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Nicaragua: 'pacifici manifestanti' oppositori del sandinismo assaltano stazione di polizia e uccidono 5 persone

 

Il tutto avviene mentre sui media mainstream si continua ad accusare il governo sandinista di reprimere brutalmente quelle che vengono definite pacifiche proteste

 

Si allunga la scia di sangue provocata dall’escalation di violenza golpista in Nicaragua. Questo giovedì gruppi armati hanno attaccato la delegazione di polizia del comune di Morrito, situato nel dipartimento di Río San Juan. Quattro persone sono morte a causa degli spari.

 

Il tutto avviene mentre sui media mainstream si continua ad accusare il governo sandinista di reprimere brutalmente quelle che vengono definite pacifiche proteste. In maniera del tutto similare a quanto accaduto in Venezuela dove il governo bolivariano di trovava ad affrontare una brutale violenza golpista, accompagnata da una mistificazione degli eventi inaudita. 

 

Tornado al Nicaragua, le vittime di questa imboscata sono: il commissario Luis Bustos, il primo maresciallo Marlon Requene, il sottufficiale Lenín Olivas e l’agente Faustino Tellez. In un comunicato, la Polizia Nazionale ha riferito che "gruppi terroristici" hanno attaccato in "maniera vile e codarda con armi da fuoco" la stazione di polizia del municipio di Morrito. 

 

Inoltre, nove poliziotti sono stati rapiti e trasportati in una delle zone occupate (tranques) tenute in ostaggio dai criminali nel municipio di Acoyapa. 

 

A Morrito l’attacco è poi proseguito con il ferimento con armi da fuoco di cinque lavoratori. Uno di questi ha perso la vita. La vittima, Marvin Ugarte, era un'insegnante della scuola primaria di quella località. 

 

La Commissione per la Verità, Giustizia e Pace formata in Nicaragua ha riferito che sono stati già confermati 293 morti dal 18 aprile, negli scontri tra forze di sicurezza e i gruppi armati che fomentano la violenza golpista. 

 

Una lunga serie di morti che certa bassa propaganda vuole provocata dalla repressione del governo Ortega. Invece come si evince da uno studio comparativo, la situazione è ben diversa, con errori grossolani e omissioni nei rapporti stilati dal alcune organizzazioni. 

 

Tra il 18 aprile e il 25 giugno 2018, 293 persone sarebbero morte a causa della repressione governativa. Tuttavia, lo studio rivela che il 21% (60) sono state vittime dell'opposizione, il 20% (59) manifestanti, il 17% (51) morti non direttamente correlati alle proteste, il 16% (46) passanti non coinvolti nelle proteste, il 26% (77) morti dove i dati risultano incompleti, inaccurati o inesistenti, il cui contesto non può essere determinato.

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