MAR CINESE MERIDIONALE, CHI PROVOCA?

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di Diego Angelo Bertozzi

Gli Stati Uniti invitano al rispetto della sentenza della Corte arbitrale dell'Aia e chiedono - ovviamente rivolti a Pechino - di evitare azioni che possano aumentare la tensione sul Mar cinese meridionale. Peccato, però, che a gettare benzina sul fuoco siano proprio loro! A poche ore dal responso - tutt'altro che sorprendente - sono diversi esponenti politici a invitare tutti gli Stati dell'area interessati da controversie di sovranità con Pechino a seguire la stessa strada delle Filippine e a ribadire la necessita di proseguire con i pattugliamenti navali e aerei per sfidare le eccessive pretese cinesi e mantenere un equilibrio militare favorevole nella regione.
 
Su tutti si pronuncia The National Interest: di fronte ad un "punto di svolta" come quello delle sentenza dell'Aia, gli Stati Uniti devono "rafforzare la propria determinazione di fronte al possibile rifiuto cinese di rispettarla. Non devono lasciare adito a dubbi sulla intenzione di stare accanto ai propri alleati e partner in caso di aggressioni e per difendere i propri interessi e valori". Ancora: "Gli Stati Uniti hanno una sola opzione: stare a fianco delle Filippine e di tutta la regione in difesa dei valori universali e ribadire che nessun Paese, indipendentemente da PIL o dimensioni, è al di sopra della legge". Sono le parole del deputato J. Randy Forbes che presiede la House Armed Services Seapower & Projection Forces Subcommittee e co-presiede il Congressional China Caucus.
 
Peccato: ancora una volta ci si dimentica del Nicaragua, del quarantennale embargo imposto a Cuba, di Panama, di Grenada, della Jugoslavia, dell'Iraq, della Libia... del rapporto Chilcot. Tutti noti precedenti di puntuale rispetto del diritto internazionale e aderenza alla scelta di risolvere pacificamente le controversie!

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