Il progetto europeo e la coerenza di Angela Merkel

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Il progetto europeo e la coerenza di Angela Merkel

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di Paolo Desogus
 

Germania e Olanda non intendono portare avanti il processo di integrazione europea per ragioni economiche: non conviene. Sanno che tra qualche mese l'Italia verrà svenduta ai saldi e che le aziende della penisola avranno bisogno di condizioni fiscali vantaggiose. Gruppo Fiat e Mediaset hanno già sede nel paradiso fiscale olandese. Dietro il no tedesco ci sono solo dei calcoli di interesse. Ragionare in termini culturali e di solidarietà non ha senso. Purtroppo l'Europa non ha mai stabilito dei criteri di unità che non fossero economici e da esercitare in termini punitivi e moralistici verso chi non rispettava i parametri dei trattati. E checché ne dicano gli europeistii del PD, questa linea è stata sottoscritta da tutti.
 

Non mi è del resto chiaro su cosa si basasse l'aspettativa di una solidarietà dei tedeschi e degli olandesi, quando da anni i singoli paesi hanno lavorato per perseguire esclusivamente l'interesse nazionale. A ben vedere, infatti, al Consiglio europeo dell'altro giorno c'era molta più ipocrisia nell'atteggiamento di Macron che in quello della Merkel, dato che i loro due rispettivi paesi non hanno mai, dico mai promosso l'integrazione nazionale con provvedimenti reali e anzi la hanno ostacolata con la loro politica estera e con i loro trucchi di bilancio.


Non ci sono mai state le condizioni per gli Stati uniti d'Europa, chi ne ha parlato si auto illudeva senza assumere allucinogeni, ma volando di pura fantasia. L'Unione europea ha favorito solo ed esclusivamente gli scambi economici: persino l'apertura delle frontiere e l'Erasmus hanno avuto solo ed esclusivamente quello scopo.


Anche gli interventi di tipo culturale sono stati molto, molto deboli sebbene in quel campo esista una formidabile base comune. La cultura "europea" non ha certo aspettato i trattati di Maastricht per formarsi, ma esiste da secoli. E l'Italia ne è stato uno dei maggiori centri propulsivi insieme alla Germania e alla Francia. Nella fase storica attuale tuttavia la cultura è stata museificata, reificata, sganciata dai processi storici, evirata della sua forza identitaria. È stata trasformata in un oggetto innocuo per turisti o per specialisti cosmopoliti, spesso armati di teorie interpretative totalmente integrate nel pensiero neoliberale: post-strutturalismo, decostruzionismo... Nessuno di veramente serio può pensare che le opere di Dante, Leonardo, Shakespeare, Montaigne, Mozart, Verdi, Cezanne, Picasso, Rossellini e Truffaut svolgano una qualsiasi funzione concreta nei processi sociali. Suona addirittura ridicolo porsi una domanda simile! Questi grandi artisti sono al massimo autori per una fruizione disinteressata, turistica da dare in pasto ai ceti scolarizzati, nella maggior parte dei casi garantiti dal proprio personale benessere economico.


La cultura è stata totalmente estromessa dai processi politici. Non svolge la funzione attiva di costruzione della civiltà europea. Anzi, non esiste una civiltà europea. L'economicismo esasperato dei Trattati lo ha impedito e ora spinge a usare come unico metro di giudizio politico l'interesse economico nel quadro delle uniche civiltà che ancora sopravvivono, cioè quelle nazionali, a cui Germania e Olanda non vogliono rinunciare. Il comportamento della Merkel sarà allora certamente animato da egoismo, ma questo atteggiamento è del tutto coerente con il progetto europeo fin qui portato avanti.

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