La morte del ministro degli esteri bielorusso e il "complottismo buono"

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La morte del ministro degli esteri bielorusso e il "complottismo buono"

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Da un post Facebook di "Patria Socialista"


In questi giorni si continuano a susseguire le più disparate analisi di complottismo da dare in pasto ad una stampa, a dei media che divorerebbero qualsiasi pietanza purché sia marcata USA o NATO, non importa delle sue origini, non importa della sue scadenze. Proprio in questi momenti , con estrema fatalità, degna dei romanzi di spionaggio anni 80, istituti americani di relativa importanza ad un tratto divengono vitali per raccogliere informazioni presso un mondo russo che fino a pochi istanti prima erano oscure ed impossibili da penetrare per riceverne informazioni certe.

Il centro studi americano Robert Lansing Institute ieri l'altro ha dichiarato, in una analisi del tutto degna di malafede, che il Presidente Putin stia tramando l'uccisione del Presidente Lukashenko al fine di provocare una crisi per stimolare l'intervento militare bielorusso nel conflitto in Ucraina.


Il giorno dopo, purtroppo, con dolore, si apprende della morte del ministro degli esteri Makei ed è subito complotto.

A parte che il livello di educazione Diplomatica è crollata da e su ogni piano, soprattutto di fronte alla scomparsa di un uomo rappresentate di un governo e ciò ci fa comprendere quale futuro si prospetta nella gestione dei rapporti che intrprenderà l'occidente.

Ora, dalle analisi che alcuni cialtroni rotocalchi fanno della situazione in bielorussia, salta all'occhio una particolare contraddizione relativa alla presenza del Ministro Makei, secondo loro era un uomo politico intento a cercare di recuperare un dialogo con l'occidente in barba ai rapporti con la federazione russa.

Ma non era, il Presidente Lukashenko, a capo di uno stato totalitario e dittatoriale che non consentirebbe opposizioni e tanto meno una criticità interna a tal punto da doverlo sanzionare per il suo essere antidemocratico?

E quindi, come è possibile che il ministro abbia ricoperto questo ruolo dal 2014 come portavoce internazionale del governo Lukashenko con tanta libertà che sembra illuminare la migliore delle democrazie nell'area euroasiatica?

Come può essere sfuggito ai "servizi" bielorussi un personaggio così in vista tanto da inviarlo in giro per il mondo e per l'Europa a rappresentare le posizioni della dittatura Socialista del Presidente Lukashenko?
Questa analisi che ci restituiscono i media occidentali la disegna assai lunga sulla complicità dell'informazione occidentale rispetto ai progetti bellici che la NATO ci impone come colonia del mondo europeo e di confine con quello asiatico.

La verità possiamo comprenderla da soli in questa nostra riflessione, la tenuta democratica del governo bielorusso è più che avanzata, il governo Lukashenko è un governo di intese, gestite nel solco della migliore democrazia e che unitariamente e compattamente rappresenta la quasi totalità delle posizioni sociali e politiche del popolo bielorusso ed intraprende ogni giorno un costante impegno di resistenza contro la demonizzazione che l'Europa, gli USA e la NATO fanno quotidianamente.

La politica e l'economia bielorussa che oggi vengono attuate, lo rendono un paese all'avanguardia a cavallo tra Europa ed Asia, l'alternarsi di tradizioni socialiste che impongono il rispetto dei lavoratori, i servizi statali gratuiti come istruzione, sanità e sport, paralleli ad un mercato libero in cui gli investitori possono vivere nel mercato di produzione e commerciale senza invadere settori strategici (socialismo di mercato) di alcuni segmenti di mercato che restano pubblici, appannaggio dello Stato, proprio per garantire solidità al popolo, lo rendono un modello possibile per affrontare le economie del presente e del futuro.

I numeri della Federazione del Sindacato sono emblematici, il dato interno è che la disoccupazione è intorno al 2%,mentre il dato estero europeo è che sia al 4%, capite bene quanto sia irrisorio questo numero rispetto a quelli disastrosi che raccogliamo presso i paesi membri d'Europa.

Infine, la Bielorussia è un paese che investe sulla propria dignità nazionale, un fervente Patriottismo lo rende un paese ed un Popolo orgoglioso delle proprie tradizioni, della propria Storia, detentori di un forte antifascismo sia nella politica interna che in quella estera ed un forte pacifismo lo rendono un paese avanzato; del resto la storica pace di Brest-Litovsk fu firmata nell'attuale Brest e la Bielorussia è la sede degli accordi di Minsk ed attualmente si pone ancora, come un paese che ricerca le condizioni per la pace.

Nessun provocatorio coinvolgimento è avvenuto in seno all'operazione speciale in Ucraina se non aver favorito un corridoio militare alla Federazione russa come noi abbiamo finanziato le forniture di armi all'ucraina.

La posizione ufficiale è che la Bielorussia non ha alcuna volontà di intervenire in questo conflitto, lo diciamo una volta per tutte, nonostante i nostri massmedia dichiarino da mesi il contrario, almeno una volta a settimana.

Le sanzioni che abbiamo imposto alla Bielorussia, non hanno alcun motivo di esistere, qualora le avessero verso altri paesi, sono pretestuose ed hanno come scopo di reprimere la libertà di opinione e di espressione e soprattutto di farlo nei nostri paese, per questo molti paesi europei si rifiutano di concedere i visti a molte figure politiche e cittadini bielorussi.

Queste sono le menzogne con cui cercano di condurci su posizioni che non dobbiamo accettare, i bielorussi sono un popolo amico e noi vogliamo esserlo con loro, basta mentire, vogliamo la pace e la libera cooperazione, l'unica freddezza di questa guerra è quello che cerca di produrre l'occidente nei rapporti umani, nei rapporti tra i Popoli.

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