Fallimento mortale sui vaccini. "Una persona onesta oggi non dovrebbe definirsi europeista senza vergognarsi"

Fallimento mortale sui vaccini. "Una persona onesta oggi non dovrebbe definirsi europeista senza vergognarsi"

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Dopo essersi stupidamente e servilmente affidata alle multinazionali del farmaco, che hanno fatto affari alle sue spalle, la UE continua a balbettare annunci sui vaccini senza produrre fatti. Intanto i singoli stati cominciano ad arrangiarsi, Austria e Danimarca si rivolgono ad Israele, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia alla Russia e anche alla Cina, non è che un inizio della frana; mentre Ursula von der Leyen, che ha più responsabilità negative di Arcuri e che in una democrazia sarebbe cacciata su due piedi, continua nei suoi proclami europeisti.

I giornali italiani affermano che in Gran Bretagna ci sia rimpianto per la Brexit, non pare proprio visto che quel paese sta vaccinando i suoi cittadini molto, molto di più che qualsiasi stato dell’Unione Europea.
 
Del resto il disastro sui vaccini segue tutta la vergognosa incapacità della UE di costruire politiche comuni sulla pandemia. Dalla mancata distribuzione comune delle mascherine, al rifiuto di regole condivise sui lockdown e sulle frontiere, all’assenza di una strategia sanitaria, alla sconsiderata imprevidenza sulla produzione di farmaci, la UE è stata inutile quando non dannosa di fronte al Covid. La UE non è esistita se non come come termine di paragone tra stati: abbiamo fatto meglio di francesi, peggio dei tedeschi, come gli spagnoli.
 
Eppure proprio la sfida del Coronavirus avrebbe potuto essere l’occasione per rilanciare un’idea dell’Europa in positivo, non solo come vincolo economico e di bilancio, ma come strumento di salute e vita per i suoi cittadini.
 
Invece il fallimento della UE sui vaccini mostra quanto questa costruzione liberista serva esclusivamente a imporre politiche d’austerità e di flessibilità del lavoro, o a schierarsi con le guerre USA; mentre essa è inservibile per i bisogni reali delle persone.
 
Si dirà che ora però c’è il Recovery. Non è così e non solo perché la UE mette a disposizione degli stati 900 miliardi di dollari, in gran parte prestiti spalmati su diversi anni; mentre gli USA, con una popolazione inferiore, mettono a bilancio per un solo anno 1900 miliardi di aiuti e non solo agli affari, ma alle persone. I finanziamenti del Recovery non solo sono insufficienti rispetto al disastro sociale del continente, ma verranno erogati secondo le vecchie fallimentari ricette che guidano la UE, cioè tanti soldi a chi già li ha e quasi niente a chi ne ha davvero bisogno.
 
Il fallimento politico e morale della UE nei confronti dei propri cittadini diventa poi ancora più grande se misurato con il resto del mondo. Qui la fedeltà euro-atlantica, una anticaglia reazionaria della peggiore guerra fredda rispolverata oggi, fa schierare l’Unione contro l’umanità. Assieme agli USA, al Canada , all’Australia e al Giappone, la UE ha detto no alla grande maggioranza dei paesi del mondo, che chiedono di togliere il brevetto per poter vaccinare la maggioranza povera dell’umanità. Le classi dirigenti europee non solo hanno fallito nel vaccinare rapidamente le proprie popolazioni, ma ora vogliono impedire che lo facciano i popoli del mondo.
 
A questo punto c’è da chiedersi se sia stata davvero lungimirante la scelta delle classi dirigenti italiane di farsi commissariare da Draghi, la figura più rappresentativa del fallimento europeo. Ma la realtà è che il trasformismo e la bassezza morale della nostra classe politica sono in netta sintonia con quelle che governano tutto il nostro continente. Sono davvero tutti assieme miserabilmente euroatlantici.
 
La UE con Draghi è riuscita a salvare l’euro, ma poi non ha saputo fare niente altro: abbiamo una moneta forte e 500000 morti di virus destinati a crescere ancora.
 
L’Unione può vantare qualche risultato economico sul piano della finanza, ma sul piano politico e sociale e ancor più su quello morale il bilancio è sotto zero. Una persona onesta oggi non dovrebbe definirsi europeista senza vergognarsi.

Giorgio Cremaschi

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