Iran. Decolonizzate le menti

1581
Iran. Decolonizzate le menti

 

di Cristiano Sabino

La narrazione occidentale sulla situazione iraniana è costruita come sempre su uno schema coloniale elementare: un popolo che si ribella a una dittatura oscurantista e sullo sfondo la mano tesa dell'Occidente per estendere al mondo libertà e progresso.

Peccato che questo schema non descriva la realtà storica, sociale e politica dell’Iran.

Il regime dell’Ayatollah e dei Pasdaran non è un corpo estraneo imposto dall’alto, ma nasce da una rivoluzione di massa che nel 1979 rovesciò lo Shah di Persia, percepito a torto o a ragione come fantoccio degli Stati Uniti, simbolo di dipendenza, saccheggio e umiliazione nazionale e quindi avversato fortemente non solo dagli islamici ma, anche e soprattutto (almeno in una prima fondamentale fase), dalle forze progressiste, socialiste, sindacali e dai comunisti. 

Quel "regime", piaccia o no, ha una fortissima base sociale e si innesta su una identità persiana millenaria, strutturata da oltre 27 secoli di storia statuale, con una rivendicazione di sovranità che è anche — in parte — imperiale.


Una larga fetta del popolo iraniano sostiene l’Ayatollah non solo per motivi religiosi, ma soprattutto politici: perché lo considera farina del sacco della propria storia, una garanzia — per quanto contraddittoria e autoritaria — di indipendenza nazionale dall’imperialismo statunitense.

Poi esiste un’altra Persia.

Un Iran che non vuole l’Ayatollah, che viene da tradizioni progressiste, socialiste, laiche, e che oggi si concentra su diritti civili e istanze sociali.
Il problema è che una parte di questo fronte, pur di far cadere il regime, si è piegata a sostenere il ritorno della monarchia.
Il nome è Reza Pahlavi, figlio dello Shah.
Vive negli Stati Uniti, dispone di enormi risorse economiche, frequenta i salotti del potere americano, ha il pieno appoggio del regime genocida sionista e influenza l’opinione pubblica iraniana grazie all'uso massivo dei social. 

È, senza giri di parole, un prodotto geopolitico di Washington.
Ed è qui la tragedia storica: una parte del campo che si pensa progressista accetta l’idea di scambiare una teocrazia autoritaria con un altrettanto anacronistico figlio di un imperatore deposto, fra l'altro burattino dell’impero americano. 

Esiste però una terza posizione, silenziata e sistematicamente oscurata: chi rifiuta gli Ayatollah, ma rifiuta anche Reza Pahlavi.
Chi vuole una repubblica iraniana sovrana, non teocratica, pluralista sul piano religioso, socialmente avanzata, e soprattutto indipendente.
Questa parte sa benissimo che il figlio dello Shah, una volta al potere, svenderebbe l’Iran, i suoi beni, le sue risorse e la sua autonomia strategica, riconsegnando il Paese all’imperialismo americano.

Ed è per questo che, di fronte alla falsa alternativa Aiatollah o Pahlavi, molti iraniani — pur combattendo il regime — preferiscono ancora il primo: perché rappresenta, almeno, la continuità della sovranità nazionale.

Capire l’Iran significa uscire dalla propaganda, riconoscere che non tutte le rivolte “per la libertà” producono emancipazione, e che la sovranità dei popoli non è negoziabile, nemmeno in nome dei diritti civili branditi a intermittenza dall’Occidente.

Decolonizzare lo sguardo è il primo passo.

__________________________________________________
 

L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA


L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità

 Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.


LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA

Pasquale Liguori

 Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Il casus belli della Groenlandia di Loretta Napoleoni Il casus belli della Groenlandia

Il casus belli della Groenlandia

Più ore, meno diritti, zero futuro: il neoliberismo di Merz di Fabrizio Verde Più ore, meno diritti, zero futuro: il neoliberismo di Merz

Più ore, meno diritti, zero futuro: il neoliberismo di Merz

L'economia Usa cola letteralmente a picco di Giuseppe Masala L'economia Usa cola letteralmente a picco

L'economia Usa cola letteralmente a picco

Voce al popolo di Gaza: “Il Board di Trump è solo simbolico” di Michelangelo Severgnini Voce al popolo di Gaza: “Il Board di Trump è solo simbolico”

Voce al popolo di Gaza: “Il Board di Trump è solo simbolico”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

La censura russofobica arriva a San Marino di Marinella Mondaini La censura russofobica arriva a San Marino

La censura russofobica arriva a San Marino

Che fine ha fatto la democrazia? di Giuseppe Giannini Che fine ha fatto la democrazia?

Che fine ha fatto la democrazia?

Dal commercio al check-in... una storia già vista di Antonio Di Siena Dal commercio al check-in... una storia già vista

Dal commercio al check-in... una storia già vista

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Trump un pericolo per il mondo intero di Michele Blanco Trump un pericolo per il mondo intero

Trump un pericolo per il mondo intero

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti