In Bolivia l'oppositore Mesa con Marinkovic e Sánchez Berzaín vuole destabilizzare il paese per realizzare un golpe contro Evo Morales
di Fabrizio Verde
Dalla Bolivia giungono notizie di scontri tra i sostenitori di Evo Morales intenti a difendere la vittoria democratica raggiunta dal leader socialista nelle ultime elezioni presidenziali e militanti di opposizione chiamati a protestare contro fantomatici e mai provati brogli elettorali.
Uno scenario ben pianificato da un’opposizione senza forza, idee, buone ragioni e sostanzialmente incapace di contendere la leadership politica a Evo Morales sul terreno democratico.
La situazione odierna - pare vi siano 30 feriti - è stata fomentata da personaggi ben precisi.
Il vicepresidente della Bolivia Álvaro García Linera ha dichiarato che che le coincidenze tra il candidato dell'opposizione Comunidad Ciudadana (CC), Carlos Mesa; e i latitanti in fuga dalla giustizia boliviana Branko Marinkovic e Carlos Sánchez Berzaín, formano una "triangolazione perfetta" capace di tornare a far insanguinare il popolo.
Il vicepresidente ha fatto riferimento ai tre personaggi, poche ore dopo che si sono intensificati nei social network gli attacchi e la mobilitazione convocata da Mesa contro il presidente Evo Morales, che ha vinto le elezioni generali al primo turno con il 47,08% dei voti.
"Carlos Mesa agisce con i finanziamenti di Branko Marinkovic e l'istruzione politica e il pensiero dell'assassino e criminale di El Alto, Sorata e Warisata, Sánchez Berzaín. La triangolazione perfetta", ha spiegato García Linera in una conferenza stampa.
García Linera ha affermato che le coincidenze di questa triangolazione che ricompare per generare un maggiore conflitto nel paese con una strategia di golpe sono state dimostrate.
Domenica, Marinkovic, che è stato sindacato come uno dei principali sospettati nel finanziamento di un gruppo di mercenari per cercare di dividere la Bolivia nel 2009, attraverso il suo account Twitter, ha dichiarato: "Le elezioni sono state fraudolente, che il mondo sa, non basta solo il ballottaggio, deve essere ripetuto senza il candidato illegittimo e illegale per rimuovere anche i suoi parlamentari fraudolenti".
Nel frattempo, Sánchez Berzaín, attraverso un video, ha invitato la popolazione boliviana a unirsi per difendere la democrazia e il voto domenica scorsa alle elezioni generali, accusato di genocidio in Bolivia per il massacro registrato nell'ottobre 2003, nella cosiddetta "Guerra del gas".
"Sono come i cavalieri dell'Apocalisse, quando questi tre si uniscono c'è sangue, quello del denaro separatista, l'assassino neoliberista e il burattino politico che non accetta la sua sconfitta e che è in grado di insanguinare il popolo boliviano per imporre il suo capriccio”, ha denunciato il vicepresidente.
La Bolivia ha dimostrato chiaramente di non voler tornare alla triste epoca della ‘larga noche neoliberal’ quando il popolo era costretto a languire sotto il tallone di ferro dei governi neoliberisti. D’altronde basta guardare cosa accade in Cile, Ecuador e Colombia per vedere cosa accade ai popoli costretti a subire le politiche di governi neoliberisti.