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Intervista all’avvocato Enrico Brogneri, testimone di Ustica: "Hanno tolto l’aereo visto da me e lo hanno sostituito con un Mig libico.

 
 


di Michele Metta 


 

Nel corso della mia inchiesta sul Centro Mondiale Commerciale, mi sono occupato della Strage di Ustica, la quale, poco prima di quella di Bologna, fu causa della morte violenta di persone innocenti. Proprio questi articoli su Ustica sono stati letti dalla persona che intervisterò oggi: l’avvocato Enrico Brogneri.

 

Enrico, dopo averti ringraziato per l’apprezzamento verso tali miei pezzi, ancora di più ti ringrazio per aver acconsentito a rispondere ad alcune mie domande. Cominciamo. Ad Ustica, ti lega un episodio assai concreto. Partirei, per favore, proprio da lì, chiedendoti quando e cosa, esattamente, hai visto in cielo di così particolare da attirare la tua attenzione.

 

Ero appena uscito da casa dei miei genitori e mi trovavo alla guida della mia autovettura Renault 5. Dovevo prendere mia moglie per poi raggiungere l’abitazione di Catanzaro Lido. Percorrendo via Jan Palach, notai che un aereo militare stava sorvolando la città di Catanzaro a una quota pericolosamente bassa. Il predetto velivolo sembrava vecchiotto, aveva piccole dimensioni e sagoma triangolare e compatta, procedeva in evidente difficoltà planando a luci e motori spenti. Ho dato agli Inquirenti elementi più che sufficienti per potersi affermare che l’avvistamento sia avvenuto senza dubbio alle ore 21,20 circa del 27.6.1980, vale a dire 20 minuti dopo la caduta del DC9 Itavia.

 

- Di quale nazionalità era, secondo te, il velivolo da te avvistato?

 

I miei accertamenti mi hanno sicuramente portato ad escludere che quel caccia potesse essere un Mig libico. E infatti, nel tempo ho riconosciuto in esso la possibile sagoma di un Mirage o di un Kfir, aereo israeliano.


 

- Puoi parlarmi della storia della stella che sarebbe stata vista da testimoni sul relitto del cosiddetto Mig libico di Castelsilano collegato alla strage?


Il fatto di aver dichiarato agli inquirenti di non aver notato alcun distintivo sotto le ali del mio caccia, non esclude che una qualche insegna, non vista, potesse essere presente per esempio sulla carlinga. In effetti, il caporale Filippo Di Benedetto, il quale - come è noto - nella mattinata del 28.6.1980 ha dovuto piantonare l’aereo di Castelsilano, notò la presenza di una coccarda a forma di stella. Sono convinto che la testimonianza del predetto caporale, pur essendo di fondamentale importanza, sia stata colpevolmente sottovalutata. Colpevolmente dico, perché la stessa meritava di essere confrontata con la mia deposizione per verificare se i due caccia, il mio e quello del caporale, avessero o meno sagoma sovrapponibile. Il confronto andava assolutamente fatto, anche perché sulla descrizione dell’aereo e del circostante territorio persiste il contrasto di differenti versioni.

E infatti, questo è quanto risulta dall’articolo dell’Espresso del 25.11.1990:

“… Il luogo era molto più pianeggiante di come è stato descritto dalla televisione e dai giornali. L’aereo, poi, non era distrutto. Sembrava quasi intatto. Come se fosse atterrato sulla pancia. Intorno non c’era nessun pezzo sparpagliato. Solo a una cinquantina di metri più avanti vidi un grande paracadute bianco aperto e aggrovigliato. Sull’aereo ricordo i colori bianco e azzurro. Non ho visto scritte particolari, ma sulle fiancate c’era uno stemma che mi sembrò una specie di stella”.

E questo è quanto invece risulta dalla verbalizzazione di Priore:

“…Il velivolo era a mezza altezza della gola; era un monoposto, di piccole dimensioni, con cupolino. Appariva integro, cioè non spaccato in più parti, di colore bianco-azzurro sul chiaro; aveva un’insegna sulla parte destra della carlinga, che sembrò al teste una stella o simbolo similare. I soldati si fermarono in un primo momento sul fondo della gola, mentre gli ufficiali si inerpicarono sul costone in direzione dell’aereo. In un secondo momento, quando gli ufficiali fecero ritorno sul fondo della gola, i militari furono disposti in più punti. Al teste fu assegnata una posizione nella parte superiore, da cui poteva vedere l’aereo nella gola a una cinquantina di metri. Da quel punto riuscì a vedere il pilota, che appariva seduto…”

Cosa può essere accaduto? Io ovviamente credo che la descrizione giusta sia quella dell'Espresso, non solo perché le prime versioni dei testi sono in genere le più genuine, ma anche perché Di Benedetto, da me interpellato, non ha ancora trovato una valida spiegazione sulla non corretta verbalizzazione da parte di Priore. E, a ben vedere, non è questione di poco conto, visto che la risposta alla sospettata sostituzione del vero aereo caduto a Castelsilano dipende dalla preliminare risoluzione di tali divergenze.

 

- In altre parole, la tua ipotesi è che il Mig libico sia fatto subentrare successivamente, in sostituzione di un velivolo di altra nazionalità, assai probabilmente israeliana, data, appunto, la presenza di quella stella sulla carlinga, come da testimonianza del caporale Di Benedetto. Un vero e proprio depistaggio, insomma. Ho ben sintetizzato il tuo pensiero?

 

Esattamente. Hanno tolto l’aereo visto da me e piantonato da Di Benedetto (Mirage o Kfir) e lo hanno sostituito con un Mig libico.

 

- So che tue indagini hanno individuato una persona in possesso di parti sottratte a quel relitto. Puoi dirci qualcosa di più?

 

Con un esposto del 3.12.2013 ho informato la Procura di Roma della concreta possibilità di recuperare una parte dell’aviogetto militare caduto a Castelsilano. L’ho fatto subito dopo aver rintracciato la persona che all’epoca continuava a custodire il pezzo come discutibile cimelio.

Del predetto possessore avrei potuto senza dubbio fornire generalità e numero di telefono, ma gli Inquirenti non si sono purtroppo attivati; ed è un vero peccato, perché si trattava proprio della cloche, vale a dire di qualcosa dalla quale sarebbe stato poi possibile risalire all’identificazione del vero caccia caduto quella fatidica notte dell’abbattimento del DC9 Itavia.

 

- Tu propendi per la pista che individua l’Uranio come movente della Strage di Ustica. Perché?

 

Ho sempre considerato lo scenario dell’uranio come meritevole di grande considerazione. Dal libro di Claudio Gatti si evince che l’uranio francese doveva essere consegnato all’Iraq, guarda caso, proprio la notte del 27.6.80, e gli accertamenti eseguiti dall’autore (apprezzato giornalista investigativo) costituiscono quantomeno indizi gravi e concordanti. Il mio scenario non è altro che un possibile diverso sviluppo di quello di Gatti, uno scenario che tiene conto anche dell’esistenza dell’embargo, della propensione al sabotaggio di Israele, dei continui depistaggi, della sospettata sostituzione del velivolo di Castelsilano e degli strani suicidi.

Il quadro, dal mio punto di vista, è abbastanza completo. Rimarrebbe tuttavia da chiarire il perché di quella decisione di ingannare il Mossad facendo scortare militarmente il DC9 Itavia. È forse per questo che l’accadimento è stato considerato inconfessabile dalla politica?


 

- Priore, magistrato che ha indagato a lungo su Ustica, esclude tale pista, pur se i Periti da lui incaricati riscontrarono, in effetti, presenza d’Uranio nella stiva del velivolo Itavia. Come giudichi questa singolare linea di Priore?

 

Le attività investigative di Priore non dovevano ovviamente riguardare solo il relitto del DC9 Itavia, ma soprattutto l’altro aereo dell’Air Malta che, a breve distanza, procedeva sulla stessa aerovia. È questo l’altro punto debole dell'inchiesta. Tant’è vero che ora qualcuno sta cercando di rimediare cambiando i protagonisti, ma non lo scopo. Non più i francesi, ma gli americani dell’antieuropeista Trump sono da qualche tempo i responsabili. Ma il vero obiettivo deve assolutamente rimanere Gheddafi che viaggiava con l’Air Malta, non il carico di uranio ivi stivato.


 

- Hai pagato e continui a pagare duramente per la tua scelta di non tacere. Cosa, più in dettaglio, ti è successo?

 

È vero! Me l’hanno fatta pagare duramente con complicità insospettabili e nell’indifferenza delle Istituzioni. Per questo ho chiesto sfiduciato la cancellazione dall’Albo degli Avvocati. Ma ora non voglio entrare nei particolari di questa brutta vicenda. Spero solo che la Magistratura penale possa fare il suo dovere.

 


- Su Ustica, hai scritto due libri. Il primo, sarebbe addirittura dovuto uscire per Mondadori, ma a contratto praticamente già pronto, non se ne fece più nulla. Come è andata quella vicenda con l’Editrice berlusconiana?

 

È accaduto esattamente quel che ho raccontato nel secondo capitolo di Ai margini di Ustica 2 - In tutta omertà. I due direttori editoriali della narrativa e della saggistica avevano espresso parere più che favorevole alla pubblicazione di Ai margini di Ustica. Il Comitato esecutivo, presieduto da Marina Berlusconi, ha invece detto di no, e i motivi possono essere solo intuiti.

 

- Più in generale, la pubblicazione del tuo primo volume è stata in definitiva boicottata da tutte le principali Case editrici, con comportamenti a dir poco disdicevoli, e rifiuti peregrini, come quello di Giorgio Boatti, il quale, va notato, si fa vanto di cercare da sempre la verità sulle stragi. Raccontaci, per favore, i casi più clamorosi.

 

Dopo quello della Mondadori, un altro rifiuto non meno riprovevole m’è sembrato quello della Longanesi, il cui direttore editoriale Luigi Brioschi avrebbe davvero meritato la consegna del tapiro d'oro di Striscia la notizia. Brioschi, dopo la lettura del manoscritto, consigliò prudentemente di restituire il testo all’autore e di farlo senza indugio per non correre il rischio di “restare invischiati” in una vicenda troppo pericolosa, ancorché entusiasmante. La sua preoccupazione, a giudicare dalla relazione di lettura casualmente dimenticata tra le pagine del manoscritto, non escludeva del tutto la possibilità alternativa di comprarne i diritti per un futuro utilizzo, ovviamente dopo l’apporto di un imprecisato ritocco. Insomma, la sensazione che l’editoria, anche la più affermata, fosse ossessionata e condizionata m’è parsa innegabile, e ancora oggi non mi è chiaro se per paura di conseguenze legali o verosimilmente per ragioni di opportunità politica.

 

- Alla luce di tutto questo, ritieni che i grandi mezzi d’informazione in Italia siano liberi o propensi, invece, alla censura?

 

La mia piccola esperienza è sufficiente perché io possa affermare che in Italia la stampa non è del tutto libera. I mezzi d'informazione sono sicuramente condizionati dalla politica. Ci sono per fortuna delle rare eccezioni.

 

- Tornassi indietro, rifaresti quello che hai fatto?

 

Non lo so. Probabilmente rifletterei su quel che ha pubblicamente detto Priore al Convegno di Falerna sulla strage di Ustica. Dopo aver ascoltato il mio intervento, Priore ha esclamato: “Ecco cosa può accadere a chi s’intromette nei misteri italiani!”

 

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