Elezioni: Diciamo la verità, il re è nudo e bisogna cambiare strada

Elezioni: Diciamo la verità, il re è nudo e bisogna cambiare strada

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di Paolo Pioppi


L'abbiamo già detto[1] alla vigilia del voto e ora a elezioni concluse lo ribadiamo. Non era possibile bloccare la leadership di Giorgia Meloni, semmai capire come si andava configurando la situazione dopo la sua eventuale vittoria e quali elementi in controtendenza potevano rappresentare un fattore positivo su cui innestare una prospettiva. I due elementi che avevamo indicato erano il livello dell'astensionismo e il risultato di Giuseppe Conte.

Ebbene, rispetto al 2018 le astensioni sono aumentate di nove punti in percentuale e i votanti sono passati dal 73 al 64% (ma se si contano solo i voti validi per la Camera, poco più di 28 milioni - di bianche e nulle non si parla mai - si arriva al 55%!) quanto ai 5Stelle, dichiarati a più riprese in liquidazione, hanno superato il 15% dei voti. Quindi possiamo dire che non solo non ci sono stati plebisciti a destra, bensì solo ridistribuzione di voti al suo interno, ma il tentativo di eliminare la contraddizione dentro gli equilibri istituzionali rappresentata da Conte non è riuscito, tanto più che la sconfitta del PD, aumenta il potere di attrazione dei 5Stelle nel ruolo di opposizione.

Tutto questo non ci porta a dire che la vittoria della destra a guida Meloni va sottovalutata, al contrario. Fratelli d'Italia rappresenta infatti un pericolosissimo punto di appoggio di forze reazionarie che per suo tramite veicolano una politica liberista, atlantista e tendenzialmente repressiva. Bisogna attrezzarsi perciò a far fronte a questa novità con intelligenza e determinazione, senza cadere nella trappola di una opposizione 'antifascista' di facciata che servirebbe solo a ridare un ruolo al PD.

Lo scontro col blocco della destra va fatto sui contenuti economici della crisi e sulla guerra. E' su questo che gli astensionisti e un'area di opposizione politica decisa a dare battaglia possono ricomporre un livello di unità capace di fronteggiare efficacemente la politica del governo di destra. Dunque è il caso di dire: ci rivedremo sulle barricate.

Ma chi può coordinare e dare una prospettiva a questa opposizione? Conte ha promesso che sarà intransigente, ma fino a che punto sarà disposto a spingere questa intransigenza? La natura stessa del movimento 5Stelle, i suoi limiti, non possono garantire che la sua opposizione vada fino in fondo e su tutti i problemi economici, politici e istituzionali. Comunque ora Conte rappresenta un punto di appoggio  per un vasto fronte di opposizione, che deve però strutturarsi e articolarsi.

Per essere chiari, la prospettiva che intravediamo, e sulla quale dobbiamo impegnarci dopo il 25 settembre, è che, una volta verificata l'inconsistenza, il velleitarismo, lo strumentalismo dello specchietto per le allodole rappresentato dalle liste dello zero virgola, si crei effettivamente un fronte politico costituzionale che sappia mettere in chiaro che in Italia non si torna indietro e che anzi la vittoria della Meloni ci sprona alla lotta e all'unità delle forze isolando gli acchiappavoti che hanno impedito che la campagna elettorale si traducesse in mobilitazione contro i partiti della guerra.

Ogni velleitaria critica 'di sinistra' a una scelta di questo tipo rappresenterebbe l'espressione di quella idiozia politica  che ha contraddistinto finora il radicalismo nel nostro paese.

Questo radicalismo  però con i risultati elettorali del 25 settembre ha trovato  finalmente il suo punto di crisi. Le liste cosiddette alternative e antisistema hanno portato a casa cifre di poco superiori all'1%, mentre quelli che insistono nello strumentalizzare il simbolo del PCI si sono fermati allo 0,3%. Questo ci dice che le operazioni elettoralistiche e trasformiste sono arrivate al capolinea e bisogna togliere dalla scena queste espressioni  residuali e imboccarne nuove strade.

Uscire dunque dallo stagno e mettere in chiaro che il re è nudo e ha finito di indicare una prospettiva senza radici nella realtà.  Oggi il banco di prova per tutti è costruire l'opposizione politica e sociale, partendo dai dati concreti di cui possiamo disporre e darle una configurazione non elettoralistica, ma di partecipazione di massa. Uscire dagli schemi non sarà facile, ma questo è il banco di prova per tutti.

 

[1]Vedi “Il voto utile”, http://www.aginform.org/nota030922.html

 
 
 

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