Intervista a Mauro Alboresi (PCI): "Siamo per la fine del neocolonialismo della Nato e per il rispetto dell'indipendenza e della sovranità degli Stati. A partire da Siria e Venezuela"

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Intervista a Mauro Alboresi (PCI): "Siamo per la fine del neocolonialismo della Nato e per il rispetto dell'indipendenza e della sovranità degli Stati. A partire da Siria e Venezuela"


"La politica estera del nostro Paese, che nel passato ha conosciuto anche momenti alti e autonomi, è oggi preda della gabbia imperialista aggressiva della NATO, entro cui è impossibile perseguire una strategia di riconoscimento reciproco degli Stati e dei popoli e di cooperazione in un mondo multipolare." Come AntiDiplomatico abbiamo avuto nuovamente il piacere di intervistare il segretario del Partito Comunista italiano, Mauro Alboresi. Il PCI alle prossime elezioni del 4 marzo sosterrà la Lista Potere al Popolo.


L'Intervista
 

Quali aspettative coltiva il Partito Comunista italiano per le elezioni del 4 marzo e quale pensa possa essere il futuro della lista Potere al popolo?


Potere al popolo è oggi un fronte di forze che pone al centro la critica al modello sociale. Questo fatto rappresenta un tratto distintivo della convergenza tra forza comuniste, di sinistra alternativa e di movimento ed è una conquista importante. Per tale motivo, è importante che questo fronte si consolidi, senza chiedere la rinuncia all'autonomia politica ed organizzativa delle sue componenti: in esso, noi vediamo anche le condizioni per il rafforzamento delle idee e delle posizioni dei comunisti ed anche del nostro Partito, è per questo che il PCI ha scelto di essere parte di Potere al popolo.



Venendo alla politica estera, principale campo di indagine del nostro sito. Come giudica le scelte italiane recenti con particolare riferimento al Medio Oriente e alle sanzioni imposte al Venezuela dall'Ue?
 

Le lancette della storia sembrano essere tornate indietro: il Medio Oriente è di nuovo palesemente terra di saccheggio per le scorribande imperialiste dell'Occidente, la retorica dell'esportazione della democrazia si è rivelata chiaramente essere l'esportazione degli interessi, della dominazione e dei mercati occidentali (in primis, quello delle armi). La vicenda del Niger, in ultimo, rappresenta perfettamente il paradosso della realtà che cancella le parole delle intenzioni. Noi siamo per la fine di questo neocolonialismo, ponendo al centro il tema del rispetto dell'indipendenza e della sovranità degli Stati, a cominciare dallo Stato siriano. Lo siamo altrettanto per quanto riguarda il Venezuela: un Paese che ha saputo, attraverso il rafforzamento del Potere Popolare, respingere ingerenze e tentativi di sovvertimento della democrazia. Oggi che la situazione nel Paese latino americano si è stabilizzata all'interno, ripartono le iniziative per una destabilizzazione esterna a cui siamo abituati da tempo. Noi stiamo dalla parte della Repubblica bolivariana, del suo presidente e del socialismo. La politica estera del nostro Paese, che nel passato ha conosciuto anche momenti alti e autonomi, è oggi preda della gabbia imperialista aggressiva della NATO, entro cui è impossibile perseguire una strategia di riconoscimento reciproco degli Stati e dei popoli e di cooperazione in un mondo multipolare. Anche piccoli e sporadici sussulti di autonomia, finiscono per essere frustrati e normalizzati nelle regole della strategia imperialista.



Come pensa debba svilupparsi in modo efficace una politica antimperialista che abbia come obiettivo con particolare riferimento alla NATO, ma anche a UE ed euro?

Di fronte al rischio concreto di una terza guerra di dimensioni globali, la questione della pace e della lotta contro il pericolo più grande per garantirla, rappresentato dall'imperialismo USA, diventa centrale. Sicuramente la questione più importante del nostro tempo. Per questo, la nostra contestazione non può che colpire il cuore della strategia imperialista contemporanea, cioè la NATO. Noi siamo per l'uscita dell'Italia dalla NATO, strumento principe per il perseguimento degli interessi americani in ogni area del mondo, Europa compresa, come dimostra la vicenda ucraina. La contestazione non può che arrivare anche alle strutture sovranazionali del nostro continente, strutture imperialiste all'esterno ma anche all'interno, nell'alimentazione della concorrenza tra i Paesi UE perpetrata sulla pelle dei popoli, con la compressione dei salari e dei diritti. Noi confermiamo un giudizio di irriformabilità di tutta l'architettura dell'Unione, nella quale si inserisce la funzione di governo della moneta. Un'architettura palesemente liberista e ritagliata sulle esatte esigenze di una borghesia egemone in Europa, quella tedesca, ed in generale delle classi dominanti. In essa, non è permessa nessuna strategia economica, se non quella ottenuta con la svalorizzazione dei salari, della cancellazione dei diritti sociali. Rompere l'Unione europea ed i suoi vincoli, per i comunisti, significa porre una premessa irrinunciabile per dare credibilità a qualsiasi proposta, progetto, iniziativa che vada nella direzione di restituire potere, diritti, libertà al nostro popolo.



Melenchon e Corbyn, con politiche veramente di sinistra si stanno dimostrando l'antidoto migliore ai neofascismi e negli ultimi mesi sia l'Ukip nel Regno Unito che il Fronte Nazionale in Francia si sono sgonfiati sempre più. In Italia perché ancora non si è ripetuta questo tipo di esperienza?
 

E' sicuramente eloquente che quando le forze della sinistra si pongono su un terreno autonomo, rifiutando le gabbie e i parameri dell'ideologia dell'avversario, abbattendo tabù e ponendo il problema dell'alternativa al liberismo, ottengono un riconoscimento ed una legittimazione anzitutto dalle proprie classi di riferimento. Il successo delle destre, comprese quelle di matrice esplicitamente neofascista, si è costruito sulle macerie sociali e sulla povertà esplosa con l'attuazione delle politiche liberiste. Rifiutare queste politiche, avendo la lungimiranza di guardare ad un modello di società totalmente alternativo a quello esistente e alle sue compatibilità, è il solo modo per far crescere le nostre idee e i nostri valori nelle contraddizioni asprissime che attraversano ancora il modello capitalista, che si trascina in una crisi di sistema tutt'altro che risolta. Se le forze della sinistra di classe sapranno ovunque inserirsi in questa dinamica sarà possibile sottrarre terreno alle destre e ridare forza propulsiva alle istanza dei lavoratori.


Alessandro Bianchi

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