Il taglio delle tasse nel modello neoliberale

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Il taglio delle tasse nel modello neoliberale

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di Paolo Desogus
 

Stamani ho visto il ministro Gualiteri in una trasmissione su Rai3 impegnato in una discussione a dir poco sconcertante sull'abbassamento delle tasse. L'incipiente crisi economica, la disoccupazione crescente, le lacerazioni sociali nel Mezzogiorno sembrano non esistere. La chiave della politica per Gualtieri, come in verità per quasi tutto l'arco costituzionale italiano, sembra essere solo questa: "abbassare le tasse". Non migliorare l'istruzione, la sanità, non rendere il lavoro più sicuro, non proteggere i più deboli, non combattere la disoccupazione, né ridurre la delinquenza o salvaguardare il paesaggio o ancora fronteggiare le sfide ambientali. La politica italiana, nelle vesti del ministro Gualtieri e dunque dei partiti della maggioranza (5stelle, PD, LeU e IV), ha come orizzonte l'abbassamento delle tasse e basta.


Per carità, sarebbe sciocco fare l'anima bella. Pagare le tasse, vedere che una parte del proprio stipendio se ne va via può produrre una grande frustrazione, specie in quelle aree del paese in cui manca un ritorno in servizi. Ma è nondimeno stupido non considerare che dei tagli si avvantaggiano sempre le classi più abbienti e che ad ogni riduzione del gettito fiscale corrisponde una diminuzione della spesa pubblica e dunque una riduzione dell'intervento dello stato nell'economia attraverso assunzioni, investimenti, servizi e spese generali dello stato.


Accanto a questo ci sono poi altre questioni, forse ancora più dirimenti. L'ideologia dei tagli si inserisce perfettamente nell'ottica dello stato minimo e del modello antropologico neoliberale che concepisce l'individuo come imprenditore e legislatore di se stesso. Chi propone i tagli si pone in contrasto con qualsiasi progetto politico comune, con qualsiasi politica di piano, con qualsiasi progetto fondato sullo sforzo collettivo del paese. Tagliare le tasse equivale a dire: ognuno pensi per sé, con i mezzi che dispone e chi ha poco si arrangi.


Ripeto, nessuno crede che pagare le tasse sia "una cosa bellissima". Lo è al massimo per quei ricchi animati da paternalismo. Per questo è importante che la tassazione sia equa e che costituisca un elemento di democrazia, di ridistribuzione finalizzata a un progetto collettivo, a un'idea di civiltà in cui nessuno è abbandonato al proprio singolare destino. Soprattutto ora che il paese si trova di fronte a una crisi economica epocale, con un PIL che segna il crollo del 12% e con un'Unione europea in disfacimento, ridotta a terreno di scontro tra singole nazioni, ebbene soprattutto ora occorre pensare in termini di società, di comunità, di civiltà. Lasciamoci alle spalle la vecchia ideologia dei tagli delle tasse, del resto l'abbiamo visto: non funziona.

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