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Il dramma dimenticato dei 194 minorenni palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane

 

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Nella totale dimenticanza dei media mainstream continua e, non solo, peggiora il dramma dei minori palestinesi rinchiusi nelle carceri dell'occupazione israeliana, in quanto anche esposti al contagio del Covid-19.


Di Paola Di Lullo
 
A fine marzo erano 194 i minorenni palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

Di essi, 164 di età compresa tra 16 ed i 17 anni e 30 di età compresa tra 14 e 15 anni.

Secondo i dati diffusi dall'Israel Prison Service (IPS) il 60%, 117, era in custodia cautelare, mentre il 28%, 54, stava scontando una pena. Due erano in detenzione amministrativa.
 
Sempre a marzo il Defense for Children International - Palestine ha invitato le autorità israeliane a liberare immediatamente tutti i minori palestinesi detenuti nelle carceri israeliane a causa della rapida diffusione globale del nuovo coronavirus (COVID-19).
"Le autorità israeliane devono rilasciare immediatamente tutti i bambini prigionieri palestinesi", ha affermato Ayed Abu Eqtaish, direttore del programma di responsabilità presso il DCIP. "Il fatto che le forze israeliane continuino a detenere bambini palestinesi, la cui stragrande maggioranza in custodia cautelare, è inconcepibile dato il crescente rischio presentato dal COVID-19 alle persone private della loro libertà".
 
Un'indagine del DCIP aveva scoperto che i bambini prigionieri palestinesi detenuti nella prigione israeliana di Damon erano in condizioni sfavorevoli, in piccole stanze senza accesso a bagni puliti e privati. Condizioni che aumentano i rischi di contagio.
Ad Ofer, secondo quanto riferito dall'IPS (Israeli Prison Service), il personale pulisce e disinfetta il cortile comune della prigione ogni giorno, ma le celle e le stanze non vengono disinfettate. I detenuti, compresi i minorenni, non ricevono prodotti per l'igiene.
Ad aprile, mentre Israele rilasciava migliaia di prigionieri israeliani, è arrivata a richiesta dell'ONU per il rilascio immediato di tutti i bambini e ragazzini palestinesi detenuti (https://www.ochaopt.org/content/light-covid-19-crisis-un-officials-call-immediate-release-all-children-detention-including).

Jamie McGoldrick, coordinatore umanitario nei Territori Palestinesi Occupati, Genevieve Boutin, rappresentante speciale dell'UNICEF nello Stato di Palestina e James Heenan, capo dell'Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite nei Territori Palestinesi Occupati, affermano in una nota che "I bambini detenuti affrontano un rischio maggiore di contrarre COVID-19, con distanziamento fisico e altre misure preventive spesso assenti o difficili da raggiungere".
 
"Inoltre, dall'inizio della crisi COVID-19 in Israele, i procedimenti giudiziari sono sospesi, quasi tutte le visite in carcere vengono annullate e ai bambini viene negato l'accesso di persona alle loro famiglie e ai loro avvocati".
 
["Siamo seriamente preoccupati per la continua detenzione di bambini palestinesi da parte delle autorità israeliane. Alla fine di marzo, 194 bambini palestinesi sono stati arrestati dalle autorità israeliane nelle carceri e nei centri di detenzione, principalmente in Israele, secondo i dati diffusi dal Servizio penitenziario israeliano. Questo è superiore al numero medio mensile di bambini detenuti nel 2019. Del totale, la stragrande maggioranza di questi bambini non è stata condannata per reato ma è detenuta in stato di detenzione preventiva.
 
I diritti dei minori alla protezione, alla sicurezza e al benessere devono essere sempre rispettati. In tempi normali, l'arresto o la detenzione di un bambino dovrebbe essere una misura di ultima istanza e per il periodo di tempo più breve appropriato. Ciò è sancito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, ratificata sia da Israele che dallo Stato di Palestina.
 
Durante una pandemia, gli Stati dovrebbero prestare maggiore attenzione alle esigenze di protezione e ai diritti dei minori e l'interesse superiore dei minori dovrebbe essere una considerazione primaria in tutte le azioni intraprese dai governi.
 
I bambini detenuti affrontano un rischio maggiore di contrarre COVID-19, con distanziamento fisico e altre misure preventive spesso assenti o difficili da raggiungere. Inoltre, dall'inizio della crisi COVID-19 in Israele, i procedimenti giudiziari sono sospesi, quasi tutte le visite in carcere vengono annullate e ai bambini viene negato l'accesso di persona alle loro famiglie e ai loro avvocati. Ciò crea ulteriori difficoltà, sofferenze psicologiche e impedisce al bambino di ricevere la consulenza legale a cui ha diritto. Per i bambini in attesa di processo, queste pressioni potrebbero metterli sotto una pressione crescente per incriminarsi, dichiarandosi colpevoli di essere rilasciati più rapidamente.
 
Il modo migliore per difendere i diritti dei bambini detenuti nel mezzo di una pericolosa pandemia, in qualsiasi paese, è liberarli dalla detenzione e mettere una moratoria sulle nuove ammissioni nelle strutture di detenzione. Chiediamo alle autorità israeliane e palestinesi di farlo immediatamente.
 
I bambini palestinesi incarcerati dalle autorità israeliane vivono vicini l'uno all'altro, spesso in condizioni sanitarie compromesse, con accesso limitato alle risorse per mantenere le routine igieniche minime, secondo la documentazione raccolta dal DCIP. L'impatto di COVID-19 è aggravato da queste condizioni di vita che rendono i bambini palestinesi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani sempre più vulnerabili." ]
 
 
Il COVID-19 aggrava una situazione di per se già pesante e più volte e da più parti denunciata.
 
L'Unicef ("I bambini nella detenzione militare israeliana" (https://www.unicef.it/Allegati/UNICEF_oPt_Children_in_Israeli_Military_Detention_Observations_and_Recommendations_-_6_March_2013_1.pdf), Defence for children International ed il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti dei Bambini, nei suoi vari reports ((https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians) per citarne alcuni, hanno più volte ribadito la loro preoccupazione per la pratica della tortura e dei maltrattamenti nei confronti dei bambini palestinesi arrestati, perseguiti e detenuti dai militari e dalla polizia israeliani.
 
Il 74% dei  minori, di solito prelevati dalle loro case in piena notte, o per strada, all'improvviso, senza spiegazioni per loro e neppure per i genitori, sperimentano violenza fisica durante l'arresto, il trasferimento e/o l'interrogatorio. Sono sottoposti a maltrattamenti e abusi, interrogati, spesso legati e bendati, incappucciati, privati del sonno, con accesso limitato ai servizi igienici, cibo ed acqua, in molti casi in celle di isolamento, insultati, minacciati ed abusati, verbalmente e fisicamente, per essere spinti a confessare.
Coloro accusati di reati minori, vengono messi in gabbie, minacciati e sessualmente abusati. I processi dinanzi ai tribunali militari si svolgono senza la presenza di un legale.
 
La maggior parte dei bambini ha riferito di essere stata sottoposta a maltrattamenti durante gli interrogatori, con schiaffi, percosse, calci e spintoni violenti. Gli abusi verbali sono consuetudinari.
 
Sempre più spesso, i soldati israeliani utilizzano minacce sessuali, incluso lo stupro, contro di loro o membri delle loro famiglie, per spaventare i bambini. Nel 2009, Addameer ha documentato almeno cinque casi di bambini che hanno dichiarato di essere stati aggrediti o minacciati sessualmente durante l' arresto, il trasferimento al centro di detenzione e/o l'interrogatorio. Le aggressioni sessuali hanno diversi aspetti, ce vanno dall'afferrare i testicoli di un bambino al  minacciarlo/a  di stupro o sodomia con un oggetto.
 
Dal 2000 ad oggi, Israele ha arrestato circa 12000 minorenni palestinesi. Circa 700 all'anno. Bambini palestinesi, di età inferiore ai 18 anni, della Cisgiordania Occupata. Arrestati dall'esercito israeliano e condannati dalle corti militari israeliane. L'accusa più comune? Aver lanciato pietre, reato punibile con una pena massima di 20 anni di carcere. Tutti loro, caso unico al mondo, sistematicamente processati in tribunali militari. Nessun bambino israeliano entra in contatto con i tribunali militari.
 
Mentre la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (https://www.eda.admin.ch/eda/it/dfae/politica-estera/diritto-internazionale-pubblico/convenzione-protezione-diritti-dell-uomo/convenzione-sui-diritti-del-fanciullo.html)  definisce bambino "ogni essere umano con un'età inferiore a diciotto anni", secondo l'ordine militare israeliano 132 i bambini palestinesi, dai 16 anni in poi, sono stati processati e condannati da tribunali militari israeliani per adulti. Naturalmente, gli israeliani sono considerati "bambini" fino al compimento dei 18 anni.
Se dunque la responsabilità penale inizia all'età di 12 anni sia per i palestinesi che per gli israeliani, i palestinesi vengono processati come adulti all'età di 16 anni, mentre gli israeliani a 18 anni. Mentre i minorenni israeliani vengono interrogati solo da agenti di polizia appositamente addestrati per il compito, i bambini palestinesi vengono interrogati dalla polizia o dagli ufficiali dell'ISA ( International Security Academy), in situazioni altamente intimidatorie e prive di qualsiasi reale forma di controllo.
 
Israele ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia nel 1991, obbligandosi ad attuare l'intera gamma di diritti e tutele incluse nel trattato, compreso che l'interesse superiore del minore deve essere una considerazione primaria in tutte le decisioni che incidono bambini. Il CRC (Convention on the Rights of the Child ) richiede che i bambini debbano essere detenuti solo come misura di ultima istanza e obbliga gli Stati a garantire e proteggere il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, nonché il diritto alla salute.
 
Dove sono le associazioni umanitarie? Dov'è il rispetto per i diritti dei minori, per le Convenzioni, le leggi umanitarie internazionali? Già, domanda stupida. Israele è quella democrazia che può praticare occupazione, apartheid, violazione dei diritti umani, mentre il mondo sbadiglia annoiato.

Israele continua a mostrare, oggi più che mai, totale spregio verso la comunità internazionale, le Risoluzioni ONU, la IV Convenzione di Ginevra. Continua a non tutelare i minori in nessun modo, violando anche La Dichiarazione di Ginevra dei diritti del fanciullo, documento redatto nel 1924 dalla Società delle Nazioni che fece riferimento alla Carta dei Diritti del Bambino scritta nel 1923 da Eglantyne Jebb, fondatrice Save the Children nel 1919. Successivamente, con l'istituzione dell'ONU, la dichiarazione è stata approvata il 20 novembre 1959 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e revisionata nel 1989, quando ad essa ha fatto seguire la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. Questo documento in realtà non è vincolante per i singoli stati, ciò significa che non ha valore giuridico nel diritto, e tanto meno nel diritto internazionale, ma impegna i paesi membri soltanto da un punto di vista morale. 

Israele non ha senso morale.
 
 
FONTI : Al Monitor
              Addameer
              Palestine.org
              Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network
              Middle East Eye
              B'Tselem
 
 
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