Confini sacri e confini meno sacri

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Confini sacri e confini meno sacri

 

di Michele Blanco

In tutta la storia mondiale, in tutti i negoziati che sono seguiti alle guerre i confini degli Stati sono cambiati a vantaggio di chi le guerre le ha vinte. 
 
In Medio Oriente le guerre condotte da Israele hanno sempre modificato i confini di tutti gli Stati e territori vicini, Cisgiordania, Gaza, Egitto, Giordania, Siria, Libano. Se consideriamo solo l’ultimo anno, nell’impunità totale, il governo Netanyahu ha bombardato l'Iran e lo Jemen, bombardato e  invaso Gaza, il Libano nel sud  e occupato altri territori in Siria, dove anche la Turchia (membro Nato) controlla molte regioni nel nord. 
 
Trump ha appena ottenuto, dopo 30 anni di guerra sanguinosa, la pace fra l’Armenia e l’Azerbaigian che appena due anni fa cancellò dalla carta geografica la regione, fino ad allora armena, del Nagorno-Karabakh, con una vera e propiria pulizia etnica che ha comportato il trasferimento di 120 mila armeni. Di fronte  a queste evidentissime e ingiustificate, da tutti  i punti di vista, violazioni del diritto internazionale e umanitario, l’Occidente  tutto non ha mai fatto una minima obiezione, che sarebbe stata assolutamente giustificata.
 
Naturalmente auspico sempre che in nome dei diritti dei popoli non siano mai due soli uomini, come Trump e Putin,  soprattutto,  a decidere su queste importantissime questioni.
 
Oggi invece con l’annuncio che Trump e Putin si vedranno per chiudere la guerra in Ucraina probabilmente con un compromesso territoriale, sembra che qualcosa sia cambiata. Infatti le dormienti nazioni europee sulle innumerevoli violazioni del diritto  internazionale e del genocidio perpetuato da Israele a Gaza, si svegliano al grido  come che “i confini internazionali non devono essere modificati con la forza” nel caso dell'Ucraina.
 
Ma incredibilmente sono gli stessi identici Paesi Nato che nel 1999, presidente Clinton, mentre fingevano di trattare con la Russia (del presidente Eltsin) a Rambouillet sulla crisi serba, iniziarono a finanziare e armare i secessionisti albanesi del Kosovo, poi senza il ripetto del diritto internazionale, Italia del presidente del consiglio D'Alema compresa, hanno bombardato Belgrado e tutta  la Federazione Jugoslava per ben 11 settimane. Bombardarono anche l'ambasciata cinese a Belgrado, quando la Cina  protestò all'ONU per questa palese violazione del  diritto internazionale e della sovranità della repubblica Serba.
 
Con questi bombardamenti le cosiddette democrazie occidentali  hanno causato 2.500 morti civili e un esodo di 300 mila serbi e rom cacciati dalle loro case, dove vivevano da più  di mille anni, date alle fiamme insieme a ospedali, scuole, uffici postali e 150 monasteri ortodossi. La pace di Kumanovo, ratificata dalla risoluzione Onu 1244, impose il ritiro dell’esercito serbo dal Kosovo, che faceva parte integrante della Repubblica Serba, ma la stessa risoluzione ovviamente riconobbe la sovranità della stessa repubblica di Serbia. 
 
Nel 2001 Milosevic fu arrestato dal Tribunale penale internazionale: fu trovato morto nel 2006, ancora in attesa di giudizio, nel carcere dell’Aja, dove incredibilmenye non sono presenti i criminali di guerra kosovari. 
Nel 2008 il Kosovo proclamò unilateralmente l’indipendenza contro le regole basilari del diritto internazionale,  contro gli accordi di Kumanovo e all’Onu. 
Ma fu subito riconosciuto da Usa, Canada, Giappone, Australia e 22 Stati Ue, Italia inclusa (non invece da altri 91 Stati, fra cui Serbia, Russia, Cina e Spagna). 
Nel 2014 la Crimea e parte del Donbass si staccarono dall’Ucraina con tanto di referendum dopo il colpo di stato del Maidan in Ucraina, ma nessuno Stato Occidentale le riconobbe, come avevano fatto con il Kosovo. 
Quindi per gli Stati occidentali europei il diritto internazionale esiste ed è in vigore solo quando i secessionisti sono di loro gradimento. 
 
I nuovi confini vanno accettati quando i territori sono annessi da Israele, dall’Azerbaigian, o quando sono regioni che si staccano unilateralmente dalla repubblica Serba. Ma se a volersi staccare dell'Ucraina sono regioni storicamente e linguisticamente russe e russofone, nelle quali i russi e i russofoni sono anche assolutamente in maggioranza, ma sono perseguitati, assassinati e persino multati se pregano in russo, ai paesi occidentali europei non piace questa secessione, quindi non si deve fare.
 
Per le classi dirigenti europee si deve continuare una guerra evitabilissima anche se almeno il 70 per cento dei cittadini europei è assolutamente contraria, questo si che è un chiaro problema di mancato rispetto della volontà popolare e di Democrazia effettiva. 
Inoltre le leggi internazionali o sono sempre e giustamente applicate o non sono più leggi che valgono per tutti. 
 
L'autodeterminazione dei popoli deve valere sempre e per tutti. Il rispetto del volere dei popoli è alla base del rispetto dei diritti umani fondamentali.  Se manca anche in un solo caso non è applicabile il diritto sia nazionale che internazionale. 

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