Hannibal Gheddafi in terapia intensiva: tra malattia e detenzione politica

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Hannibal Gheddafi in terapia intensiva: tra malattia e detenzione politica

 

In un contesto drammatico, che riflette una realtà giudiziaria e umanitaria oscura, Hannibal Gheddafi si trova attualmente ricoverato in terapia intensiva a causa di gravi complicanze epatiche. Le sue condizioni di salute sono peggiorate in modo drastico dopo anni di detenzione in Libano, un caso che le organizzazioni internazionali per i diritti umani definiscono come una detenzione “arbitraria e vendicativa”.


Un deterioramento fisico conseguente a anni di isolamento

Secondo le dichiarazioni della famiglia rilasciate al canale Al-Arabiya Al-Hadath, le condizioni cliniche di Hannibal Gheddafi sono deteriorate al punto da rendere necessario il trasferimento d'urgenza dal penitenziario all'ospedale. I familiari hanno accusato le autorità libanesi di negligenza deliberata e hanno ritenuto il governo responsabile del peggioramento del suo stato di salute.

L’avvocato difensore, *Laurent Bayon, ha confermato che giovedì scorso la Procura Generale di Cassazione libanese ha rifiutato di concedere l’autorizzazione a incontrare il proprio assistito. In un’intervista recente all’emittente libanese *Al-Jadeed, Bayon ha descritto l’autorità giudiziaria come “politicizzata e asservita”, denunciando come la detenzione prolungata di Hannibal Gheddafi non sia “giudiziaria, bensì vendicativa, e priva di qualsivoglia connessione con la giustizia”.

Bayon ha inoltre ricordato che il suo assistito aveva soltanto due anni di età nel 1978, all’epoca della scomparsa dell’imam Moussa al-Sadr, caso in cui risulta inspiegabilmente coinvolto. L’avvocato sottolinea che la proroga della detenzione è sprovvista di fondamento giuridico e che lo scorso maggio è già stata presentata una denuncia ufficiale alle Nazioni Unite, seguita a giugno da una richiesta di scarcerazione immediata.

Hannibal Gheddafi vive da oltre un decennio in una cella sotterranea, priva di finestre e di illuminazione naturale, in condizioni che violano i più elementari standard umanitari. Secondo quanto riferito da Bayon, il detenuto soffre di gravi disturbi psicologici, paure ricorrenti di morte in carcere e ipocondrie legate a patologie immaginarie, quali il cancro.


Un “prigioniero politico” piuttosto che un detenuto

Dall’arresto nel 2015, Hannibal Gheddafi rimane in stato di detenzione preventiva senza un processo effettivo e in assenza di prove concrete a suo carico. Le accuse ufficiali si riferiscono alla presunta mancata collaborazione nell’inchiesta sulla scomparsa dell’imam al-Sadr. Tuttavia, come evidenziato ripetutamente dai suoi legali e da organizzazioni internazionali, risulta illogico e ingiustificabile ritenere responsabile un individuo che all’epoca dei fatti aveva soltanto due anni di età.

Human Rights Watch ha richiesto con forza la sua liberazione immediata, qualificando la sua reclusione come “una violazione flagrante del diritto internazionale”. In un rapporto pubblicato nell’agosto 2025, l’organizzazione ha documentato le condizioni disumane della sua cella e i seri problemi di salute derivanti da anni di isolamento, malnutrizione e carenza di adeguate cure mediche.

Secondo Human Rights Watch, la detenzione di Hannibal Gheddafi non conserva più alcun carattere giudiziario, configurandosi piuttosto come una forma di “presa in ostaggio politica” da parte dello Stato libanese, priva di basi legali e contraria agli obblighi internazionali in materia di diritti umani assunti dal Libano.

Conclusioni

Il caso di Hannibal Gheddafi non costituisce ormai una questione meramente giudiziaria, bensì un banco di prova per la credibilità del sistema legale libanese e per il rispetto delle convenzioni internazionali.

Dopo un decennio di detenzione senza processo, ripetuti rifiuti di accesso alla difesa e condizioni carcerarie disumane, appare evidente come la sua permanenza in cella assomigli più a un sequestro di persona – quello di un “ostaggio politico” – che a una misura giurisdizionale.

L’interrogativo che permane è tanto semplice quanto drammatico: quale giustificazione può ancora invocare il Libano per continuare a trattenere un uomo che non ha alcun nesso con i fatti per cui è stato arrestato?

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