Ecuador: un'elezione di capitale importanza per difendere le conquiste economiche e sociali di Correa

Ecuador: un'elezione di capitale importanza per difendere le conquiste economiche e sociali di Correa

L’Ecuador che Correa lascia in eredità è un paese dove vi sono servizi pubblici che danno dignità ai cittadini

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di Fabrizio Verde
 

Il prossimo 19 di febbraio si terranno in Ecuador elezioni presidenziali di capitale importanza, come recentemente evidenziato da un’analista sempre acuto come Atilio Boron attraverso le colonne di teleSUR, dove il candidato di Alianza Pais - l’ex ministro Lenin Moreno - sarà chiamato a vincere per difendere e rilanciare i 10 ani di successi e conquiste sociali ottenute in Ecuador con Rafael Correa e la ‘Revolucion Ciudadana’. 

 

Il 15 gennaio del 2007, Rafael Correa si insediava alla presidenza della Repubblica dell’Ecuador. Lo scenario davanti ai suoi occhi era desolante: il paese languiva in una profonda crisi istituzionale, devastato dalla cosiddetta «larga noche neoliberal» dove la politica era subordinata al profitto delle grandi multinazionali che spadroneggiavano nel paese ed era stato privatizzato tutto il privatizzabile. Dalle risorse naturali e strategiche, alla sanità, all'educazione. L’Ecuador era un paese spiritualmente triste, profondamente minato da una classe politica screditata e parassitaria. 

 

Una volta giunto alla presidenza, Rafael Correa, ha deciso che nuove politiche adottate dalla Revolucion Ciudadana sarebbero state esclusivamente volte al benessere dell’essere umano e delle grandi masse. Accompagnate da una politica economica antitetica al liberismo, funzionale alla costruzione del Socialismo del XXI secolo, nel solco del cambiamento tracciato dal comandante Hugo Chavez in Venezuela. I risultati sono stati lusinghieri: i cambiamenti hanno permesso al paese di raggiungere storici livelli mai toccati nel passato, in settori determinanti per lo sviluppo della società come l’educazione, la salute e l’inclusione sociale. 

 

L’economia dell’Ecuador, sapientemente guidata dal presidente Correa, economista specializzato negli Usa sugli effetti nefasti dell’applicazione del neoliberismo selvaggio in America Latina, è stata tra quelle meno colpite dell’intera regione anche nella fase di recessione. Questo perché l’Ecuador, come sottolineato dall’analista economico Luis Rosero, ha implementato un massiccio piano di investimenti pubblici che hanno raggiunto il 25,4% del Prodotto Interno Lordo. L’intervento pubblico, oltre a rendere maggiormente dinamica l’economia ecuadoriana, ha avuto un effetto moltiplicatore e inciso su svariati settori dell’economia. Una lezione che i governanti degli stati europei dovrebbero assimilare con molta umiltà. In maniera particolare quelli della zona Euro i quali si trovano in un regime di cambi fissi, come nell’Ecuador segnato dal mix micidiale per le politiche sociali tra dollarizzazione e assunzione della ricetta neoliberale. 

L’Ecuador che Correa lascia in eredità è un paese dove vi sono servizi pubblici che danno dignità ai cittadini, che prima erano costretti a umilianti emigrazioni, mentre adesso con la Revolucion Ciudadana l’essere umano con i suoi bisogni è stato messo al centro dell’azione dello Stato. 

 

Come ammonisce Atlio Boron, citato all’inizio di questo articolo, basta guardare quanto accade in Argentina per rendersi conto che il ritorno alle politiche neoliberiste costituisce per i popoli un pericoloso ritorno al passato dove i diritti venivano sacrificati sull’altare del profitto. 

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