"L'inevitabile" crisi di governo in Italia e i soliti ricatti europei

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Le dimissioni presentate dal Presidente del Consiglio Mario Draghi e la conseguente crisi del governo italiano hanno ovviamente fatto il giro del mondo e provocato varie reazioni, in una fase dove i governi occidentali, proclami a parte, si trovano in uno stato di oggettiva difficoltà. 

Negli Stati Uniti, vero dominus della politica italiana, New York Times e Washington Post parlano di governo che traballa, con quest’ultimo che scrive: “Il primo ministro italiano Mario Draghi dice che si dimetterà, il governo rischia il collasso”, sottolineando che “negli ultimi 17 mesi, il primo ministro Mario Draghi è stato una rara forza unificante nella politica italiana”, e i 5 Stelle, “ex partito populista che ha perso la maggior parte del suo sostegno – hanno optato per il boicottaggio apparentemente a causa di una serie di rimostranze a Draghi e per un disegno di legge legato al voto di fiducia”.

Dalla Turchia il quotidiano Daily Sabah parla di profonda incertezza nella quale la politica italiana è stata gettata e il pericolo che questo risvolto possa “compromettere gli sforzi gli sforzi per assicurarsi i miliardi di euro di fondi dell’Unione Europea per affrontare l’emergenza siccità e ridurre la dipendenza dal gas russo”. 

In Germania l’emittente Deutsche Welle afferma che la caduta di Mario Draghi “non sarebbe solo un regalo per il presidente russo Vladimir Putin ma metterebbe anche in pericolo l’Ue, l’Euro e la politica dell’Ucraina”. 

La corrispondente da Bruxelles, Barbara Wesel, sostiene: “Una grave crisi in Italia sta mettendo in pericolo l’Unione Europea, che è attualmente sotto pressione a causa della guerra in Ucraina, della carenza di energia e dell’inflazione. L’ultima cosa di cui l’Europa ha bisogno in questo momento è l’instabilità a Roma con le ben note conseguenze per l’euro e la fine della politica comune dell’Ucraina”.

Con gli stessi toni commenta anche Una lettura simile è quella fatta il quotidiano tedesco Die Welt che titola: “Questa crisi di governo potrebbe mettere in pericolo l’intera zona euro”.

Insomma, la tanto sbandierata democrazia non sembra fare capolino nei ragionamenti della stampa estera. Particolarmente in Germania dove sembra che le uniche preoccupazioni siano quelle riguardanti le varie conseguenze economiche su un’Unione Europea e la sua moneta unica che da questa crisi escono con le ossa completamente rotte. 

Le sanzioni imposte contro Mosca stanno letteralmente distruggendo quegli stessi paesi che le hanno imposte con la Russia che invece sembra essere decisamente rafforzata. La mossa suicida del blocco europeo probabilmente è imposta dagli USA, i quali hanno mostrato di avere il completo controllo del blocco europeo tramite il braccio arato della NATO. 

E’ quindi normale che paesi in declino economico, già fiaccati da anni di neoliberismo sfrenato, patiscano fortemente i danni conseguenti da assurde sanzioni ed embarghi energetici che non si possono permettere di imporre visto che non ci sono alternative valide al gas e al petrolio della Russia. 

In Italia il governo Draghi, in carica dal febbraio scorso, ha prodotto un vero e proprio disastro. Ha lacerato il tessuto sociale italiano con scellerate politiche pandemiche, ha aumentato le disuguaglianze, si è lanciato contro i lavoratori e al contempo ha preso le difese di multinazionali, grandi imprese e rendite finanziarie. Il risultato di queste politiche antipopolari e dell’adesione totale alle politiche guerrafondaie di NATO e USA è sotto gli occhi di tutti: inflazione alle stelle, salari in netto calo, crescita esponenziale della povertà.

Secondo l’analista politico russo Vladimir Zharikhin, interpellato dal settimanale Argumenty i Fakty, “le dimissioni di Draghi sono state il risultato di una politica miope che molti paesi europei stanno portando avanti. Si prega di notare che queste sono le terze dimissioni di un capo di governo europeo in due settimane. Prima, abbiamo visto la caduta di Johnson nel Regno Unito e di Kallas in Estonia. Ciò è dovuto anche alla crisi in cui sta precipitando l'Europa. E questa crisi è iniziata a causa del fatto che i meccanismi di sicurezza europea sono stati distrutti per gli interessi di un paese egemone, che non fa nemmeno parte dell'Europa.

Le dimissioni sono naturali, perché in questo periodo storico molto difficile il livello dei leader europei non corrisponde alla realtà. Chiaramente non corrisponde ai problemi e ai compiti che i loro paesi devono affrontare in piena crescita”.

Tornando infine all’Unione Europa e l’euro in pericolo per la caduta del governo Draghi in Italia, si tratta del solito ricatto europeo/europeista, e del tentativo di continuare a tenere commissariato il governo di Roma. Un’eventuale rovinosa implosione del mostro neoliberista europeo sarebbe invece una gran bella notizia per il popolo italiano e tutti i popoli europei attualmente rinchiusi in una mostruosa gabbia neoliberista.

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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