Gideon Levy su Haaretz: "“I bambini sono bambini. Nella realtà fascista che attualmente imperversa in Israele, anche questa affermazione è considerata un tradimento"

Gideon Levy su Haaretz: "“I bambini sono bambini. Nella realtà fascista che attualmente imperversa in Israele, anche questa affermazione è considerata un tradimento"

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PICCOLE NOTE

 

Riportiamo ampi brani di un articolo di Gideon Levy pubblicato su Haaretz il 12 novembre: “I bambini sono bambini, bisogna ribadirlo, e non si può che essere inorriditi in egual misura da quello che è successo loro, sia qui che là. Nella realtà fascista che attualmente imperversa in Israele, anche questa affermazione è considerata un tradimento, qualcosa di sovversivo ed un’espressione di odio contro Israele. Come osi fare tale confronto?”


Di morti innocenti

“Sabato a mezzogiorno, il vice ministro della Sanità di Hamas, Yousuf Abu al-Arish, parlando dall’ospedale, ha annunciato che 39 bambini prematuri rischiano di morire a breve per soffocamento, dopo che i generatori si sono spenti, interrompendo il flusso di ossigeno alle loro incubatrici”.

“Al-Arish ha urlato: ‘È arrivato il momento sul quale vi avevamo avvertito’. Fuori c’era già ammassato un mucchio di 100 corpi non identificati, coperti da sudari bianchi. Non potevano essere portati via perché avessero una sepoltura, perché l’ospedale era sotto assedio, circondato da tutti i lati da carri armati. I feriti e i malati, così come i morti, non potevano più essere districati da quell’inferno”.

“Poco dopo, il professor Mads Gilbert, un medico norvegese che ha prestato servizio volontario all’ospedale in tutte le guerre precedenti, ora bloccato al Cairo, ha dichiarato che i cecchini israeliani si erano sparpagliati intorno all’ospedale e gli stavano sparando. Un’infermiera del reparto neonati prematuri è stata uccisa”.

“Le foto dell’ospedale Al-Shifa prima che fosse isolato mostravano dozzine di feriti sanguinanti che giacevano sul pavimento e un padre che urlava e correva verso il suo bambino morto, anch’egli disteso sul pavimento. L’inferno è lì. La dottoressa Tanya Haj-Hassan, un medico di Medici Senza Frontiere, ha detto di non avere più parole”.

“Venerdì sera si contavano 4.506 bambini morti. Quarantamila unità abitative sono state completamente distrutte. Metà di Gaza è ridotta in macerie. L’ospedale pediatrico di Rantisi è sotto assedio, nessuno può entrare né uscire. Anche l’ospedale pediatrico Al-Nasr ha smesso di funzionare e tutti i bambini malati e feriti sono stati evacuati, Dio sa dove”.

“Venerdì notte la scuola Al-Buraq è stata bombardata e almeno 50 persone che credevano di avervi trovato rifugio sono state uccise. L’IDF ha riferito che tra le vittime c’era il comandante di una compagnia di Hamas che aveva impedito agli abitanti di Gaza di spostarsi verso sud. Bingo”.

“Non è possibile mantenere l’equanimità di fronte a queste scene. Anche dopo le visite ai kibbutz e alle città del sud il giorno dopo il massacro, anche dopo essere stati esposti a tutti gli orrori che si sono consumati in quei luoghi. Anche dopo tutte le storie dei sopravvissuti e dei morti, e anche dopo aver visto il film diffuso dal portavoce dell’IDF. Non si può evitare di rimanere inorriditi da ciò che sta accadendo a Gaza, anche sapendo cosa si nasconde sotto quegli ospedali”[l’IDF dice che vi si troverebbe il quartier generale di Hamas… sempre che sia vero ndr].

“Non meno orribile è la consapevolezza che ci si deve schierare: o sei scioccato dalle atrocità commesse da Hamas o da quelle commesse dall’IDF. Devi decidere. Scegli da che parte stare. Quali bambini morti ti scioccano di più? Quali genitori in lutto ti disturbano di più?”

“Non vedi la differenza tra Hamas, che è venuto qui per massacrare, e un esercito venuto per salvare gli ostaggi e spazzare via Hamas? Posso vederla, ma i bambini massacrati, e i loro genitori massacrati, sono poco interessanti per le intenzioni dei loro assassini”.

“Non meritavano di morire, né da una parte né dall’altra. La loro uccisione è sciocca nello stesso modo e non c’è motivo al mondo per cui ci si debba scusare per aver preso questa posizione”.

Di ospedali e crimini contro l’umanità

Da allora, la situazione degli ospedali non è affatto migliorata, anzi è peggiorata notevolmente. Tanto che il tremebondo Biden ha dovuto chiedere che gli ospedali siano protetti. Troppo poco, troppo tardi: nell’ospedale di al Shifa, riporta il New York Times, “senza elettricità né carburante, i pazienti stanno morendo e i cadaveri si stanno decomponendo”. Negli altri ospedali la situazione non è molto migliore.  Human Rights Watch parla di “crimini contro l’umanità“; anche loro potevano svegliarsi prima.

Nel frattempo, una rete di medici israeliani ha chiesto il bombardamento degli ospedali. Ma rappresentano una minoranza estremista dei medici e sanitari israeliani, come hanno stigmatizzato le associazioni del settore del Paese. La dottoressa Tami Karni, presidente del comitato etico dell’Associazione medica israeliana, ha ricordato che “I medici hanno giurato di guarire, non di uccidere”.

Lo riporta Haaretz, che aggiunge come una Ong israeliana, Medici per i Diritti Umani, abbia pubblicato un comunicato firmato da 350 tra medici e operatori sanitari in cui, oltre a condannare l’appello dei medici bombardieri, si dichiara: “Come minimo, il diritto internazionale richiede, oltre all’avvertimento, l’attuazione di misure precauzionali per ridurre le vittime civili rispetto alla minaccia percepita rappresentata dall’ospedale. Quale colpa ha un bambino prematuro in un’incubatrice, o una persona a cui sono state amputate le gambe durante il bombardamento della sua casa avvenuto nel corso della guerra, per meritare di essere annientato?”

Ancora più interessante la conclusione del comunicato. Infatti, riporta Haaretz, i medici in questione “hanno inoltre respinto la legittimità delle dichiarazioni che sollecitano l’evacuazione dei pazienti di Al-Shifa e di altri ospedali: ‘Non c’è nessun ospedale a Gaza che possa accoglierli e non ci sono ambulanze per trasportare pazienti con patologie complesse, nessuna incubatrice per neonati prematuri o medici per accompagnarli’, ha affermato la ONG. ‘Senza tutto questo, la richiesta di evacuazione non è una considerazione umanitaria. Dobbiamo togliere il velo a questo inganno; è quello che è: una condanna a morte per i malati’‘”. Purtroppo, sia ad al Shifa che in altri ospedali è avvenuto esattamente questo, con tanti pazienti costretti ad abbandonare le strutture.

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