono nel mondo vero dei soldi.

Osservano il mondo, interpretandolo utilizzando libri e gazzette varie. Scrivono appunto la loro critica per i loro amici di lettura. Ebbene, nel mondo dei soldi, quello reale intendo, la pratica commerciale di minaccia per scontare un prezzo, per ottenere vantaggi, il far finta di parlare con A per potere parlare con B o poi vendere a C è pratica normale.

Il gioco multipolare è come il gioco degli affari.

Ma allora perché i volenterosi antagonisti non lo capiscono dopo decenni?

La mia risposta è che ragionano con categorie antiquate. Residuo ideologico del secolo scorso se va bene. Se va male invece dell’ottocento.

Il capitalismo ( nella realtà dei fenomeni si deve usare il plurale, nella astrazione determinata del pensiero analitico il singolare come risultante dei particolari) manageriale di matrice anglosassone ( ancora oggi dominante nella forma-mondo) sono 40 anni almeno che ragiona con altre metodologie.

Bisogna capire che siamo dentro i capitalismi dei funzionari del capitale. Un capitalismo (astrazione) dove operano strateghi e funzionari di vari livelli (concreto) economico-politici. Oggigiorno, nessun vero dirigente d’azienda è interessato soltanto ai soldi ed ai profitti.

Gli strateghi del capitale non sono i padroni delle ferriere di un film in bianco e nero. E dentro la formazione economico sociale si muovono, nelle loro relazioni contradditorie, una molteplicità di fattori.

Occorre stare attenti alla semplificazione. Ne sto leggendo troppe che prescindono dalla realtà, sempre contraddittoria ed in conflitto fra fattori costitutivi e finanche dentro i fattori stessi.

L’uno si divide sempre in due.

2. L’intervento di Gabriele su Marx XXi (mi scuso se lo prendo ad esempio ma serve al discorso) e di molti come lui sul capitalismo americano e la guerra, mi convince di quanto siano arretrate ed assurde certe analisi.

Non esiste il governo americano della guerra. Gli americani qua e gli americani là… ma quali americani? Di chi stiamo parlando? Basta seguire Foxnews per vedere gli attacchi verso il potere di Biden, per esempio sui laboratori in Ucraina.

Esiste invece una cosa semplice. Forse non si riesce a cogliere nella sua drammaticità esistenziale piena perché esistono dei cordoni ombelicali di sinistra. Vasi comunicanti appunto di vita insieme trascorsa.  Appartenenze decennali contigue.

Nel mondo esiste il pensiero liberal e progressista delle élites. Sono loro che fanno la guerra. Non sono gli altri. Poi i conservatori devono seguire. Ma chi conduce le danze sono i Biden, i Letta, i Macron.

Le élites mondiali, che hanno nomi e cognomi e centri di operatività ( vi sono diversi libri che dettagliano queste cose, e non sono complotti) sono quasi tutte a principale trazione culturale di sinistra.

Prima si  capisce questo punto e meno tempo si perderà ad immaginare mondi che non esistono ed a cercare alleati, fra magari ex amici, contro la guerra che non possono darsi in quanto organici al campo avverso guerrafondaio.

Bisogna leggere le parole di Veltroni ed interpretarle in tutta la loro gravità.

O quelle di Gramellini. O di Fazio.

Quelle sono le ideologie dei ceti che governano i centri attuali del potere mondiale finanziario ed economico.

Non sono i padroni delle ferriere di una volta. Non sono i capitali produttivi nazionali. Non lo sono più da decenni.

Sono i burocrati e consulenti transnazionali cresciuti con le idee progressiste del post 68 che disegnano le linee di azione nei centri esecutivi e di progettazione.

O qualcuno ancora pensa che il furto delle elezioni americane e la messa al bando di un presidente da tutti i social media sia una cosa che si possa tramare fra pochi amici durante una birretta al pub…?

Molti analisti lo dicevano da decenni.

Bastava leggere e capire per tempo.

Infine un aneddoto personale.

Alcuni anni fa il nostro Duce Letta venne in Malesia e Indonesia per fare due conferenze spiegando ai paesi Asean come fare un’unione migliore e solidale fra i paesi membri.

Aprì il suo discorso con una bella figura evocativa ed assai retorica. Una sua presunta visita al cimitero dove vi erano le croci delle migliaia di morti caduti sul fronte germanico francese a Verdun.

Questa figura retorica gli serviva per parlare contro i sovranismi e nazionalismi portatori di guerra, consigliando invece ai paesi Asean di copiare dall’Europa. Sarei curioso di vedere ora la sua faccia con l’elmetto.

Unica cosa positiva, che quando al buffet me lo presentarono, non gli strinsi la mano.

Di ciò ne vado fiero, anzi ancora di più dopo lo schifoso spettacolo attuale.

Ed ora, si dirà, cosa si deve fare?

Prima salvare il mondo con tutti ( TUTTI!) quelli di buona volontà: attestandoci su parole d’ordine di buon senso e assai misurate, come trattativa e neutralità.

Poi, dopo, bisognerà costruire organismi culturali e politico-sociali staccati da quella merda di sinistra, prima che essa ci piova in testa in una guerra mondiale per il Bene che è interna al Segno ed al Verbo progressista.

Costruire oggi la nostra Atene in mare ci renderà più forti nel futuro.

….viceversa Temistocle, allorché Atene corse il rischio di essere distrutta, spinse gli Ateniesi ad abbandonarla e a fondare sul mare, su un elemento nuovo, una nuova Atene.“ — Karl Marx”.

Pasquale Cicalese

Pasquale Cicalese

 

Economista. Ha aperto un canale telegram: pianocontromercato
 
 

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