"October rain". La canzone israeliana all'Eurovision diventa un caso

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"October rain". La canzone israeliana all'Eurovision diventa un caso

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di Agata Iacono
 

Fa discutere la partecipazione ad Eurovision della canzone che dovrebbe rappresentare Israele.
 
I fatti (fonti Il Post, il FQ, Agi, ANSA):
La TV pubblica israeliana "Kan" ha annunciato di avere dato inizio ad una sorta di trattativa con l’Unione europea di radiodiffusione EBU, (l’ente che organizza l’Eurovision Song Contest, il più importante e seguito concorso musicale europeo).
La questione  riguarda l’ammissibilità di “October Rain”, la canzone che dovrebbe rappresentare Israele alla prossima edizione della manifestazione, che inizierà il 7 maggio a Malmö, in Svezia.

La canzone non si intitola per caso così e non parla romanticamente di un amore che nasce tra il vento e le foglie ingiallite d'autunno.
È esplicitamente una canzone di propaganda politica.

Da quanto è emerso, lunedì 19 febbraio il giornalista israeliano Eran Swissa ha letto in anteprima il testo della canzone, non ancora pubblicata, e ha riportato gli ultimi tre versi di “October Rain”, (i soli scritti in ebraico, mentre  il resto del testo è in inglese ), affermando che «descrivono la condizione dei civili israeliani durante l’attacco di Hamas» dello scorso 7 ottobre.

I tre versi tradotti sono «non c’è più aria per respirare», «nessun posto, nessun me da un giorno all’altro» e «erano tutti bravi bambini, ognuno di loro». 
 
Swissa ha anche aggiunto che nel testo compare in più occasioni la parola «fiori», che nel gergo dell’esercito israeliano viene utilizzata per descrivere i soldati israeliani "martiri".

Poiché il regolamento dell’EBU prevede che le canzoni che partecipano all’Eurovision non debbano avere nessun significato politico, pena la squalifica, la canzone rischia di non essere ammessa.

La reazione di Israele non si è fatta attendere.

Miki Zohar, ministro della Cultura israeliano, ha dichiarato che troverebbe «scandalosa» la squalifica di Israele all’Eurovision. In una prima risposta inviata giovedì all’EBU, ha descritto “October Rain” come una canzone che «parla di rigenerazione e rinascita» e che, sebbene rispecchi «l’attuale sentimento condiviso in Israele in questi giorni», non è da considerarsi «una canzone politica».

Piuttosto che cambiare la canzone, come chiede EBU, e sostituirla, Israele ha già minacciato di privare Eurovision della sua partecipazione.

Fin qui i fatti.

Ma davvero, da Sanremo a Eurovision, qualcuno ha mai creduto che le manifestazioni canore, così come quelle artistiche e sportive, siano un mondo a parte, scevro dalla propaganda politica?

Abbiamo dimenticato che gli artisti russi, trattati come paria, hanno dovuto  subire l'annullamento dei propri concerti, e che persino leggere e rappresentare Dostoevskij o Cechov, ascoltare Cajkovskij, è diventata prassi carbonara proibita e trasgressiva?

Gli sportivi russi gareggiano senza bandiera e inno.

Ma, veramente, non ricordiamo che l'edizione di Sanremo dello scorso anno ha visto i colori della bandiera ucraina cuciti addosso alla Ferragni e che Amadeus ha letto il comunicato di Zelensky agli italiani?

E, nell'edizione appena trascorsa, possiamo ancora illuderci che la politica non c'entri nulla con le canzonette, quando un Ghali osa ricordare il genocidio del popolo palestinese e Sergio si scusa con la Comunità Ebraica?
 
Abbiamo dimenticato chi ha vinto Eurovision nel 2022? Una sconosciuta, appena costituita, Kalush Orchestra, rappresentando l'Ucraina con il brano Stefania, subito dopo arruolata volontaria nell'esercito del regime di Kiev.

Il problema in questo caso non è la canzone, è la partecipazione stessa di Israele a qualsiasi manifestazione pubblica artistica o sportiva. Sta presentando un testo che sa essere da squalifica, come sfida, ben sapendo di violare il regolamento. Che Israele stia cercando il pretesto per autoescludersi, vittima di quello che  rappresenterà come "dilagante antisemitismo"? O davvero non si rende conto che la corda, (non quella vocale),  prima o poi si spezza?
 
 

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa e antropologa

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