Fondi pubblici usati per convincere Orban a votare a favore degli aiuti a Kiev 

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Fondi pubblici usati per convincere Orban a votare a favore degli aiuti a Kiev 

 

Il 2 febbraio scorso i 27 leader europei riuniti a Bruxelles hanno deciso di autorizzare un nuovo pacchetto di aiuti finanziari a Kiev per l’importo di 50 miliardi di euro per i prossimi quattro anni, in quell’occasione anche l’Ungheria di Orban ha votato a favore.

Quel giorno scrivevo che fino ad oggi l’Ungheria aveva fatto la voce grossa dicendo che si sarebbe opposta a qualunque ulteriore misura di sostegno all’Ucraina ma poi il presidente ungherese, da molti visto come un vero sovranista che tutela gli interessi del suo popolo, ha ceduto alle pressioni europee. Io non ho mai dubitato, era solo una questione di tempi e, probabilmente, di opportunità. Aggiungo oggi anche di una questione di scambio.

Siccome in politica tutto si dice e poi tutto il contrario si fa il primo ministro ungherese per giustificare il repentino, ma non scontato, cambio di giacchetta ha detto che la decisione dell’unione europea di concedere un nuovo aiuto finanziario all’Ucraina, presa al vertice di Bruxelles, garantisce una spesa razionale di fondi, quindi anche l’Ungheria l’ha sostenuta. in qualche modo doveva pur giustificare il suo cambio repentino di opinione. 

Occorre quindi scoprire cosa ha ottenuto victor orban per il suo voto favorevole semplice, dopo alcuni giorni sono stati sbloccati fondi per oltre 10 miliardi di euro congelati. Uno scambio bello e buono? Direi proprio di sì, e non sono solo io a pensarlo, infatti la Commissione giuridica del parlamento europeo (juri), secondo un’indiscrezione pubblicata da Politico, ha giudicato questa mossa dell’istituzione guidata da Ursula Von der Leyen una violazione dei propri obblighi per aver abusato dei soldi pubblici e ha così deciso quasi all’unanimità di denunciare l’operato di palazzo Berlaymont alla corte di giustizia europea, riferisce il Fatto quotidiano.

Secondo l’accusa, per sbloccare la situazione che impediva di raggiungere l’unanimità di tutti i membri dell’unione europea, a causa  del veto posto dall’Ungheria, necessaria per l’approvazione del pacchetto di aiuti a kiev, sarebbe stato promesso a Budapest, in cambio del suo voto favorevole, lo sblocco di 10,2 miliardi di euro congelati per la violazione dello stato di diritto.

Il parlamento europeo giudica la scelta della commissione europea un uso improprio di fondi Ue, quindi dei contribuenti, perché utilizzati per favorire tutt’altra decisione rispetto alla loro destinazione. L'istituzione europea aveva giustificato la sua scelta affermando che il governo ungherese aveva adempiuto ai loro obblighi in tema di riforme anche se in realtà tali riforme non si erano viste.

Hanno votato tutti a favore del ricorso alla corte di giustizia europea, tranne gilles lebreton, esponente del rassemblement national di marine le pen. 

“Crediamo di avere argomenti solidi, la commissione si è contraddetta sul fatto che l’ungheria rispetti lo stato di diritto”,  ha dichiarato l’eurodeputato dei verdi, daniel freund, che a poi aggiunto che “questo è un segno per la presidente della commissione che lo stato di diritto non può essere barattato con accordi con Orbán”.

Intanto la prima tranche del finanziamento miliardario di 4,2 miliardi sarà erogata tra pochi giorni al governo di Zelensky, vadano come vadano le cose questi soldi se verranno inviati a Kiev, anche se illegittimamente consegnati, non li rivedremo più. Infine cosa dire di Orban? Qualcuno affermerà che ha fatto gli interessi del suo paese accettando il baratto con i fondi congelati in cambio del suo voto favorevole. Se questa è la classe politica che ci ritroviamo allora possiamo dormire sogni tranquilli. A quando il prossimo baratto?


Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

Andrea Puccio

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